DEMOLITION MAN

Palazzo Sirena: demoliti il palazzo e il 70% dei costi

Ribasso anomalo? No, tutto corretto

Redazione PdN

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FRANCAVILLA AL MARE.  Una torre illuminata che guarda il mare e due neo fidanzatini che si baciano.

Alle loro spalle Palazzo Sirenza non c’è più. Fantastica così su Facebook il sindaco Antonio Luciani, immaginando gli amori che saranno e che avranno come sfondo il nuovo profilo della città dopo che in pieno agosto, appena spente le luci di San Franco, ha dato l’ok alla demolizione più discussa della città.

Per pochissimo l’attrazione finale della festa patronale non è stato l’abbattimento del palazzo simbolo avvenuta con modalità che ricordano qualche golpe sudamericano.  

Una demolizione notturna, rumorosa, polverosa e turistica che fa gongolare il primo cittadino con velleità da governatore d’Abruzzo. E lui stesso nei giorni scorsi ha ammesso che la sfida lo solletica.

E proprio il primo cittadino ha gioco facile nel contestare le polemiche di chi riesce ad essere contro anche quando il cemento si toglie proprio in una cittadina distrutta dagli anni ‘60 da una politica scellerata del territorio e del cemento.

Non dimentichiamoci che Francavilla è forse l’unico agglomerato urbano sulla costa che ha voluto rinunciare ad un lungomare per costruire case direttamente sulla spiaggia, una bravura che nasconde segreti peraltro mai svelati su come sia stato possibile.

E non che si tratti di preistoria tra le ultime bellissime costruzioni sulla spiaggia ci sono i mega complessi autorizzati nel comparto dell’ex Maristella alla foce dell’Alento.

Palazzoni eleganti e cubature che prima non c’erano ora ricordano Miami….


Dimenticando i “pieni”, il sindaco continua a decantare “i vuoti” e desiderare una grande piazza che arriva al mare e non si sa mai che i sogni gli portino fortuna.

Di sicuro lo avvicinano all’attuale presidente della regione, Luciano D’Alfonso, anche lui con un passato (ancora vivissimo) da sindaco e una ruspa che ha aperto il suo mandato di governatore (quella che ha buttato già l’ex Cofa). In comune i due hanno pure la megalomania di certi progetti, la pervicacia di andare avanti a testa bassa se convinti delle proprie ragioni e la «giustezza formale delle carte».



RUSPA NOTTURNA

La demolizione Palazzo Sirena è stato il cavallo di battaglia della campagna elettorale di Luciani uscente e il nodo centrale del suo primo discorso da sindaco bis, alle 2 di notte, subito dopo l’incoronazione: «i Francavillesi mi hanno rieletto e deciso il futuro di quel palazzo, non serve nessun referendum».

Il palazzo è andato giù dopo diversi giorni di lavoro della ruspa della ditta Rad Service che ha offerto un ribasso d’asta che ha sfiorato il 70%. Una enormità che però secondo la commissione esaminatrice non ha alcuna anomalia: «l’offerta è nel complesso congrua ed affidabile» è stato certificato già ad aprile scorso.

Tutto bene, dunque, per  l’azienda specializzata in demolizioni civili e aziendali di Gubbio che in passato ha già buttato giù la casa dello Studente de l’Aquila dove morirono 8 giovani la notte del 6 aprile del 2009 o l’ex ospedale di Avezzano di via Monte Velino e la vecchia scuola di Montereale danneggiata dal sisma di 8 anni fa.



RIBASSO DEL 69% TUTTO REGOLARE MA IL VERBALE E’ SEGRETO

Questo vuol dire che la società umbra con una acrobazia contabile è riuscita a tagliare di netto i costi e se secondo la stazione appaltante (Comune) buttare giù il palazzone rosa voleva dire spendere  332 mila euro alla fine la sforbiciata è arrivata e Palazzo Sirena è venuto giù alla modica cifra di 117.634 euro. Uno ‘sconticino’ di 215 mila euro che la società ha dovuto giustificare spiegando che non avrebbe  pesato sul risultato finale, così come dicono le linee guida dell’Anac.

Un taglio netto, a prima vista eccessivo, che a quanto pare ha scongiurato i temuti «livelli qualitativi concretamente insostenibili».

All’importo bisogna comunque aggiungere la parcella di 27 mila euro per l’ingegnere Giovanni Soricone per l’incarico di progettazione e direzione dell’abbattimento.

Il Rup ha comunque validato le spiegazioni della ditta ed ha spiegato le ragioni in un verbale che però non è stato pubblicato rimanendo sconosciuti i metodi di come si possano tagliare costi del 70%. In alternativa si potrebbe pensare anche a costi iniziali errati e gonfiati sull’avviso.

Ma questo non pare essere un aspetto che interessi molto.


Il deputato Gianni Melilla, intanto, ha annunciato una interrogazione parlamentare sul caso e preferito «non commentare» l’enorme ribasso d’asta a lui sconosciuto in quanto in un primo momento aveva parlato dello sperpero di 359 mila euro.

Luciani ha tirato dritto anche su questa notizia chiedendo però a Melilla dove fosse quando l’architetto Mosè Ricci, oggi al fianco del parlamentare, «prendeva 479 milioni di vecchie lire per la sua attività professionale in Francavilla sulla Sirena?»

