SCATENATO L'INFERNO

Incendio del Morrone spento dopo due settimane tra svarioni e criminali

Danni ingentissimi ed ora c’è attesa per le inchieste giudiziarie

Redazione PdN

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PRATOLA PELIGNA. «Dopo due lunghe settimane che hanno visto bruciare le nostre amate montagne, per mano di un attacco vile condotto con rara spregiudicatezza, oggi finalmente possiamo dire che le fiamme sono state circondate e domate».

Lo scrive su Facebook il sindaco di Pratola Peligna, Antonella Di Nino, in merito ai roghi che hanno devastato il monte Morrone nel parco della Majella.

«Siamo stati tenuti sotto scacco da menti criminali, che ora la giustizia dovrà identificare e punire, per i danni incalcolabili inferti al patrimonio boschivo e naturalistico di un territorio che fa della sua vocazione ambientale un punto di forza», scrive ancora il sindaco.

«Ora - afferma - per noi tutti inizia una nuova fase, una fase in cui servirà ancora il supporto ed il coraggio di tutti. Una fase in cui dobbiamo prenderci cura di una montagna ferita che necessita di essere riabilitata senza che, però, questa fase possa diventare facile obiettivo di appetiti esterni».

Di Nino è stata uno dei sindaci in primissima linea per tutta l’emergenza ed ha toccato con mano il lavoro della macchina dell’emergenza delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco e dei tantissimi volontari reclutati in fretta e furia per colmare enormi ed evidenti lacune.




PAROLA AI SINDACI
Per il Sindaco di Sulmona, Annamaria Casini, invece bisogna costituire un gruppo tecnico di lavoro e procedere ad una rapida attività di ricognizione della vasta area colpita dagli incendi, avviando uno studio geomorfologico, vista la presenza di centri abitati pedemontani, e favorire una coerente pianificazione per realizzare interventi di messa in sicurezza per il contenimento del rischio idrogeologico.  

«Alla luce della gravità della situazione, già rilevata dal Comune di Sulmona e dagli altri Comuni dell’area, con proprie deliberazioni di Giunta, come anche dalla stessa Giunta regionale che ha richiesto lo Stato di Emergenza, abbiamo chiesto alla Regione di intervenire per la messa in sicurezza di tutta la zona bruciata, soprattutto in considerazione della presenza di vaste aree abitate», ha aggiunto Casini, la quale ha, inoltre, convocato un incontro per il 4 settembre, alle ore 18.30 nella sede del C.O.M. in località Valletta a Sulmona, coinvolgendo il Parco nazionale della Majella, l’Ordine dei Geologi d’Abruzzo, l’Università di Chieti-Pescara (Dipartimento Geologia), i Carabinieri – Forestali, il Servizio Difesa del Suolo e Autorità di Bacino della Regione e gli esperti di valanghe.

Secondo dati provvisori della Regione Abruzzo sono stati 209 gli incendi “significativi” nel periodo 1 luglio-30 agosto che hanno interessato complessivamente circa 5.570 ettari, 3.337 dei quali erano interamente coperti da boschi; 1 milione di euro spesi per far fronte all’emergenza e un danno ambientale al momento ancora difficile da quantificare ma che certamente dovrà essere calcolato con una cifra con molti zeri.

Non sono mancate polemiche e accuse che hanno indicato molti punti dolenti dell’intero sistema pubblico di tutela del territorio e dell’emergenza sottolineando una certa disorganizzazione anche a livelli alti. C’è chi ha accusato il governo di aver varato la recente riforma Madia che ha influito su vari aspetti sottraendo di fatto la forza e le competenze a terra dei Forestali. I mezzi aerei sono stati insufficienti tanto da doverne richiedere all’estero,  anche gli uomini schierati sul campo sono stati insufficienti tanto che si è dovuto fare ricorso a tantissimi volontari che si sono dati da fare dimostrando abnegazione e grandissimo senso civico.     

Il tutto mentre si dà per scontato che tutto l’inferno sia stato provocato da menti criminali per fini ancora non chiari e forse coordinati da un’unica regia.


Più diretto il sindaco di Celano Settimio Santilli (centrodestra): «Siamo di fronte a problemi strutturali molto seri derivanti dalla riforma Madia e dallo smembramento delle Province e delle relative organizzazioni competenti che avevano ruoli importanti sul territorio che solo ora che non ci sono più si apprezzano; i sindaci sono sempre più abbandonati a loro stessi di fronte a problematiche di territorio rilevanti, quali terremoto, neve o incendio,  che non sempre possono o riescono fisiologicamente ad affrontare da soli, per cui o ci si organizza collaborando con altri comuni, con le forze dell'ordine, si sostengono i corpi di Protezione Civile locali ed associazioni di volontariato, oppure in caso di emergenze anche dolose, il rischio di non riuscire nella gestione immediata del pericolo è rilevante e serio».

«La nostra attenzione», sostengono i Sindaci Di Natale di Aielli e Angelosante di Ovindoli, «è rivolta alle Gole di Celano-Aielli, raro esempio di canyon tra i più caratteristici e visitati d’Abruzzo e per la Serra, che per molti tratti ricadono nei Comuni di Ovindoli e di Aielli. Siamo consapevoli che una tale opera di vigilanza e di prevenzione possa essere un immediato deterrente e non può svolgersi se non creando una task-force in grado di intervenire prontamente in caso di prima emergenza».




SIT-IN E PROMESSE

Sabato a Pescara si è tenuto il sit-in Basta roghi organizzato da molte associazioni ambientaliste insieme alla Regione Abruzzo.

Dalla manifestazione è anche emersa, sul piano generale, la ben precisa richiesta per un cambiamento di strategia con l’impiego dei fondi pubblici «non su inutili grandi opere ma sulla prevenzione e sui reali interessi dei cittadini, a cominciare da tutela della salute e dell’ambiente nel quale viviamo».

Per le istituzioni ha parlato il sottosegretario con delega alla protezione civile Mario Mazzocca, che ha riconosciuto la validità delle posizioni espresse nel corso del sit-in e si è impegnato personalmente perché si operi nella direzione indicata. Il comandante dei vigili del fuoco di Teramo, Romeo Panzone, ha ricordato l’immane lavoro svolto e ha annunciato che in giornata il rogo del Morrone sarà spento dopo tanti, troppi giorni.

Un annuncio che è stato accolto con un applauso così come era stata accolta con gioia la pioggia all’inizio della manifestazione: tutti hanno pensato che quelle gocce potevano contribuire alla lotta alle fiamme e ne sono stati felici.


C’è poi l’aspetto delle polveri e della qualità dell’aria o della sottrazione di ossigeno effetto della combustione e dei boschi inceneriti che impiegheranno almeno 20-30 anni per svilupparsi nuovamente.  




L’ARIA.

Per quanto riguarda la qualità dell’aria le 3 centraline dell’Arta per il monitoraggio dell'aria posizionate a Prezza, Pacentro e Marane case Nuove (Sulmona) per tutto il periodo monitorato (22-31 agosto)  Morrone hanno registrato valori che non hanno evidenziato criticità con potenziale pericolo per la popolazione; «l'andamento delle polveri è in progressiva discesa fino al raggiungimento di valori fisiologici. Rimane la raccomandazione, in caso di fumo, di tenere le finestre chiuse e di lavare accuratamente frutta e verdura».

Intanto dopo il fuoco arriva già la neve sul Gran Sasso.

Si ricomincia con le emergenze?