LE CONSEGUENZE

Abruzzo importa rifiuti? Impianti sovradimensionati rispetto alla produzione: ecco perchè

Si pagano anni di favori al privato che ora con i soli rifiuti locali non riesce a trovare l’equilibrio finanziario

Redazione PdN

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ABRUZZO. Noi ce li abbiamo più grossi. Molto più grossi di quanto servirebbero agli abruzzesi. Così gli impianti di smaltimento rifiuti della nostra regione per andare a regime hanno bisogno di importare spazzatura da fuori. Un dato semplice conosciuto e avallato almeno dalle ultime tre legislazioni regionali che di fatto hanno consolidato in quegli anni il monopolio del gruppo Deco, proprietario di discariche e impianti di trattamento.

Anche la proposta di nuovo Piano Regionale Rifiuti 2017-2022 prevede la possibilità di importare.

La cosa è stata segnalata in audizione in Consiglio Regionale anche dal Forum H2o ma ad oggi non essendo stato ancora pubblicato il testi definitivo della legge approvata dal consiglio è difficile sapere con precisione quali emendamenti sono stati approvati e come è stato modificato il testo.


«La Regione Abruzzo si è candidata da sola ad accogliere rifiuti anche nei prossimi anni sul suo territorio per trattarli», spiega oggi Augusto De Sanctis, «a certificarlo la proposta di Piano Regionale dei Rifiuti poi approvato il 12 dicembre scorso. Il 27 novembre avevamo segnalato in audizione in Consiglio Regionale diverse criticità, visto che si prevedeva un'impiantistica molto al di sopra del fabbisogno regionale (in alcuni casi più del doppio) rendendo esplicita in alcuni passaggi del testo la candidatura a risolvere i problemi di regioni limitrofe».


Come è stato riferito in audizione con tale surplus impiantistico la proposta portava infatti a tre possibilità:

a)far chiudere qualche impianto nei prossimi anni e quindi smentire il Piano stesso;

b)far lavorare sotto la capacità e quindi in maniera anti-economica gli impianti gravando sulla tariffa dei cittadini abruzzesi;

c)importare rifiuti per il trattamento.

Vista la capacità impiantistica si era chiesto di aumentare leggermente dal 70 al 75% al 2022 la quota di differenziata regionale programmata tenendo conto che una volta che si hanno gli impianti è solo una questione di volontà e capacità di organizzare il servizio e risolvere le criticità di centri come Pescara, per aiutare a saturare gli impianti di trattamento con i nostri rifiuti regionali.


Il Forum aveva anche fatto notare la particolarità di aver inserito come invariante di piano e per l'intera capacità autorizzata l'impianto Deco di Casoni, che per il trattamento dell'indifferenziato vale oltre la metà dell'impiantistica regionale (ben 270.000 tonnellate/anno rispetto ad una potenzialità complessiva di 463.000 tonnellate/anno e un fabbisogno regionale di 171.000 tonnellate/anno nel 2022).


Anche sulle discariche al 2022 era previsto un surplus di capienza residua di 1 milione di mc rispetto ad un conferimento nel periodo 2016-2022 di di 1,5 milioni di mc.



M5S: «ACCORDI TRA REGIONI»  

Il M5s sulla stessa linea spiega: «l’accordo per lo spostamento dei rifiuti da Roma in Abruzzo dipende da un Accordo tra Regione Lazio e Regione  Abruzzo, entrambe a guida PD. E a rendere questa regione un ricettacolo di rifiuti da tutta Italia, sono stati gli ultimi due Governi regionali, rispettivamente di centro destra e di centro sinistra. Grazie a questa gestione fallimentare, infatti, l'Abruzzo ha una capacità di trattamento di gran lunga superiore al suo fabbisogno: è in grado di trattare almeno il doppio dei rifiuti indifferenziati che produce all'interno del territorio regionale. Questa capacità è stata confermata dal Piano di Gestione dei rifiuti, approvato dalla Regione Abruzzo di D’Alfonso nello scorso mese di dicembre con il voto contrario del M5S. Un piano regionale che abbiamo definito da subito inefficace ed inefficiente e che proprio i consiglieri, che oggi sparlano sui media, hanno votato con tanto entusiasmo, pur sapendo che in questo modo avremmo reso l’Abruzzo meta di tanti rifiuti da altre parti d’Italia. E’ il Governo di Luciano D’Alfonso che ha deciso di spalancare le porte ai rifiuti Italiani, Regione Lazio ci manderà i suoi e tra i suoi ci saranno anche quelli di Roma perché, forse non è chiaro a tutti, Roma non è uno stato a sé ma una città della regione Lazio».

