VERITA' E GIUSTIZIA

Rigopiano. La valanga? «Innocente come i bambini»

Il flash mob dei parenti delle vittime a tre mesi dalla tragedia

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2469

FARINDOLA. Sono già tre mesi. Ventinove famiglie aspettano la verità sulla tragedia dell’hotel Rigopiano. E dovranno attendere ancora anni prima che questo supplemento di strazio possa terminare.

Le indagini della Procura vanno a rilento per i molti rilievi tecnici di cui c’è bisogno e anche per il cambio del pubblico ministero: il procuratore aggiunto Tedeschini entro la metà di maggio lascerà la Procura di Pescara.

A lavorare rimarrà il pm Andrea Papalia che sarà diretto dal nuovo procuratore capo Massimiliano Serpi al quale sarà illustrata tutta l’attività finora svolta e prenderà le redini del caso e magari sarà lui direttamente ad istruire il processo.

Prima dell’addio di Tedeschini, comunque, potrebbe arrivare una svolta: dopo l’arrivo del rapporto dei carabinieri forestali partiranno i primi avvisi di garanzia.

Gran parte delle indagini si è conclusa, sono state sequestrate migliaia di documenti e milioni di files nei computer che sono analizzati ancora dai periti informatici e tecnici.

Il quadro sommario è chiaro e riguarda gli aspetti già noti di tutte le criticità della vicenda: la strada provinciale bloccata dalla neve e dalla mancanza di spalaneve disponibili la notte del 18 gennaio 2017 che ha permesso alla colonna di soccorritori di raggiungere il luogo della tragedia dopo oltre 12 ore di estenuante cammino.

Sarà il processo che stabilirà se quel ritardo è stato determinante per le morti oppure no, se le 29 vittime potevano salvarsi oppure no.

Sta d fatto che dopo la tragedia sono emerse molte irregolarità sul prestigioso resort ristrutturato nel 2007 e che aveva da una parte molte opere abusive facili da individuare grazie alle tante foto sparse sul Web ma che nessun ente pubblico (primo tra tutti il Comune di Farindola) ha mai notato o contestato.

C’è poi l’aspetto della costruzione e dunque delle autorizzazioni alla ristrutturazione in quel luogo che oggi appare estremamente pericoloso, allo sbocco del canalone della morte che ha indirizzato la valanga proprio sulla struttura.

Oltre al dolore non si respira tranquillità tra i parenti delle vittime che più volte hanno denunciato presunti “scaricabarile” delle istituzioni e degli amministratori locali che continuano a dare tutta la colpa alla imprevedibile fatalità.

Il comitato delle vittime (che rappresenta solo 25 vittime) si è organizzato anche per il futuro processo che conterà almeno 29 parti civili oltre l’accusa rappresentati dalla procura e si preannuncia molto seguito.



Intanto martedì 18 aprile il "Comitato Vittime Rigopiano" organizza la manifestazione "Flash Mob, Rigopiano tre mesi dopo..." in piazza della Rinascita. L’appuntamento è per le ore 16 nei pressi di Piazza della Repubblica (Stazione Pescara Centrale) per poi dar vita ad un corteo e arrivati in piazza Salotto i familiari e amici formeranno un grande cerchio umano.

Alle ore 16.48 l’orario presunto della tragedia sono previsti squilli di tromba con Silenzio d’ordinanza che annuncerà «l’arrivo dei bambini, che, come dei candidi fiocchi di neve, indosseranno una t-shirt bianca, colore della purezza della neve. Al suono della tromba tutti i bambini correranno verso il cerchio, come corse la valanga sui nostri cari, perché la neve e la natura non sono responsabili della morte dei nostri cari, ma sono innocenti come i bambini che la rappresenteranno».

Una metafora che chiarisce ancora una volta come i parenti delle vittime credano con forza che la tragedia poteva e doveva assolutamente essere evitata.

Il flash mob sarà accompagnato dalle note de “Il Cerchio della Vita” canzone cantata in italiano da Ivana Spagna per poi terminare alle ore 16.53 con la tromba che intonerà il "Silenzio fuori ordinanza".

Nei giorni scorsi proprio il comitato ha contestato quanti in questi mesi hanno promosso libri, donazioni, vacanze ed iniziative di ogni genere «sfruttando il nostro dolore».

«Siamo noi che abbiamo perso tutto in questa tragedia», hanno spiegato, «siamo noi che abbiamo pagato il prezzo più alto, per cui vorremo almeno essere interpellati prima di manifestare tutta questa generosità in nome di Rigopiano».