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Vasto, bici e natura lungo l’ex tracciato ferroviario? No, lunga coda di auto in sosta

Odoardi (Pescarabici): «progetto di sviluppo lontanissimo»

Redazione PdN

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VASTO. Una passeggiata in bicicletta lungo la costa teatina, circa 20 km dalla foce del fiume Sangro fino a Punta Penna.
In attesa del futuro del cicloturismo in Abruzzo, Giancarlo Odoardi, presidente FiabPescarabici, ha testato e il tracciato dismesso della vecchia ferrovia.
In questo modo è passato, insieme ad amici ciclisti di Lanciano che lo hanno accompagnato, sui sentieri che, girando intorno alla Riserva di Punta Aderci, conducono fino al promontorio di Punta Penna e quindi a Vasto.
Sentieri che, partendo dalla Riserva della Lecceta di Torino di Sangro e intersecando solo alcune volte la SS 16 Adriatica, percorrono ora lunghi tratti del vecchio tracciato della ferrovia, ora corsie ciclabili diventate tali per l’assiduo passaggio delle due ruote, poi pedane sopraelevate di legno per evitare il calpestio della vegetazione dunale, e poi strade interpoderali bianche.
In questo ‘viaggio’ ha incrociato anche tantissime persone che si sono poi riversate sulle spiagge del litorale. «La stragrande maggioranza lo ha fatto in auto, come abitudine, parcheggiando dove poteva», racconta Odoardi. «E domenica il “dove poteva” ho scoperto essere non solo tutto quello che somigliava ad una strada, ma anche prati e campi accessibili, a partire dall’ex tracciato della ferrovia, reso regolarmente “carreggiabile”, da tutte le strade bianche che portano fin alla riva del mare e a tutte quelle che arrivano intorno alle aree più preziose della riserva di Punta Aderci».
Basta creare un piccolo passaggio, un piccolo varco, anche un angusto pertugio carrabile, e le auto entrano a centinaia, se non a migliaia.
«Per cui ho trovato automobili parcheggiate su lunghi tratti dell’ex tracciato della ferrovia, fin quasi in riva al mare», racconta ancora il presidente, «lungo le bianche strade della Riserva di Punta Aderci, di assedio a tutti i possibili ingressi alla spiaggia. Un assalto in piena regola, che svilisce qualsiasi aspettativa di un futuro diverso per queste zone, che non sia quello del grande consumo nei modi e nei tempi che tantissime amare esperienze di degrado del territorio ci hanno insegnato a conoscere, ma non ad evitare».

LO SVILUPPO DELL’ABRUZZO
L’aver testato una delle possibili opportunità di questo possibile sviluppo, cioè l’itinerario ciclabile lungo tutta la costa, ed in particolare sull’ex tracciato della ferrovia, ovvero il tratto della ciclovia adriatica del progetto Bicitalia di FIAB (versione locale di Eurovelo), ha consentito ad Odoardi di capire che i tempi non possono che essere lunghi. «Un segno di questa nefasta previsione», racconta, «lo si può rinvenire a ridosso dell’area di Punta Aderci dove, a distanza di rispetto dalla costa, si trova un parcheggio per le automobili completamente vuoto, visto che, non essendoci nessun divieto di accesso, tutti si avvicinano il più possibile alla spiaggia. Adiacente al parcheggio è addirittura previsto un servizio di noleggio bici, curato da FIAB Vastopedala, ovviamente inutilizzato. Per evitare questo ripiegamento amministrativo gestionale, sono convinto che oggi chi si accinge a governare il territorio regionale debba mettersi nell’ottica di un potente scatto di reni, attraverso la costituzione di una grande ed efficace task force operativa capace di fare definitivamente chiarezza sullo sviluppo più duraturo possibile della nostra regione, assecondandone innanzitutto le vocazioni naturali».