L’architetto Ricci che si è battuto nei mesi scorsi insieme al comitato per salvare la Sirena è stato colui che ha progettato l’ampliamento e il restauro di palazzo alla fine degli anni 90 (ma anche l’ampliamento del Museo Michetti). L'ampliamento, nella parte che guarda il mare, ha portato alla costruzione di un grande Auditorium a conchiglia per circa seicento posti a sedere, destinato a spettacoli, concerti, manifestazioni culturali.



INDAGA LA PROCURA DI CHIETI

Sul caso, intanto, indaga anche la Procura di Chieti che deve verificare se sia stato fatto tutto rispettando la legge, così come sostiene il sicuro Luciani.

Il primo allarme, con tanto di richiesta di stop, era arrivato alla vigilia dell’abbattimento dalla soprintendente Rosaria Mencarelli, dopo aver incontrato i consiglieri comunali di minoranza Stefano Di Renzo e Alessandro Mantini.

Già a marzo la Soprintendenza era intervenuta  ufficialmente informando il Comune che sarebbe stata avviata una procedura per capire e verificare se il Palazzo Sirena potesse essere soggetto a vincolo oppure no.

Il caso sembrava dunque ‘congelato’ mentre Luciani non nascondeva le proprie perplessità: «la Soprintendenza», diceva il primo cittadino la scorsa primavera, «è consapevole del fatto che non vi sia alcun elemento artistico od architettonico da tutelare, e vorrebbe ora verificare la sussistenza del valore entnoantropologico di una struttura di fatto chiusa da 40 anni dove per diversi decenni vi sono state bische, un bar ed un ristorante».

Il caldo agostano ha ‘scongelato’ il caso per il sindaco ma Mencarelli ha scritto al primo cittadino ricordandogli che, «a norma della legge vigente, il procedimento per la verifica di interesse culturale su palazzo Sirena, avviato da questo ufficio, non è ancora concluso. Infatti, spetta alla commissione regionale per il patrimonio Culturale dichiarare con apposito decreto l'esito positivo o negativo del procedimento. Visto l'incontro previsto per mercoledì 30 agosto, si chiede, nello spirito di leale, fattiva collaborazione tra enti», ha proseguito la soprintendente, «di sospendere le operazioni intraprese».

Ma il sindaco non ha indietreggiato.

Ha dato l’ok all’accensione delle ruspe dopo aver firmato una nuova lettera ricordando alla Soprintendenza che «lo scorso 21 luglio» aveva chiesto l'identica informazione di Di Renzo e Mantini. Lei, la soprintendente, il 27 luglio ha risposto che «la procedura relativa alla proclamazione dell'interesse si è conclusa per quanto di competenza di questo ufficio». Da qui la decisione del sindaco: «io dovrei ora dire ai miei cittadini di avere pazienza», prosegue Luciani, «di sopportare un cantiere in centro città per tutto il tempo necessario a un’infinita discussione? Non vivo di politica e so di essere nel giusto. L'unica alternativa che mi lascia alla prosecuzione dei lavori sarebbero le mie irrevocabili dimissioni e il mio totale e definitivo abbandono della cosa pubblica e della politica».

Il palazzo è andato giù. Tra le polemiche, la polvere, i turisti e pure Vittorio Sgarbi che non ha risparmiato critiche.

«Gli voglio  bene, ha bisogno di aiuto», gli ha mandato a dire il sindaco che sogna di diventare Governatore con una ruspa nella manica.


C’E’ ANCORA UN PROCEDIMENTO A L’AQUILA

E se il sindaco Luciani si dice soddisfatto per i toni distesi dell’ultimo incontro con la Soprintendenza, che avrebbe garantito collaborazione per il futuro dell’area, il comitato Risorgi Sirena stigmatizza i resoconti giornalistici seguiti all'incontro svoltosi a palazzo di città tra lo stesso primo cittadino e la Soprintendente Mencarelli.

In essi si lascia intendere che il procedimento della Soprintendenza sia chiuso, senza precisare che ve n’è in corso un altro a L'Aquila che riguarda il vincolo  etno-antropologico.

«Precisiamo, a tal proposito», dice il comitato, «che anche il procedimento sul vincolo architettonico, così come previsto dal codice dei beni culturali all'art 12, deve concludersi con un Decreto della Commissione Regionale e non con incontri informali. Pertanto, non avendo letto alcun comunicato congiunto tra Luciani e la Soprintendenza, ma solo esternazioni di parte e non verbalizzati, ci atteniamo agli Atti ufficiali emessi nelle ore precedenti la demolizione che giudicano negativamente il comportamento del sindaco».

Intanto Michele Pezone, il capolista della lista SI che ha appoggiato Luciani alle ultime elezioni senza ottenere seggi in Consiglio Comunale, sul suo profilo Facebook ha confermato  (anche se tardivamente  a cose fatte) che nel programma elettorale della coalizione non vi è cenno alla demolizione della Sirena, «chiudendo definitivamente questo equivoco su cui Luciani ha abilmente giocato per un anno».

Alessandra Lotti