FIATO AGLI ESCLUSI

Il veleno di Santavenere: «Alessandrini non mi ha difesa»

Teodoro: «prendiamo atto del tradimento». Maggioranza pronta ad esplodere

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PESCARA. «Il metodo lascia molto a desiderare: il messaggio che passa è che la volontà dei cittadini non conta nulla».

Così l'assessore uscente del Comune di Pescara, Sandra Santavenere, sostenuta dalla componente del Pd che fa riferimento a Donato Di Matteo, all'indomani della presentazione della nuova Giunta, ha commentato l'operato del primo cittadino in merito al rimpasto dell'esecutivo comunale.

Lei è rimasta fuori nonostante l’altissimo numero di preferenze ricevute alle scorse elezioni e nonostante i risultati raggiunti dal suo assessorato.

Perché? Perché bocciare proprio un esponente del Partito Democratico? Forse proprio per la sua vicinanza a Di Matteo? Da settimane si parla di uno scontro aperto tra l’assessore regionale e il governatore. Anche per lui, fino a qualche giorno fa, la poltrona sembrava pronta a saltare. Ma se nessuno nel Pd ha voglia e coraggio di fare una vera e propria guerra a viso aperto continuano gli screzi incrociati, le ripicche e gli sgambetti ai quali assistono attoniti i tesserati più attenti del partito. Una guerra che come è sempre più lampante provoca ricadute grandi e piccole nella vita pubblica abruzzese persino di chi non fa parte di quel partito.   

Santavenere questa mattina ha tenuto una conferenza stampa per parlare, cosa che ha evitato di fare, ha specificato, negli ultimi due anni durante i quali «ha giurato fedeltà al sindaco Marco Alessandrini».

«Mi chiedo quale sia la ratio di ciò che è accaduto, anche perché non ho mai ricevuto critiche sul mio operato. Al sindaco auguro di dare risposte concrete a questa città», ha detto l’ex assessore.

«Mi occupavo di Edilizia e ho sempre seguito l’indirizzo dell’amministrazione. Se il mio lavoro è stato insufficiente vuol dire che era insufficiente l’indirizzo dell’amministrazione».

Santavenere ha sottolineato anche l’importante mole di voti ottenuti in Consiglio comunale (1.043 preferenze) e sostiene di non aver avuto nessuna tutela da parte di chi avrebbe dovuto garantirgliela.

«Il mio modus operandi è quello di condividere sempre, ma è un modus operandi che non appartiene a tutti». L'ormai ex assessore ha poi ricordato alcuni dei risultati ottenuti durante il suo incarico, già illustrati anche al sindaco in un accurato dossier: dai matrimoni in spiaggia, «che hanno fatto parlare di Pescara a livello nazionale», alla creazione del Centro recupero tartarughe,  dal personale,  all'edilizia, settore in cui «è stato ridotto il contenzioso e sono aumentati gli incassi».

«Continuerò a fare politica e continuerò con il mio impegno nel sociale. Chiunque avrà bisogno di me - ha continuato Santavenere - avrà ascolto e supporto». Non è mancata poi una frecciata al presidente del Consiglio comunale, Antonio Blasioli, in realtà mai nominato per nome ma definito come «quello che siede sullo scranno più alto».

Davanti alle telecamere Santavenere ha lanciato il suo atto d’accusa: «da quando sono diventata assessore qualcuno ha osteggiato questa cosa. Chi non è voluto entrare in giunta, opportunamente, ma è rimasto fuori e ha voluto comunque interferire nelle attività di governo, ha sottoposto il sindaco a continui strattoni e il sindaco non ha saputo o non ha voluto tutelarmi. Si tratta di uno schiaffo alla città e ai cittadini e un partito che non capisce che è arrivato il momento di parlare e di agire con metodi diversi purtroppo penso che non abbia ancora molta strada da fare».

Volano gli stracci e come detto la guerra la si fa a mezza bocca con mezze frasi all’indirizzo di chi vuole intendere...

«Quello che è accaduto è un'ingiustizia», ha detto invece l'assessore regionale Donato Di Matteo. «Se si lascia un assessore esterno, senza avere alcuna prova delle sue qualità, e si toglie una persona che ha lavorato bene e che ha preso 1.100 voti, questa è un'ingiustizia e basta».

Oltre a Santavenere, Alessandrini ha fatto fuori anche Adelchi Sulpizio e Veronica Teodoro. Se il primo non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali, per la seconda ha preso la parola sua padre, Gianni Teodoro il quale ha preso atto «del tradimento del patto elettorale e di governo consumato» dal primo cittadino.

Le dichiarazioni di Teodoro fanno presumere un possibile scossone tutto interno alla maggioranza anche se già ieri, in tutta fretta, il centrosinistra aveva garantito di essere ancora compatto.

Di certo in atto ci sono movimenti e reazioni che potrebbero produrre ulteriori scossoni ma anche alleanze o fuoriuscite. Chissà se Alessandrini e D’Alfonso non abbiano già firmato il patto per riorganizzare le proprie maggioranze: fuori gli “antipatici” amici di Di Matteo e dentro quelli di Ncd con i quali si parla anche meglio.

Chissà che i secondi 45 minuti di Alessandrini del secondo tempo -come li ha definiti con una metafora calcistica- non debbano realmente essere conteggiati con il cronometro.
E chissà che la decisione improvvisa e «condivisa» con i vertici del partito -sempre per restare nella metafora calcistica- non si riveli un autogol.