CORRUZIONE E DELITTI

Il figlio della cronista uccisa accusa: «Malta è mafiosa»

«Ho visto mia madre smembrata. Muscat è un clown, sono complici»

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ROMA.  Malta "è un Paese mafioso", governato da "delinquenti" e corrotti, con un "clown" come premier: è un atto d'accusa durissimo, un furioso urlo di rabbia quello lanciato dal figlio della giornalista investigativa maltese Daphne Caruana Galizia, il giorno dopo aver assistito impotente alla morte della madre per una bomba piazzata sulla sua auto e aver visto "i brandelli del suo corpo smembrato".

"Mia madre - punta l'indice Matthew Caruana Galizia su Facebook - è stata assassinata perché s'era messa di traverso fra lo Stato di diritto e chi vuole violarlo", e in questa battaglia "era sola". "E' stata assassinata perché era l'unica persona a farlo. Questo accade quando le istituzioni statali sono incapaci". Daphne, 53 anni, aveva portato alla luce i cosiddetti 'Maltafiles', ramo maltese dello scandalo sui paradisi fiscali 'Panama Papers' del 2016, che tanti vip ha inguaiato. Le rivelazioni coinvolsero la moglie del premier, accusata di essere proprietaria di una società offshore panamense e di presunti legami finanziari con il regime azero. Negato dagli interessati, lo scandalo provocò comunque la caduta del governo Muscat, rinato però a nuova vita dalle urne in giugno. "La giornalista - scrive il sito dell'Espresso, che fa parte per l'Italia del Consorzio investigativo giornalistico internazionale (Icij) - ha pubblicato alcuni documenti che dimostrano come la società panamense nel 2016 abbia ricevuto diversi bonifici, il maggiore dei quali da oltre 1 milione di dollari, da parte della Al Sahra Fzco, una offshore registrata a Dubai e appartenente a Leyla Aliyeva, figlia del dittatore dell'Azerbaigian Ilham Aliyev". Terribile la testimonianza di Matthew su Facebook davanti alla carcassa in fiamme della Peugeot della madre, proiettata dall' esplosione in un campo appena fuori da Bidnija, dove viveva: "Non lo dimenticherò mai: vagavo per il campo attorno a quell'inferno cercando un modo per aprire la portiera. Il clacson suonava fisso. Urlavo a due poliziotti", che sono accorsi con un estintore. Gli agenti lo hanno guardato e uno di loro ha detto: "Mi dispiace, non possiamo fare più niente".

Matthew, disperato, ha capito che avevano ragione loro: "Ho guardato in terra e ho visto intorno a me i brandelli del corpo smembrato della mamma". "Chi era nella macchina?" gli hanno chiesto. "C'era mia madre nella macchina. E' morta. E' morta per la vostra incompetenza". Ieri sera migliaia di persone hanno vegliato per lei. Il ministero dell'interno alla Valletta ha chiesto che esperti forensi dell'Fbi si uniscano agli investigatori maltesi, mentre esperti europei, secondo alcuni media, sarebbero già sul posto. Il premier Muscat ha dichiarato non si darà nemmeno un momento di pausa fino a quando "saranno assicurati alla giustizia", aggiungendo che "è da irresponsabili puntare il dito contro qualcuno". Ma anche la condanna espressa dal premier ha suscitato in Matthew Galizia, anch'egli giornalista e, come la madre, membro dell'Icij, una reazione di ripulsa: "Quel clown di Muscat parlava ieri in Parlamento di una cronista che ha demonizzato per un decennio", mentre ha "riempito il suo ufficio di corrotti, la polizia di corrotti e imbecilli".

La presidenza estone del Consiglio europeo e il presidente dell'Europarlamento, Antonio Tajani, hanno affermato che la giornalista, "che ha sacrificato la vita per ricercare la verità non sarà dimenticata". Il vescovo di Malta, mons. Charles Scicluna, ha lanciato un appello a "non innescare una guerra tra noi" maltesi. Ma intanto in giro per l'isola sono comparsi in più luoghi, scritte sui muri, le ultime parole postate da Daphne sul blog: "Ci sono criminali ovunque si guardi".