NON RISPOSTE

Emergenza Gran Sasso, per il Governo è tutto normale

Dopo l’interrogazione di Fabrizio Di Stefano e di Sel nessuna presa di posizione dello Stato centrale

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ABRUZZO. Una semplice cronologia degli eventi senza riuscire a dare una sola risposta concreta ai tanti misteri  dal 2002.

Alla Camera dei Deputati oggi, durante il question time, si è parlato anche dell’emergenza Gran Sasso in seguito ad una interrogazione urgente formulata da Fabrizio DI Stefano e da Sel.

«Ho chiesto al Ministro quali sono le cause che hanno portato a questo stato di emergenza idrico» ha continuato Di Stefano, «in buona sostanza, anche se il Ministero ha garantito la sua attenzione, attraverso l’impegno nell’effettuare un monitoraggio e iniziative volte alla messa in sicurezza definitiva dei punti di captazione delle acque del Gran Sasso, è un’attenzione che, come si evince, è limitata unicamente ad azioni preventive, senza entrare realmente nel merito di quali sono le cause di questo inquinamento. In conclusione la risposta è insoddisfacente; infatti è chiaro che il problema, per essere risolto, dev'essere risolto alla radice, ma se non se ne conoscono le cause allora è davvero difficile che si arrivi ad una soluzione efficace; una soluzione che faccia sì che l’inquinamento non si verifichi di nuovo e che di nuovo non venga messa

a rischio la salute dei cittadini e la potabilità dell’acqua da erogare alla popolazione».


A rispondere Domenico Rossi, Sottosegretario di Stato per la Difesa, che ha ricordato come «le problematiche relative alle potenziali interferenze tra la captazione di acque ad uso umano dal bacino idrico del Gran Sasso e l'attività di ricerca dell'Istituto nazionale di fisica nucleare sono state affrontate nell'ambito della gestione emergenziale della struttura commissariale istituita con ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri del 18 luglio 2003, n. 3303, che ha operato in stretta collaborazione con le amministrazioni e gli enti pubblici competenti nella specifica materia fino alla data del 22 marzo 2013».


Successivamente tutta la gestione commissariale è passata in capo ai Laboratori individuati come soggetto per ultimare e completare le opere iniziate dal commissario Angelo Balducci.


«NESSUNA RESPONSABILITA’ DEI LABORATORI»  

Per quanto riguarda l’incidente del 9 maggio -ha spiegato il Governo- «l'Istituto nazionale di fisica nucleare ha rappresentato che deve essere escluso ogni coinvolgimento dei laboratori», come era già stato dichiarato il 10 maggio scorso.

Dal 1 maggio scorso infatti in concomitanza dei lavori di pavimentazione che costituiscono proprio il completamento dell’opera iniziata nel 2004 l’acqua captata nei laboratori ea stata messa a scarico in via precauzionale.

Il sottosegretario ha poi citato la lettera della Asl di Teramo nella quale si paventa come possibile una contaminazione dovuta a lavori autostradali nel traforo.



I LAVORI DI BALDUCCI

In merito alla situazione riguardante il complesso sistema Gran Sasso, ha ribadito il sottosegretario, «l'Istituto evidenzia inoltre che dalla documentazione in suo possesso risulta che il commissario aveva previsto un piano di interventi da realizzare durante tre distinte fasi: la prima di urgenza e di indifferibilità; la seconda di emergenza e la terza ordinaria; i lavori coinvolgevano sia i laboratori sotterranei, sia l'acquifero del Gran Sasso, sia il sistema autostradale. Risultano realizzati e collaudati dal commissario gli interventi previsti per i tre ambiti strutturali predetti, durante la fase di urgenza, conclusasi il 31 marzo 2008».



LA COMMISSIONE DEL 2011

Il Governo ha poi ricordato che nel 2011 è stata costituita una commissione per valutare i lavori svolti e la  «completa messa in sicurezza e della protezione del sistema idrico Gran Sasso».

«La predetta Commissione, nella seduta del 13 ottobre 2014 (11 anni dopo l’arrivo del commissario ndr)», ha spiegato Rossi, «ha individuato la necessità di acquisire gli atti progettuali relativi alla messa in sicurezza dell'acquifero, a partire dall'intervento fatto dall'allora commissario delegato, nonché la necessità che venisse immediatamente attivato un piano di sicurezza complessivo dell'acquifero ed un monitoraggio, in continuo, da attivarsi anche in cooperazione tra la Ruzzo Reti e la direzione regionale sanità. Considerata, inoltre, la complessità del percorso di messa in sicurezza, ha individuato due gruppi di lavoro per condividere le informazioni sullo stato dell'arte e sulle attività realizzate.  La Commissione tecnica ha proseguito i lavori di competenza anche alla luce dei recenti eventi, individuando ulteriori lavori necessari per la messa in sicurezza del sistema Gran Sasso».


Durante tutto il lungo intervento il sottosegretario non ha mai pronunciato parole come “omissioni”, “ritardo”, e neppure “lentezza”, scandendo una cronologia che supera abbondantemente un decennio e riuscendo a non spiegare cosa non abbia funzionato o quali siano le ragioni delle contaminazioni o della mancata messa in sicurezza pure assicurata per 10 anni fa.

