TERREMOTI

Rischio sismico nelle aree costiere e collinari: «nel passato danni da plurimi eventi»

Forum H2O: «rivedere la pianificazione approfondendo gli studi»

Redazione PdN

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PESCARA. Il Forum H2O, in collaborazione con l'Ordine degli Architetti PPC di Pescara, ha organizzato ieri a Pescara un incontro pubblico per parlare di rischio sismico e pianificazione nelle aree costiere.

«I settori costieri risentono – con danni anche ingenti – della forte sismicità appenninica legata alle grandi faglie estensionali», ha spiegato Fabrizio Galadini, ricercatore INGV invitato a tenere una lezione introduttiva sull'argomento.

«Ciò è avvenuto, ad esempio, in occasione dei terremoti del 1703 e del 1915. In riferimento a quest’ultimo terremoto sono da notare i cospicui danni in Val Pescara e centri posti più a est, come Chieti, Penne e Cappelle sul Tavo, cui è stata attribuita l’intensità 7 della scala Mercalli. Ciò considerato, particolare attenzione dovrebbe essere posta ai possibili effetti dell’eventuale attivazione della faglia appenninica più prossima ai settori adriatici, quella di Assergi-Campo Imperatore, considerata attiva e in grado di generare terremoti con magnitudo anche maggiore di 6.5. Da notare che a questa faglia, a oggi, non sono riconducibili forti terremoti storici».

Galadini ha ricordato che i terremoti della fascia pedeappenninica (1706 [?], 1881, 1933, 1943, 1950 …) hanno generato ingenti danni, pur essendo stati mediamente meno forti (a parte il 1706) di quelli appenninici. È il probabile risultato della maggiore prossimità degli epicentri alle zone costiere. Tra gli eventi citati, di particolare interesse quelli del 1881, del 1933 e del 1950. Il primo, cui è oggi associata una magnitudo pari a 5.4, ha causato moderati danni a Lanciano (grado 7 della scala Mercalli) e Ortona (6-7) e lievi danni a Francavilla, Chieti e Pescara (6).

 Il secondo, cui è associata una magnitudo pari a 5.9, nelle zone più prossime all’Adriatico ha causato danni a Villamagna e Chieti (grado 7 della scala Mercalli) e a numerosi altri abitati come Lanciano, Treglio, Crecchio, Giuliano Teatino, Tollo, Miglianico, San Giovanni Teatino, Cappelle sul Tavo, Città Sant’Angelo (grado 6). Il terremoto del 1950, cui è associata una magnitudo pari a 5.7, oltre che di danni nel settore costiero teramano (fino a Tortoreto, Giulianova e Roseto) è responsabile di danni moderati nell’entroterra pescarese: Penne (grado 7), Elice, Collecorvino, Loreto Aprutino, Pianella (6-7 Mercalli).

 Proprio per la maggiore prossimità agli abitati della costa, ha spiegato ancora Galadini, le sorgenti sismogenetiche che hanno generato questi terremoti meritano ogni attenzione dal punto di vista dei futuri approfondimenti scientifici legati alle pratiche di difesa dai terremoti, soprattutto in considerazione del forte inurbamento che ha caratterizzato i settori costieri nella seconda metà del XX secolo, in assenza di classificazione sismica del territorio.

«A differenza della sismicità appenninica»,  ha continuato l’esperto, «quella dell’area a est della catena è certamente meno definita per quanto riguarda l’origine – in termini di faglie che ne sono la causa. In pratica il quadro conoscitivo relativo alle sorgenti sismogenetiche è largamente incompleto. Attenzione merita anche la sismicità che ha origine nei settori costieri esterni alla regione (Marche e Puglia: 1987 e 1627) – da ricondurre ai medesimi meccanismi sismogenetici che interessano la fascia pedemontana – per i forti risentimenti che hanno generato anche in Abruzzo. Infine, da ricordare, la cospicua sismicità “a mare”, di cui anche nel corso dell’estate 2017 si è a lungo discusso in virtù di una sequenza sismica cui non sono legati eventi sismici con effetti al di sopra della soglia del danno. In Adriatico, tuttavia, ha avuto origine il terremoto del 1895 – cui è associata una magnitudo pari a 5.1 – che ha causato lievi danni a Tollo, Ortona e Vasto».



LA MICROZONAZIONE SISMICA

Per quanto riguarda la Tavola rotonda sulla pianificazione del territorio in funzione del rischio, anche alla luce di quanto illustrato da Galadini, il Forum H2O ricorda che nel 2015 i tecnici del Comune di Pescara hanno predisposto la microzonazione sismica di primo livello, poi validata dal tavolo tecnico regionale. Nello studio i redattori hanno ripercorso lo stato delle conoscenze sui terremoti ricordando che "l'area del territorio pescarese non è stata storicamente soggetta ad eventi sismici, ma ha subito danni durante 26 eventi occorsi dal 1873 al 2009" (pag.20 dello studio).

 

Nel lavoro si evidenziano le conoscenze sulla presenza di sorgenti sismogenetiche, richiamando ad esempio, tra le diverse fonti bibliografiche, il DISS dell'INGV che localizza alcune sorgenti sismogenetiche di recente definizione, una delle quali praticamente a ridosso della zona costiera (immagine allegata tratta dallo studio del comune). Il rapporto dei tecnici comunali alla fine perimetra ampie aree del territorio comunale come zone di attenzione in cui ci potrebbero essere effetti di sito, situazioni, cioè, di maggiore vulnerabilità a causa della natura del suolo, ad esempio collegati a possibili fenomeni di liquefazione del substrato causati da un sisma.

 

Lo studio per queste aree evidenziava la necessità di una microzonazione di maggiore dettaglio, detta di terzo livello.

«Il Consiglio comunale di Pescara, invece di attendere tale approfondimento, predisponendo nel frattempo misure precauzionali, con la Delibera n.19 del 25 febbraio 2016, ha inteso semplicemente dichiarare il Piano regolatore vigente come coerente con i risultati della microzonazione sismica». Per il Forum H2O una decisione affrettata in assenza, appunto, degli studi di dettaglio definiti come necessari, tenuto conto che il patrimonio edilizio della città è stato in gran parte realizzato prima del 2003, anno in cui il territorio comunale è stato classificato per la prima volta dal punto di vista sismico.