LA SENTENZA

La Juve, la 'Ndrangheta e la curva pericolosa. Le accuse dalla sentenza

Sentenza 'Alto Piemonte': «forza intimidatoria ultrà su società»

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TORINO. Sopra gli ultrà della Juve c'è la 'ndrangheta. Dietro al bagarinaggio, realizzato attraverso la cessione di pacchetti di biglietti a una tifoseria organizzata che esercita una notevole "forza intimidatoria" nei confronti della società, si nascondono i boss.

E lo dimostra il fatto che, una volta, tre misteriosi ambasciatori salirono a Torino direttamente dalla Calabria per districare una situazione problematica: nella gestione del ricco business dovevano subentrare dei personaggi differenti e bisognava "fare accettare agli altri sodali i nuovi equilibri". E' quanto si ricava dalla sentenza (depositata oggi) con cui il giudice Giacomo Marson, del tribunale di Torino, il 30 giugno ha messo fine (in primo grado) al processo Alto Piemonte, che in uno dei suoi numerosi rivoli ha preso in esame anche i rapporti fra boss e ultrà. In questo filone si è avuta la condanna a sette anni e nove mesi di Rocco Dominello, indicato insieme al padre Saverio come esponente della cosca Pesce-Bellocco di Rosarno, definito il "raccordo fra il mondo della tifoseria organizzata e la 'ndrangheta".


L'inchiesta penale non ha toccato nessun tesserato della Juventus ma ha determinato l'apertura di un procedimento in sede sportiva: lo scorso 25 settembre il presidente Andrea Agnelli è stato inibito per un anno dal tribunale federale della Figc (con 300 mila euro di ammenda per il club) per aver avallato le condotte illecite dei suoi dirigenti che "scendevano a patti con gli ultra'" pur di tener buona la tifoseria. La sentenza del giudice Marson dipinge una Juventus che tenta di barcamenarsi fra i ricatti della tifoseria organizzata, capace di "esercitare una rilevante forza intimidatoria nel confronti della società calcistica". Alcuni gruppi, però, "agiscono sotto il diretto controllo" della 'ndrangheta. La quale, fra le altre cose, si accaparra "una consistente quota degli utili" della rivendita a prezzo maggiorato dei biglietti. La società bianconera, secondo Marson, doveva sapere che la gestione dei biglietti destinati agli ultrà era "poco trasparente".


C'è un episodio che, a suo parere, lo rivela: nel 2014 uno svizzero fece reclamo dopo avere acquistato per 620 euro un tagliando per Juventus-Real Madrid a fronte di un costo nominale di 140 euro. Era uno dei biglietti della dotazione-Dominello. Il quale si attivò per risolvere la situazione. La presenza così ingombrante della 'ndrangheta ha portato alla piena assoluzione dell'ex ultras Fabio Germani, l'uomo che avrebbe aiutato Dominello a inserirsi nell'ambiente. In una situazione del genere appare "evidente" che il suo "contributo causale" alla criminalità organizzata "sia stato inesistente".