RICOSTRUZIONE

Inchiesta appalti Mibact: verso conclusione degli interrogatori e chiusura inchiesta

In totale 35 indagati

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L'AQUILA.  La Procura della repubblica de L'Aquila accelera nell'ambito dell'inchiesta su presunte mazzette in 12 appalti pubblici gestiti dai Beni Culturali d'Abruzzo che ha portato all'arresto ai domiciliari di 10 persone, a 5 interdizioni dall'attività e a 20 indagati tra professionisti, funzionari del Mibact e imprenditori. A tale proposito, secondo quanto si è appreso, sono stati velocizzati gli interrogatori degli indagati per arrivare alla notifica dell'avviso di conclusione delle indagini.

In riferimento al cronoprogramma, il gip del tribunale aquilano, Giuseppe Romano Gargarella, e il pm titolare dell'inchiesta, Antonietta Picardi, hanno ascoltato 8 delle 15 persone che hanno ricevuto le misure cautelari.

I restanti 7 sono sentiti tramite rogatoria, quindi gip e pm hanno terminato il loro turno.

Gli indagati invece vengono ascoltati dai carabinieri del nucleo operativo de L'Aquila. L'accelerazione sarebbe dovuta al fatto che i pm ritengono chiare le prove emerse da intercettazioni telefoniche e ambientali, foto e video, che avrebbero verificato dazioni di danaro e un sistema corruttivo.

Altra ragione risiederebbe nel fatto che il Pm Picardi è prossima al trasferimento a Roma lasciando in eredità diverse inchieste spinose che saranno prese in carico da altri magistrati i quali dovranno studiare tutti i voluminosi faldoni e non sarà facile. Tra le inchieste che rimarranno orfane del pm titolare anche quelle che riguardano i tanti filoni sui presunti appalti truccati in Regione e che vedono coinvolti molte figure istituzionali di rilievo.

 

Intanto sul fronte degli indagati la maggior parte si è avvalso della facoltà di non rispondere mentre in pochissimi hanno fornito elementi a discarico.  

«Il mio cliente ha risposto a tutte le contestazioni siamo fiduciosi di avere dimostrato l'estraneità ai fatti di corruzione», ha detto  l'avvocato Francesco Coli, di Pesaro, difensore di Mauro Lancia, 59 anni di Pergola (Pesaro) contitolare della Lancia Srl con sede nella stessa Pergola, al termine dell'interrogatorio.

L'imprenditore e' stato l'unico tra i tre ascoltati a rispondere alle domande. Il legale  ha precisato «che le perizie di variante corrispondono a lavori che non erano previsti e prevedibili e sono stati regolarmente eseguiti, per cui non esistono i presupposti di falsità che sono stati contestati. Aggiungo che non ci sono state dazioni corruttive. L'episodio del 13 febbraio scorso nel quale lancia incontra Piccinini presso la stazione non era finalizzato a dazione di denaro ma era un incontro per la ricerca di possibili cantieri per i quali aveva chiesto l'affidamento dei lavori. Non sono stati pagati mai soldi».

 

In totale  sono stati sentiti 8 indagati, gli altri verranno ascoltati nei prossimi giorni su rogatoria nei luoghi di residenza. Tra questi figura Vito Giuseppe Giustino di 65 anni, di Altamura (Bari), presidente del Cda della societa' cooperativa l'Internazionale con sede ad Altamura, finito nelle carte dell'inchiesta anche come colui che avrebbe riso degli affari che avrebbe potuto fare con il terremoto del Centro Italia, come emerso da alcune intercettazioni, anche se il suo legale, Carlo Teot, ha smentito la circostanza. "Se ti posso essere utile, voi fate l'elenco, mo' dovete fare uno screening dei beni sotto vostra tutela: se vi serve qualcosa per i puntellamenti, via dicendo, noi siamo a disposizione", racconta Leonardo Santoro (anche lui indagato, geometra della stessa societa' barese) a Giustino, che ride piu' volte.

Giampiero Fracassa, 44 anni, direttore tecnico della Fracassa Rinaldo Srl di Teramo, (ai domiciliari), difeso dall'avvocato Guglielmo Marconi, e Alessandra Del Cane, 30enne professionista di Teramo, che ha subito la interdizione dal lavoro per due mesi, difeso da Lino Nisii.