Tutto vero; in gran parte gli accordi più recenti sono ricalcati su quelli del 2013 firmati da Chiodi che sono accordi tra Regioni ma limitati alla spazzatura prodotta nell’area del Comune di Roma Capitale (non dunque dell’intero Lazio)

Nonostante dichiarazioni ed appelli volti alla chiarezza dal versante politico non arrivano documenti o dati.

A  Radio 24 il presidente D’Alfonso ha detto di voler sapere cin orecisione le cifre della «solidarietà»: «Noi siamo già solidali e per tutto il 2018 abbiamo già impegnato una nostra capienza di conferimento nella Marsica. Quali sono i numeri, quali sono i tempi e qual è lo specifico di dedizione in più che loro stanno assicurando per non trovarsi permanentemente nell'emergenza. Io adesso promuoverò nell'arco delle prossime ore una riunione di merito, poiché noi abbiamo oltre 250000 tonnellate in più di capacità da offrire,  ma non la vogliamo consumare rispetto alla pigrizia, la vogliamo consumare rispetto ad uno scuotimento organizzativo».


CENTRODESTRA CHIEDE A MAZZOCCA

Così il centrodestra attacca frontalmente il M5s e la sindaca Raggi ma deve essere attento anche a non appiattirsi sulle posizioni del Pd per evitare di sembrare equivalente.

 

L’onorevole Fabrizio Di Stefano attacca: «Che il centrosinistra fosse la sintesi dell’incoerenza non ne avevamo dubbi e la questione dei rifiuti di Roma che arrivano in Abruzzo ne è la controprova. Ma quello che ci sconvolge è la faccia tosta del Movimento 5 Stelle Abruzzese. Rileggo i loro comunicati in merito al Piano Regionale dei Rifiuti, quando chiedevano -che il Piano Regionale dei Rifiuti…  Aiutasse la Regione dei Parchi a non diventare una discarica- e adesso vorrei sapere come la mettiamo con questa montagna di rifiuti che l’incapacità della Raggi sta scaricando in Abruzzo…»


Così dopo discussione in Consiglio regionale e conseguente votazione del piano rifiuti Forza Italia parla di «emergenza romana che ricade sui cittadini abruzzesi»

«Vogliamo sapere dal sottosegretario Mazzocca», ha aggiunto Lorenzo Sospiri, «perché esattamente un mese e mezzo fa, ossia a fine novembre, in Consiglio regionale, ha giustificato e lodato tale operazione dalla quale, a suo dire, l’Abruzzo avrebbe tratto grossi vantaggi economici, un’operazione che, comunque, si richiamava al senso di solidarietà tra Istituzioni, ma ora, evidentemente, per il Pd, la solidarietà è finita e pretende che il Movimento 5 Stelle si prostri ai suoi piedi, dichiarando lo stato di emergenza, prima di accogliere il pattume della capitale, raccogliendo, ipotizziamo, un segnale elettorale arrivato dall’ex Premier Renzi».

Brutta pagina di politica da campagna elettorale che rischia di calpestare numerosi interessi “superiori” ma il sentore che è solo la prima di una lunga serie.


TRATTAMENTO FRAZIONE FORSU E VERDE

Fabbisogno 2016 abruzzese 2016: 135.809 tonnellate/anno

Fabbisogno al 2022: 143.620 tonnellate/anno

Potenzialità impianti al 2022 da piano: 261.500 tonnellate/anno


Pertanto per questa frazione l'Abruzzo avrebbe un surplus di impianti per 117.880 tonnellate/anno



TRATTAMENTO INDIFFERENZIATO

Fabbisogno 2016 abruzzese 2016: 267.952 tonnellate/anno

Fabbisogno al 2022: 171.199 tonnellate/anno

Potenzialità impianti al 2022 da piano: 463.736 tonnellate/anno


Pertanto per questa frazione l'Abruzzo avrebbe un surplus di impianti per 292.537 tonnellate/anno



TRATTAMENTO FRAZIONE SECCA

Fabbisogno 2016 abruzzese 2016: 171.988 tonnellate/anno

Fabbisogno al 2022: 188.874 tonnellate/anno

Potenzialità impianti al 2022 da piano: 305.000 tonnellate/anno


Pertanto per questa frazione l'Abruzzo avrebbe un surplus di impianti per 116.126 tonnellate/anno