GIUSTIZIA TERREMOTATA

Sfrattata a 95 anni da casetta abusiva dopo terremoto: quando lo Stato è spietato (e incapace)

L’incredibile storia di una terremotata prima abbandonata e poi colpita dalle istituzioni

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FIASTRA. Ci si può indignare immensamente quando la legge viene fatta rispettare ad ogni costo, la giustizia non guarda in faccia a nessuno, le istituzioni non serbano nessun timore reverenziale?

Ci si può indignare?

Sembra assurdo ma la storia di Peppina potrebbe insegnarci molte cose sulle istituzioni e come è diventato lo Stato e la burocrazia oggi.

La vicenda è semplicissima: nel 1997 c’è il terremoto in Umbria e la signora Peppina Fattori deve trovare una sistemazione alternativa perchè la sua casa è inagibile e le figlie fanno in modo di farle avere un container in cui vive per anni.

Nel 2016 nuovo terremoto e paura, Giuseppina deve lasciare la casa che nel frattempo ha fatto riparare e per un anno vive a casa delle figlie facendo le valigie di tanto in tanto e dalla primavera nel vecchio container del primo terremoto.

Dopo un anno si capisce che la ricostruzione non sarà veloce (come è sempre stato in Italia) che la burocrazia non aiuterà nè Peppina nè tutti quanti gli altri poveri terremotati, i Comuni e le leggi contribuiranno ad ostacolare il ritorno alla normalità e per questi danni nessuno paga.

Sta di fatto che Peppina a 95 anni vuole solo ritornare a casa e così le figlie, ancora una volta trovano una sistemazione “temporanea”, comprando una casetta di legno che posizionano nel giardino di casa.

Le pratiche per la concessione edilizia sono lente e dopo mesi non c’è il permesso.



ISTITUZIONI LATITANTI, PEPPINA NON ASPETTA

La grande colpa di Peppina è stata quella di entrare nella casetta di legno abusiva: a 95 anni non si ha più il lusso di rimandare.

L’altro giorno è stata sfrattata con un provvedimento di sequestro notificato dai carabinieri forestali e controfirmato dalla procura i quali hanno senza dubbio certificato l’abusivismo edilizio.

Il fatto è avvenuto a San Martino di Fiastra provincia di Macerata.

Peppina aveva giurato che dalla sua casetta di legno non se ne sarebbe andata ma il blitz è stato pure anticipato per cogliere di sorpresa le figlie che non hanno potuto assistere alla notifica del provvedimento.



BLITZ ANTICIPATO

La figlia Gabriella Turchetti ha poi spiegato che «pur avendo concordato con noi l'esecuzione del sequestro giudiziario dell'immobile per lunedì 18 alle 15:30, quando saremmo stati presenti anche noi, si sono presentati con tre giorni di anticipo con i sigilli e hanno invitato mia madre a lasciare l'abitazione».

Ora l'anziana è alloggiata nel container che le figlie le avevano comprato dopo il sisma del 1997, riattrezzato dopo il terremoto dell'anno scorso ma abbandonato questa estate per colpa del caldo torrido.

E' stato nel mese di agosto, a un anno dal terremoto, che Gabriella, farmacista a Castelfidardo, e la sorella, dirigente scolastica in pensione di Civitanova, dopo aver ospitato la madre a turno per 7 mesi, hanno capito che il desiderio di Peppina di rientrare a San Martino «non poteva essere ancora disatteso».



8 MESI NON BASTANO PER CONCESSIONE EDILIZIA

«In paese possediamo un'area edificabile - dice Gabriella - e volevamo far costruire lì una nuova abitazione per nostra madre. In Comune ci hanno però spiegato che per la concessione edilizia i tempi sono lunghi, almeno 6-8 mesi, così abbiamo ripiegato sulla casetta di legno, rispettando tutte le altre norme: perizia geologica asseverata, giusta distanza dalla sede stradale, autorizzazione della Comunità montana. Abbiamo anche inoltrato una pratica in sanatoria al Genio civile, un atto che secondo il nostro avvocato avrebbe dovuto mettere mia madre 'in sicurezza'».

Invece i Cc forestali hanno fatto un esposto al Comune, e il sindaco, «suo malgrado - sottolinea Gabriella -, ha dovuto firmare un'ordinanza di sospensione dei lavori».

Ma le figlie di Peppina sono andate avanti ugualmente, e hanno arredato la struttura in legno «con le cose recuperate dai vigili del fuoco nella casa distrutta dalle scosse, che sorge in 'zona rossa'. Un alloggio spartano ma dignitoso, per esaudire il sogno di nostra madre».

Dieci giorni fa  la doccia fredda: la telefonata dei Cc che preannunciava il sequestro, poi fissato di comune accordo per lunedì 18 prossimo.



CASETTE DI LEGNO ABUSIVE A MIGLIAIA MA....

«Nei 5 comuni del cratere dell'alto Maceratese le casette di legno 'abusive' saranno 300 - osserva la signora Gabriella - ma l'autorità si è accanita con una donna di 95 anni, mentre la ricostruzione non parte e San Martino è un museo di pietre a cielo aperto».

Una stima probabilmente pure a ribasso e di certo ci casette di legno abusive anche dopo il terremoto de L’Aquila ne sono state avvistate tantissime, molto meno quelle sequestrate nell’immediato, forse per buon senso.

Il genero dell'anziana era salito da lei per caso, e ha assistito al blitz in diretta, riuscendo poi a ottenere telefonicamente dalla procura di Macerata un'ordinanza di sospensione dello sfratto che consente a Peppina l'accesso alla casa per 15 giorni, ma da sola, senza la badante che la segue né i familiari. L'anziana ha quindi ripiegato sul container, accudita dall'altra figlia. Nel frattempo sono nati comitati spontanei di sostegno, come il 'Salviamo Peppina', la consigliera regionale Elena Leonardi è andata a far visita alla signora e lunedì ci sarà un sit-in di solidarietà. La famiglia non si arrende, e minaccia un ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo.

E’ incredibile come l’applicazione inflessibile delle norme possa generare una tale mostruosità quando tanto rigore non si riscontra altrove e verso i delinquenti veri.

Del resto già oltre 2mila anni fa i civilissimi romani solevano ripetere, a proposito della giustizia,  “summum ius, summa iniura” che dovrebbe far comprendere a tutti come l’applicazione acritica, decontestualizzata e rigida delle norme uccide lo spirito del diritto stesso e spesso porta a grandissime ingiustizie.

Peppina lo sa, tanti altri no.