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Ufficio ricostruzione, 72 lavoratori a tempo indeterminato trasformati in precari

Prospettata mobilità obbligatoria oltre il 2021

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L’AQUILA. Per i dipendenti degli Uffici Territoriali per la Ricostruzione  aquilana i prossimi saranno mesi difficili: nei giorni scorsi è stata infatti prospettata la proroga della mobilità obbligatoria oltre il 2021, lasciando di fatto le medesime condizioni contrattuali create con la Legge Barca e la stessa precarietà per i 72 lavoratori e le rispettive famiglie.

«Per la prima volta nella Pubblica Amministrazione è stato creato un rapporto di lavoro a tempo determinato, per dipendenti vincitori di un concorso che per legge ha stabilito l’assunzione a tempo indeterminato», contestano i diretti interessati.

Enorme rammarico per le conclusioni del tavolo tecnico-politico che hanno completamente disatteso l'impegno del Governo condiviso e firmato dalla stessa senatrice Stefania Pezzopane, nei mesi scorsi: «si è perso di vista il riconoscimento del diritto minimo, insindacabile e imprescindibile per ogni lavoratore ad aver riconosciuta la dignità, la professionalità e la parità», contestano oggi.

Ulteriore aggravante alla situazione, risulta essere il blocco della mobilità, nessuna possibilità di crescita e progressione professionale e la disparità di trattamento contrattuale rispetto agli idonei non vincitori dello stesso concorso, assunti in altre amministrazioni con regolare contratto a tempo indeterminato.

Se ciò non bastasse si aggiunge l’assurda discriminazione economica che dal 1 gennaio 2018 si concretizzerà a seguito del famigerato emendamento Castricone, che prevede l'equiparazione dei soli dipendenti degli Uffici Speciali di L'Aquila (USRA) e dei Comuni del Cratere (USRC) al trattamento economico previsto per il personale in servizio presso la Struttura del Commissario straordinario per il sisma 2016.


«Il personale Ripam di tutti gli Utr non intende oltremodo attendere la risoluzione del problema del proprio contratto “precario” mediante plausibili quanto inaccoglibili emendamenti alla prossima manovra di bilancio», avvertono annunciando con effetto immediato l’imminente attivazione di tutte le modalità e procedure previste dalla legge per l’indizione dello stato di agitazione con l'interruzione di ogni attività legata alla ricostruzione privata dei 56 comuni del Cratere sismico 2009.

«È urgente riaprire immediatamente il tavolo di confronto con tutti i soggetti interessati, istituzioni, parti sociali e Governo, con il coinvolgimento anche del Dipartimento della Funzione Pubblica», commenta la Cgil, «per trovare le necessarie soluzioni di continuità lavorativa ai tanti lavoratori impegnati quotidianamente nei complessi processi di ricostruzione edilizia, sociale ed economica del cratere sismico. Nei prossimi giorni saranno convocate le assemblee dei lavoratori dei diversi uffici al fine di individuare un percorso di mobilitazione utile a riaccendere i riflettori su una problematica che richiede necessariamente soluzioni straordinarie e coerenti con i bisogni e le necessità delle lavoratrici e lavoratori che continuano a chiedere certezza e garanzia per il loro futuro. Ripartiamo dal lavoro per costruire il futuro dei nostri territori e che sia un lavoro stabile e di qualità valorizzando le tante professionalità acquisite che certamente rappresentano un valore per la collettività».