MISTERI E VIOLENZA

Resistenza a pubblico ufficiale, Liani assolto: «ferite non compatibili con una caduta»

Secondo i giudici non ci fu resistenza a pubblico ufficiale. L’uomo denunciò una aggressione dei militari

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

5345

PESCARA. Gianni Liani, 35 anni di San Giovanni Teatino, condannato in primo grado ad un anno e tre mesi per resistenza  a pubblico ufficiale è stato assolto dalla Corte d’appello de L’Aquila «perché il fatto non sussiste».
La storia è di quelle controverse, simili a tante altre che in questi anni hanno riempito le pagine dei giornali. Un giovane fermato dalle forze dell’ordine che denuncia poi di essere stato pestato a sangue. C’è chi non ha potuto chiedere giustizia da sé, come Stefano Cucchi o Federico Aldrovandi, e chi invece si è battuto nelle aule di tribunali, tra sconfitte e vittorie a metà, come Liani che oggi vede segnare un punto a suo favore.
Liani nel 2010 accusò cinque carabinieri della Compagnia di Chieti di averlo malmenato durante una perquisizione nella sua abitazione di Sambuceto. Il giovane venne fermato mentre tornava a casa dalla palestra a causa di una denuncia per lesioni formulata dalla sua ragazza.
Quando i carabinieri iniziarono la perquisizione nell’abitazione e trovarono una pistola semiautomatica, hanno sempre raccontato gli inquirenti, il giovane avrebbe dato in escandescenza e ne sarebbe nata una colluttazione, tanto che sia Liani che un militare furono costretti a ricorrere a cure mediche. Il primo per traumi guaribili in dieci giorni, il secondo in cinque.

Il 3 maggio del 2010, tre mesi dopo i fatti, il giovane ha presentato una denuncia nei confronti dei carabinieri, lamentando di essere stato aggredito dai militari sia nella sua abitazione sia in un secondo momento, nella stazione dei carabinieri, e di essere stato colpito con il lancio di alcune mele, e di essere stato addirittura morso.
Quella denuncia è stata archiviata mentre è andato avanti il procedimento penale a suo carico per resistenza a pubblico ufficiale. Come detto nel 2013 Liani viene condannato in primo grado ma la sentenza è stata ribaltata in Appello e le motivazioni sono state depositate alcuni giorni fa.
Non solo per i giudici di secondo grado la resistenza «non sussiste» ma non si può escludere nemmeno l’aggressione ricevuta dai militari. Insomma il quadro probatorio sarebbe incerto anche se nella sentenza si esprimono giudizi chiari su quello che sarebbe accaduto.
Durante il dibattimento è stato ascoltato anche il medico del 118 che soccorse il giovane e che riferì di una ferita al naso, al volto, la presenza di diversi ematomi, lo zigomo tumefatto. Sempre il medico, a precisa domanda, ha dichiarato che le lesioni riscontrate sul giovane non erano compatibili con una caduta.
Secondo i giudici «appare arduo ritenere che l’imputato possa essersi fatto male da solo ‘cadendo contro una sedia presente nella sala’ come disse uno dei carabiniere presenti, parlando genericamente di una colluttazione.
Per la Corte, inoltre, «una colluttazione, per quanto vivace, mai avrebbe potuto produrre al Liani quelle lesioni documentate in atti che lo stesso consulente del Pm nel procedimento archiviato ha ritenuto essere compatibili con un meccanismo traumatizzante, come anche si verifica per l’azione di pugni e che hanno prodotto al giovane un trauma distorsivo del rachide cervicale, un trauma bulbare e frattura delle ossa nasali. Anche la presenza del morso sulla schiena appare invero particolarmente inquietante».

Alessandra Lotti