I RIFIUTI DELLA DECO

Il ministro marocchino conferma: «rifiuti arrivano da Pescara»

Incertezza sulle analisi delle ecoballe: «già fatte, anzi no»

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RABAT. Mentre un anziano si dà fuoco per protesta contro una riforma pensionistica che non piace e mentre il Marocco si prepara ad accogliere la conferenza mondiale sul clima e cresce la sensibilità ambientale, scoppia il caso dei rifiuti in arrivo dall’Italia e destinati ad essere bruciati in cementifici locali.

Il caso è sulle prime pagine dei giornali marocchini da dieci giorni e trattato solo da alcuni giornali italiani della zona di Napoli poichè in un primo momento, erroneamente, si credeva che i rifiuti provenissero da Taverna Del Re (Caserta).

Ieri però PrimaDaNoi.it ha raccontato come, invece, fosse già noto da alcuni giorni che il carico fosse imputabile alla Deco spa, la società della famiglia Di Zio, e che il carico fosse partito alcune settimane fa dal porto di Ortona per approdare a quello nei pressi di Al Jadida, una cittadina con un insediamento industriale nel campo energetico.

Il carico di 2500 tonnellate di ecoballe di rifiuti selezionati e destinati ad essere combustibile per cementifici locali è però giudicato da alcuni molto pericoloso mentre diverse autorità smentiscono.

La vicenda ha anche assunto i toni del giallo perchè in un primo momento si era diffusa la notizia che i rifiuti provenissero da Napoli (e qualche giornale aveva anche accostato immancabilmente l’Italia alla mafia) poi invece le foto pubblicate da Hespress.com hanno chiarito che il carico è della Deco spa.

Nel frattempo il ministro dell’ambiente, Hakima el Haite, è finito sotto accusa per aver cambiato versione più volte dando il destro all’opposizione di attaccarla duramente mentre gli ambientalisti hanno presidiato con cartelli il ministero proprio mentre la ministra teneva una conferenza stampa.

Per ora la ministra resiste e non si dimette e ha annunciato ai giornalisti di voler aprire una inchiesta tramite il ministero dell’Interno per indagare sulla vicenda dei rifiuti italiani.

E davanti a giornalisti e Ong provenienti da tutto il Marocco ha spiegato che «i rifiuti provengono dalla zona di Pescara e non sono rifiuti come li intendiamo normalmente, ma sono un'alternativa al combustibile solido. Vanno trattati e fatti essiccare per poi mischiarli ad altre sostanze per essere bruciati nei termovalorizzatori, in conformità con gli standard».

Nei giorni scorsi la ministra aveva spiegato che i rifiuti erano stati testati due volte da un laboratorio internazionale con certificazione per assicurarsi che rispettato gli standard europei ( RoHS standard di tossicità) ed i regolamenti della convenzione di Basilea.

Ieri però ha specificato che «i rifiuti non sono ancora stati inceneriti - assicura - tutto è fermo a Bouskoura, in attesa dei risultati delle analisi».

Una marcia indietro rispetto a quello che aveva assicurato in un primo momento. E cioè che i rifiuti erano già arrivati nelle sedi di smaltimento e che le analisi italiane e marocchine avevano già dato il via libera, con tanto di assicurazione per la salute dei cittadini.

Quel che è certo è che una nube scura sta già intossicando il clima politico marocchino, a poco meno di tre mesi dalle prossime elezioni del 7 ottobre.

Proprio mentre fervono i preparativi per la Cop 22, la conferenza sul clima prevista per novembre a Marrakech, l'arrivo di questo carico di 2.500 tonnellate di rifiuti è piombato come un macigno sulla testa della società civile sempre più impegnata in battaglie ecologiche.

Le associazioni ambientaliste, quasi 200, fanno cartello sotto il titolo di 'Coalition marocchine pour la joustice climatique' e sollevano lo scandalo a partire da un'inchiesta giornalistica che dà conto di quello che definisce un «traffico di rifiuti pericolosi».

Ora il ministro contrattacca: «In Marocco arrivano ogni anno 450 mila tonnellate di questi rifiuti. Sono rifiuti di tipo Rdf, refuse derive fuel, e sappiamo che non si tratta di spazzatura qualsiasi. Abbiamo affidato le analisi a una società francese. I documenti di accompagnamento che sono italiani attestano la non pericolosità. Ma il laboratorio francese ora ci dirà se il carico è in linea con i parametri Ue, se è nocivo per la salute dei cittadini». Quanto alla provenienza, dice, «arrivano sì dall'Italia, ma da Pescara e non da Napoli» come invece denunciano gli ambientalisti e «tra i documenti c'è anche la dichiarazione anti-mafia dell'azienda, la Deco che è azienda accreditata dall'Unione europea».

Tutti documenti di cui la società civile non è riuscita a prendere visione, pur avendolo chiesto.

E c'è un appello che chiama in causa direttamente il re Mohammed VI. Da molte parti si reclama una inchiesta politica su chi stia mentendo al paese.

E dopo dieci giorni la Deco spa non è riuscita a spiegare ai giornali e le agenzie italiane che l’hanno interpellata dettagli sulla vicenda per capire da quanto tempo va avanti il trasporto di rifiuti verso quel paese africano mentre è certo che da Ortona partono diverse navi piene di rifiuti anche per la Romania.

A parte le contraddizioni interne marocchine è chiaro che risulta molto più conveniente smaltire quel tipo di rifiuto (Css, cioè combustibile ricavato dai rifiuti) nei termovalorizzatori africani dove gli standard e le leggi locali sono diversi rispetto a quelli italiani, anche la burocrazia è più snella e la differenza economica permette un ricavo maggiore. A conti fatti la convenienza dell’esportazione dei rifiuti è apprezzabile non soltanto dal punto di vista economico.