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Inchiesta Rigopiano, i parenti informati dai giornali e non dalla procura: la non risposta del sottosegretario

Di Stefano: «replica insoddisfacente»

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PESCARA. «I carabinieri sono andati il giorno stesso della pubblicazione dell’articolo ad avvisare i familiari della vittima di Rigopiano per evitare che scoprissero dalla stampa i dettagli sulla tragica fine della loro congiunta».

E’ stata scarna e sicuramente insoddisfacente la risposta del sottosegretario Gianclaudio Bressa all’interrogazione del deputato di Forza Italia, Fabrizio Di Stefano, che chiedeva di sapere come mai gli inquirenti non abbiano avuto il tatto e l’accortezza di fornire delicati dettagli sul decesso di Paola Tommasini, una delle 29 vittime di Rigopiano, aspettando che le notizie si scoprissero via mass media.

I fatti risalgono allo scorso mese di aprile quando i familiari di Paola Tomassini hanno scoperto da Il Centro che la loro cara aveva resistito sotto le macerie dell’hotel Rigopiano per circa 40 ore prima di affidare al suo telefonino il messaggio con l’addio ai familiari.

La donna, infatti, non è morta il 18 gennaio, ma è sopravvissuta per alcuni giorni, ed ha tentato di inviare messaggi whatsapp con richieste di aiuto, ed ha inviato un saluto a tutti i suoi cari.

«E’ inconcepibile», ha detto in aula il deputato Di Stefano, «che questo avvenga in uno Stato degno. E’ assurdo che i familiari abbiano dovuto apprendere degli ultimi istanti e delle ultime preghiere della donna non attraverso le istituzioni competenti ma dalla lettura di un giornale».

Proprio la rivelazione del Centro spinse gli investigatori a informare i parenti della vittima.

Inchiesta Rigopiano, i parenti informati dai giornali e non dalla procura: la non risposta del sottosegretario

 

Come ha confermato il sottosegretario Bressa i dati estrapolati dai telefoni delle vittime erano contenuti in una informativa dei carabinieri forestali di Pescara depositata in Procura il 3 aprile 2017 «ostensibili alle persone che potevano chiedere visione».

Dunque in quei 27 giorni di tempo nessuno ha pensato che fosse il caso di avvertire i parenti poi quando il 30 aprile Il Centro ha pubblicato le tragiche rivelazioni sul decesso non immediato i carabinieri sono andati, («il giorno stesso», ci ha tenuto ha precisare il sottosegretario) a casa della vittima, nelle Marche per informarla per evitare che i familiari lo scoprissero dalla stampa.

Quello che è accaduto ha creato un certo sconcerto anche in tutte le altre famiglie delle vittime: «Fateci la cortesia di dirci tutti i nomi e di darci, a ognuno, i dettagli su come è morto il proprio familiare. Perché, dopo quello che è emerso, almeno si possa smettere di vivere in questa rinnovata angoscia quotidiana, come la roulette dei giorni delle ricerche».