LA PROTESTA

Migranti: nuovi arrivi a San Salvo. Sindaco protesta: «governo sordo a richieste comunità»

«Progetto fuori da ogni controllo»

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SAN SALVO. Protesta civile per la difesa dei diritti dei cittadini e delle imprese «contro un governo sordo alle richieste della comunità e cieco rispetto alla realtà».

Il sindaco di San Salvo Tiziana Magnacca insieme a sindaci del territorio, imprenditori e commercianti, ha spiegato le sue ragioni contro l'arrivo di nuovi migranti; l'iniziativa è stata organizzata davanti alla struttura che li dovrà accogliere in un ex albergo nella zona industriale di San Salvo.

Nessuna forma di razzismo - è stato puntualizzato - ma la consapevolezza che chi fugge dall'Africa non può essere aiutato con la semplice ospitalità e che questo fenomeno sta oramai esplodendo con possibili forti tensioni sociali.

«Il progetto ospitalità attuato dal governo nazionale - ha dichiarato il sindaco Magnacca - è fuori da ogni controllo. Non è più un'emergenza, ma è diventato un fenomeno strutturale. La nostra non è una protesta contro queste persone che meritano tutto il nostro rispetto, ma dobbiamo far capire che non basta partire dai loro paesi per essere accolti e poi cosa accade gli troviamo anche il lavoro, che non possiamo assicurare nemmeno ai nostri concittadini?».

Per il sindaco di San Salvo - al suo fianco in fascia tricolore gli amministratori comunali di Cupello, Castiglione Messer Marino, Monteodorisio, Casalanguida, Casalbordino e Villafonsina - si tratta di migranti economici: «per quanto tempo ancora - ha detto - dobbiamo pagare le tasse per questo che è diventato un costo sociale elevato e non più sostenibile?».

Magnacca ha ribadito di non essere contro i migranti né contro il Prefetto di Chieti, Antonio Corona, «che fa solo il suo dovere di uomo dello Stato», ma «siamo contro il governo che consente di ospitare persone che poi ciondolano per intere giornate nelle nostre città».

E la situazione sta per esplodere in tutta Italia.

Ancora arrivi di migranti sulle coste italiane: oltre 1500 sono sbarcati tra Bari e Corigliano Calabro (tra loro anche donne incinte e bambini) in una giornata che è stata segnata anche da qualche protesta. La più clamorosa nel messinese, dove nel tentativo di impedire l'arrivo disposto dalla prefettura di 50 profughi, alcuni cittadini, capeggiati dal sindaco di Castell'Umberto Vincenzo Lionetto Civa, hanno circondato la struttura, chiudendo gli accessi con le loro auto e fermando l'ingresso di un gruppo elettrogeno destinato all'ex albergo. Gli immigrati erano però già dentro l'immobile, che secondo il sindaco è stato dichiarato da mesi "inagibile, senza luce, con acqua fornita dal Comune di Castell'Umberto".

A Corigliano sono sbarcati in 923, tutti sub sahariani: 595 uomini (tra cui anche alcuni feriti), 121 donne (14 incinte) e 203 minori. Gli adulti saranno trasferiti in altre regioni, i minori non accompagnati resteranno in Calabria. Ma le strutture di accoglienza per i ragazzi di Corigliano «sono ormai sature, non abbiamo più immobili dove collocarli» ha detto il sindaco Giuseppe Geraci, che ha definito la situazione «una tragedia». Anche a Bari, tra i 644 nordafricani sbarcati, c'erano minori non accompagnati e tanti bambini, persino di pochi mesi, e donne incinte, oltre a un uomo ferito. Due donne con neonati sono state ricoverate in ospedale. E sono in corso accertamenti su due cittadini egiziani sospettati di essere gli scafisti. Ad un altro scafista, accusato di aver trasportato dalla Libia alla Sicilia 750 migranti, è stata inflitta dal tribunale di Palermo una pesantissima pena pecuniaria: dovrà pagare 18,7 milioni di euro, oltre a scontare otto anni e mezzo di reclusione.