DISORDINE DEI CONTI

Province abruzzesi a rischio default: chiesto aiuto ai parlamentari

L’ipotesi è intervenire su un decreto legge che prevede misure urgenti

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

300


ABRUZZO. Le Province abruzzesi a rischio default. Sul bilancio 2016 delle quattro province infatti gravano ben 51,5 milioni complessivi di tagli che non consentiranno di chiudere i bilanci in pareggio.

Una sorte che riguarda in Italia ben 40 province su 76 a statuto ordinario, tra cui le Province di Pescara, Chieti e Teramo.

L’Aquila, a causa del terremoto, negli anni precedenti non ha avuto i tagli previsti a carico delle altre Province, per cui non versa nella stessa situazione di criticità. I Presidenti abruzzesi, guidati dal Presidente UPI Antonio Di Marco, nel corso di una conferenza stampa, hanno dettagliato l’impatto che deriverebbe dall’impossibilità di approvare un bilancio in equilibrio, e si sono rivolti ai parlamentari abruzzesi. Presenti, il Presidente della Provincia di Chieti, Mario Pupillo, il vicepresidente di Teramo, Mauro Scarpantonio, i dirigenti finanziari delle tre province, i consiglieri Leila Kechoud di Pescara, Paolo Sablone e Marcello Tonino della Provincia di Chieti. Tra i parlamentari (avvisati però solo ieri mattina dell’incontro) presenti solo Gianluca Fusilli, del PD, e Gianni Melilla di SEL, componente della Commissione Bilancio della Camera dove è in corso la discussione degli emendamenti che approderanno in aula per l’approvazione del testo definitivo del Decreto Legge 113 del 24 giugno 2016.

Tale Decreto contiene misure urgenti per consentire alle Province di chiudere i bilanci in equilibrio, ma tali misure non sono sufficienti a conseguire il risultato, anche in considerazione del fatto che prevede che l’approvazione del bilancio avvenga entro il 31 luglio, ovvero troppo a ridosso del Decreto legge. Ma, soprattutto, le misure previste non bastano a far quadrare i conti. Motivo per il quale si chiedono i correttivi.

«Se il bilancio non si chiude – ha detto oggi Antonio Di Marco - scatta una gestione “limitata” dei servizi pubblici, che penalizzerà i cittadini, gli studenti, le famiglie, i lavoratori, considerato il deterioramento del patrimonio pubblico gestito dalle Province abruzzesi, come le strade e le scuole, tale da pregiudicare la sicurezza dei cittadini. Tra le proposte emendative che ci consentirebbero di chiudere i bilanci c’è, ad es., l’assegnazione diretta alle Province dei 100 milioni per le strade provinciali a valere sui fondi Anas. La ripartizione non è stata ancora fatta, e noi chiediamo che i fondi debbano andare direttamente alle Province».

Il Presidente della Provincia di Chieti Mario Pupillo ha rincarato la dose: «Le Province così non possono più operare. La legge Delrio è stata fatta male e gestita peggio. Noi a questo punto dobbiamo chiudere e, con noi, chiuderanno le scuole e le strade. Se riusciremo a mettere delle pezze e far in qualche modo quadrare i bilanci 2016 non è detto che usciamo dal pantano: noi dobbiamo sapere subito verso dove stiamo andando, cosa sarà l’area vasta e con quali fondi verrà gestita».

Gli onorevoli Fusilli e Melilla hanno dichiarato di conoscere bene il problema di essere assolutamente pronti a dare battaglia per l’approvazione degli emendamenti secondo la linea dettata dalle province: assegnazione dei fondi per le strade direttamente agli Enti; verifica della copertura finanziaria delle funzioni non fondamentali da parte delle Regioni; utilizzo degli introiti da alienazioni di beni immobili e patrimoniali effettuate nel 2015 e 2016; cancellazione di tutte le sanzioni previste a carico delle Province che abbiano sforato il Patto di Stabilità; previsione di misure straordinarie per gli enti in piano di riequilibrio finanziario.

L’on. Melilla ha dettato la tempistica dei prossimi giorni che porterà alla presentazione degli emendamenti e alla loro approvazione, avendo ben chiaro il quadro generale.

«Sono orgoglioso – ha dichiarato Melilla - di non aver votato quella legge 56 del 2014 che ha segnato la fine delle Province: un scelta demagogica, sbagliata nella sostanza e nelle modalità di applicazione che via via si vanno assumendo. La questione dei bilanci ne è una conseguenza».