IL FATTO

UdA, assemblea infuocata a difesa del salario accessorio

No alle proposte del dg, si alla contrattazione sindacale

Redazione PdN

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CHIETI. «Noi siamo d’accordo ad accettare le novità contrattuali del decreto Brunetta sulla premialità, ma il nostro salario accessorio (cioè l’Ima, indennità mensile di ateneo che comprende straordinari ed altro) è cosa diversa e non si tocca. Chiediamo comunque una contrattazione sindacale, ma non accettiamo l’impostazione che il dg vuole dare a questo problema. Se ci sono altri fondi per la premialità, ne possiamo parlare».
 E’ questo il contenuto del documento unitario Rsu-sindacati (Uil Rua, Cgil Flc, Cisapuni) votato dall’assemblea tenuta ieri dai dipendenti della d’Annunzio sui “Criteri di erogazione del Fondo trattamento accessorio”.
 L’incontro - affollatissimo - era stato convocato nel vecchio rettorato per l’allarme suscitato dalla proposta del dg Filippo Del Vecchio (condivisa dall’intero CdA) che - su sollecitazione del Nucleo di valutazione – ha ipotizzato un cambiamento nell’erogazione dell’Ima che dovrebbe essere collegata ad un Piano delle performance. Aula magna gremitissima, applausi a scena aperta per tutti gli interventi di critica al direttore generale dell’UdA, un trionfo per Cinzia Angrilli, segretario regionale Cgil Università, quando ha sottolineato che «i fondi per il salario accessorio sono solo di competenza della contrattazione sindacale e non del dg».
 Altrettanti applausi per Claudio Amicucci, segretario nazionale Uil università, che ha chiarito la posizione sul Piano delle performance, a cui si vorrebbe legare l’erogazione della premialità : «non abbiamo paura di essere valutati, perché siamo più bravi di molti prof e di alcuni dg».
 
GLI INTERVENTI, LE CONTESTAZIONI E LA DIFFIDA DEI SINDACATI NAZIONALI
Brutto segno quando una trattativa sindacale viene personalizzata. Ma è stata netta l’impressione che forse questa reazione è solo l’applicazione del principio di Archimede: il clima di tensione che si è creato sul salario accessorio da ridiscutere è la risposta “all’aggressività” – come è stato denunciato a più voci - con cui è stato posto il problema.
«Stiamo vivendo un’intimidazione insostenibile - ha chiosato Sophie Lhereux (Cgil), molto applaudita anche lei – la stessa di quando volevano far lavorare i lettori di lingue per 750 ore invece delle 500 previste dal contratto».
 Cinzia Angrilli, Cgil regionale, ha incanalato su un percorso di politica sindacale le contestazioni degli interventi (Tiziano Zuccarini, Antonio Pellegrini, Piero De Bonis, Lidia De Biasi, Paola Ulisse ed il “senatore” Goffredo De Carolis, uno dei più applauditi): «si sta spostando l’attenzione dalle regole della contrattazione a quelle del decreto Brunetta, che tra l’altro non è stato applicato quasi da nessuna parte – ha detto - E’ una trappola: le risorse dell’Ima (indennità mensile di ateneo) appartengono alla contrattazione sindacale. E se il dg vuole attuare il piano delle performance si attrezzi meglio: anche questo rientra nella contrattazione».
«In realtà – ha spiegato bene Claudio Amicucci – bisogna saper contestualizzare i problemi: i fondi ex art. 41 sul salario accessorio non si toccano, anche perché dopo ci sono già stati tre contratti. Adesso c’è il decreto che innova su altri fondi, ma queste somme non sono nella disponibilità del dg. Come non tocca all’Aran esprimere pareri unilaterali su cui si basa l’UdA per giustificare la sua iniziativa: siccome i contratti si fanno tra due controparti, ci chiamano come sindacato ed insieme si decide. Qui all’UdA ci provano? Rispondiamo in maniera unitaria ed andiamo avanti sicuri delle nostre ragioni».
 Che sono state chiarite anche in una lettera spedita proprio ieri al rettore Carmine Di Ilio ed al dg Del Vecchio dalle segreterie nazionali Cgil e Uil del settore: la posizione dell’UdA è inammissibile – si legge nel documento – perché l’Ima esiste ed è stata accettata fin dal 2005, mentre «l’applicazione del sistema di premialità è del 2011 ed è legato alle eventuali economie aggiuntive effettivamente realizzate rispetto a quelle già previste dalla normativa vigente».
 Senza dire che «gli accordi integrativi sottoscritti entro il 2009 vanno considerati ultrattivi» per cui l’Ima – fissata dal Contratto nazionale di lavoro – «non è modificabile né dalla contrattazione integrativa aziendale né tanto meno da un’azione unilaterale dell’Amministrazione. Per cui vi diffidiamo a procedere a qualsiasi rimodulazione dell’Ima».

Sebastiano Calella