 

SEL: DUBBI SU LAVORI DI BALDUCCI

Nella sua replica la deputata Serena Pellegrino (Sel) ha detto: «ritengo che sia veramente gravissimo che, dopo tutti questi anni e le ingenti risorse - infatti 84 milioni sono risorse importanti- (...) che sono state investite, accadano ancora fatti di questo tipo che lasciano molte ombre sulla bontà del lavoro svolto dal commissario e sulla tutela effettiva della salute dei cittadini che attingono a questo bacino idrico.    

Dal 2002 sono stati spesi milioni di euro, sono state diffuse centinaia di rassicurazioni, presentati decine di esposti, ci sono stati un processo e anche un commissariamento, che non doveva accadere, ma evidentemente ci sono stati ben pochi risultati, se si continuano ancora a verificare questi gravi episodi. Anche gli enti pubblici, quelli che dovrebbero tutelare la salute pubblica, non hanno certamente brillato per completezza e correttezza nell'informazione, e nemmeno, tranne che in questo ultimo caso, per la tempestività. Un solo obiettivo è sempre chiaro dal 2002 ad oggi: tranquillizzare, minimizzare, dichiarare cessate le emergenze, che poi ritornano sempre.   Il commissario Balducci ha speso 84 milioni di euro per la messa in sicurezza dei laboratori e ancora oggi si rileva l'inefficacia di quegli interventi, ancora necessità di ulteriori interventi. Peccato, inoltre, che da un accertamento successivo dell'Istituto superiore di sanità la messa in sicurezza della pavimentazione prevista a protezione dell'acquifero risulta non essere mai stata completata, e lei, infatti, oggi ci dice che si stanno cominciando a fare i lavori della pavimentazione. Già nel 2013 l'Istituto superiore di sanità certificava l'incompatibilità tra captazione delle acque ad usi idropotabili e attività dei laboratori di fisica nucleare. Sempre l'Istituto superiore di sanità e la stessa ASL hanno ammesso che le captazioni ai laboratori e ai tunnel non rispettano i requisiti di legge, quelli citati all'articolo 94 del Testo unico dell'ambiente, che è dimenticato, sottosegretario, dimenticato, in quanto le sostanze stoccate sono troppo vicine ai punti di prelievo».




LEGGI RISPETTATE PER I LABORATORI?

La deputata ha poi ricordato che i laboratori del Gran Sasso sono classificati quale impianto a rischio di incidente rilevante ed è quindi sottoposto a precisi obblighi.


«La presenza di 1.040 tonnellate di nafta pesante, di 1.292 tonnellate di trimetilbenzene - voglio ricordare che questa sostanza, che viene chiamata pseudocumene, è un neurotossico -, 45 sorgenti radioattive, dal cesio 137 all'americio 241 (di cui tre abbastanza rilevanti), seppure utilizzate in appositi contenitori», ha etto l’onorevole Pellegrino, «è completamente ed inequivocabilmente incompatibile con la presenza di punti di captazione. Ce la beviamo quell'acqua! L'uso di migliaia di tonnellate di sostanze pericolose per gli ambienti acquatici, nonché di sostanze radioattive all'interno di un vero e proprio serbatoio di acque come il Gran Sasso, che rifornisce sorgenti a decine di chilometri di distanza, dal Tirino alle sorgenti del Pescara, passando per il Vera, a nostro avviso è troppo rischioso, perché, in caso di incidente rilevante, gli effetti si potrebbero avere su vastissime aree.  Ci sono, inoltre, due tunnel autostradali che attraversano una montagna piena d'acqua, un patrimonio. I laboratori dell'Istituto nazionale di fisica nucleare del Gran Sasso, fiore all'occhiello della ricerca italiana, sono una potenziale “bomba ecologica” sotto le viscere delle montagne, in grado di minacciare le riserve di acqua idrica potabile alimentate dalla sorgente che dà da bere a mezzo Abruzzo. Al suo interno vengono condotti esperimenti delicatissimi; tuttavia, la presenza di stock di materiali tossici o, addirittura, radioattivi rende incompatibile la compresenza dei laboratori con diversi punti di captazione delle acque che vengono distribuite a uso potabile a mezza regione, dato il rischio di possibili incidenti, che, infatti, come abbiamo visto, di tanto in tanto capitano».


NUOVI LAVORI PER OLTRE 100 MLN SENZA AVERE RISPOSTE

«Ora», ha ggiunto la deputata di Sel, «pensiamo a nuovi costosissimi interventi: vero, importante, sono da fare, ma è evidente che bisogna capire bene che tipo di opere sono state fatte nel passato e che tipo di opere stiamo andando a fare per il futuro, che non siano i soliti pannicelli caldi che fanno fare la partita di giro, probabilmente, a qualcuno molto interessato; se è una questione di parzialità di intervento o di irregolarità dello stesso prima di intervenire di nuovo. Penso anche che, a questo punto, potrebbe essere il caso di aprire semplicemente un'indagine da parte della Corte dei conti e aprire un fascicolo sulla questione. Oggi, anche se l'emergenza sembrerebbe finita ufficialmente, ci sono ancora troppe cose che devono essere spiegate e chiarite per capire che cosa è successo, e bisognerà anche imporre un cambio radicale della gestione dell'acqua. Sottosegretario, abbiamo sostanzialmente privatizzato la gestione dei bacini idrici, pensando che fosse la panacea di tutti i mali. Questo non è stato e si verifica tutti i giorni che questo non è. E noi dobbiamo comunque tenere sempre in considerazione che questa è la risorsa primaria per la nostra vita su questa terra».