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Le balle sulle ecoballe in Marocco ed il silenzio delle istituzioni italiane

In Abruzzo si preferisce fare finta di nulla ma il caso monta

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RABAT (MAROCCO). Sarà per la imminente scadenza elettorale ma il caso dei rifiuti in Marocco tiene banco da giorni e rischia di diventare un boomerang per l’attuale governo. La vicenda continua ad appassionare per una serie di notizie che rimpallano da una parte all’altra del Mediterraneo aumentando misteri e sconcertando l’opinione pubblica per quanto viene denunciato.

Intanto il Marocco ha ufficialmente vietato l'importazione di qualsiasi tipo di rifiuto e sospeso il carico italiano in attesa dei risultati delle analisi.

Lo ha deciso il Consiglio dei ministri del Marocco.

In base alla decisione presa dal governo, in futuro non sarà dunque più possibile smaltire spazzatura di nessun tipo in provenienza da altri paesi. Una decisione che ha valore di legge, ma non è retroattiva. Per questo la decisione sul carico arrivato nei giorni scorsi rimane in sospeso.

Il governo si riserva di valutare gli esiti delle analisi disposte dal Ministero dell'ambiente e in corso di realizzazione in Francia.

La palla passa ora alla ministra dell'Ambiente, Hakima El Haite, che non si esclude possa rimettere il mandato.

Un problema per molte aziende che da alcuni anni avevano iniziato a smaltire rifiuti proprio in Marocco: 450mila tonnellate ogni anno come dichiarato dalla stessa ministra dell’ambiente.

Ed ora più nulla?

Un problema anche per la Deco spa della famiglia Di Zio che dovrà trovare altre destinazioni finali per i rifiuti lavorati in Abruzzo e poi spediti via nave in Africa e in Romania.

Sono, infatti, proprio della Deco i rifiuti bloccati ancora in attesa di ulteriori analisi e al centro del spy story che in prima battuta erano stati attribuiti alla terra dei fuochi e sulla cui reale provenienza non c’è una parola definitiva nonostante alcune dichiarazioni che tenderebbero ad escluderlo.

La Deco che potrebbe chiarire bene la natura dei suoi rapporti con il Marocco non è prodiga di dichiarazioni ma avrebbe inviato un dossier al ministro per chiarire che non si tratta di rifiuti pericolosi. Ma non dice quali e quanti rifiuti tratta nei suoi impianti e se, per caso, una buona parte non provenga anche da fuori regione.

Una parola chiara dovrebbe darla la Regione Abruzzo che sa con esattezza ogni movimento dei rifiuti che escono dalla regione e autorizza ogni carico così come dovrebbe controllare le varie fasi di lavorazione.

Ma non è il momento storico migliore per pretendere chiarezza delle istituzioni locali e così l’affare si ingrossa e rischia di travolgere ministri e governi anche italiani.

In Marocco si racconta che sui rifiuti vi siano accordi ad altissimo livello e alcuni media hanno ipotizzato un qualche ruolo del Re poi smentito da altri media. Sta di fatto che il Re Mohamed VI è nella corposa lista dei "Panama papers" e titolare di società off shore...

Il ministro italiano per l’Ambiente, Luca Galletti, come il resto delle poche istituzioni pubbliche tendono per ora a smentire più che a fare chiarezza e a raccontare cosa realmente avviene sul traffico dei rifiuti.

Nei giorni scorsi Galletti ha smentito  la notizia che il carico giunto nel Paese nordafricano contenesse le ‘ecoballe’ campane, lo ha fatto dopo lo scoop giornalistico dell’Hespress, un giornale marocchino che ha pubblicato la foto dell’etichetta dei rifiuti.

Poi anche il ministro marocchino ha dovuto ammettere che i rifiuti provenivano da «Pescara».  

«Non esiste alcun accordo tra i due ministeri dell’Ambiente italiano e marocchino per lo smaltimento o il trattamento di rifiuti prodotti sul territorio nazionale italiano», ha aggiunto Galletti.

Ma l’altro inquietante tassello lo ha aggiunto il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, che ha annunciato querele a chi ha diffuso la notizia della provenienza campana dei rifiuti.

In realtà la notizia ha avuto origine marocchina e supportata da un documento del commissario straordinario per i rifiuti campano che sarebbe stato falsificato.

Nello specifico proprio la firma di De Luca sarebbe stata falsificata.

«I documenti contraffatti, diffusi ad arte in Marocco e non solo sul web», ha detto De Luca, «costituiscono elementi destabilizzanti e va accertato, insieme alla provenienza, se si tratti di tentativi di sabotaggio dell’operazione di rimozione e smaltimento delle ecoballe della Campania che è in corso. Si ribadisce ancora una volta, a tutela dello straordinario lavoro in atto – che rappresenta una risposta concreta di civiltà e di reale sfida alla camorra - che non esistono autorizzazioni di questo tipo rilasciate dalla Regione Campania, che nessun accordo è stato siglato con il Marocco, e che il bando di gara, espressamente, circoscrive l’ambito del recupero e dello smaltimento dei rifiuti a quello comunitario».

Il documento che sarebbe stato contraffatto è questo che pubblichiamo in calce ed è stato pubblicato dal sito Alraiy.com che ha riferito di un accordo tra la società israeliana ZIM con la Italcementi Heidelberg Cement Group e l'Associazione professionale di cementerie in Marocco per il trasporto dei rifiuti campani.

GreenPeace, una delle poche associazioni che sta seguendo il caso, ha chiesto chiarezza al governo italiano e ricorda come il  Marocco abbia ratificato il Protocollo di Smirne della Convenzione di Barcellona, le norme di importazione dei rifiuti in questo Paese sono particolarmente severe ed escludono, ad esempio, materiali derivanti dalla raccolta indifferenziata di rifiuti solidi urbani e rifiuti infiammabili come gli pneumatici fuori uso.

Più in generale il problema del CDR (ovvero il Combustibile da Rifiuti, chiamato anche Css) è tutto incentrato sui costi per il suo smaltimento.

In Italia e nei paesi del Nord Europa bruciarlo costa molto di più per il semplice fatto che è costosa la tecnologia di abbattimento dei fumi post-combustione per gli eventuali cementifici che vorrebbero impiegarlo.

 Ma di che natura sono realmente i rifiuti giunti dall’Abruzzo in Marocco?

«Se, come riferito dai media, l'Italia ha davvero esportato in Marocco rifiuti urbani e pneumatici fuori uso, saremmo in presenza di una palese violazione del diritto internazionale», dice Greenpeace.

DE LUCA FIRMA FALSA Notizia Pubblicata Sul m Alraiy