LE MOTIVAZIONI

Grandi rischi bis, Bertolaso si salva grazie ai «preconcetti» e alle «accuse mai fatte»

De Bernardinis unico condannato non avrebbe eseguito ordine del capo

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L'AQUILA. «La serena e non preconcetta lettura della telefonata (tra Guido Bertolaso e Daniela Stati, ndr) esclude in modo incontrovertibile l'esistenza di qualsiasi nesso di causalità tra quanto affermato da Bertolaso e i successivi tragici accadimenti del 6 aprile 2009», giorno del terremoto che ha distrutto il capoluogo abruzzese provocando 309 morti.

Con questa motivazione, come si legge nelle 18 pagine depositate lo scorso 1 dicembre, il giudice del tribunale dell'Aquila, Giuseppe Grieco, assolve l'ex capo dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso nell'ambito del cosiddetto processo Grandi rischi bis.

Secondo il giudice, «una volta appreso il contenuto delle dichiarazioni rassicuranti rese dal suo vice», Bertolaso doveva «farsi carico di smentirlo attraverso un intervento ufficiale volto a informare la popolazione aquilana» ma un'accusa di questo tipo «non è stata sottoposta al decisivo vaglio dibattimentale e non ha mai formato oggetto di alcun tipo di contraddittorio tra le parti» né c'è «il benché minimo riferimento» nel capo di imputazione.

Nel procedimento Bertolaso era accusato di omicidio colposo plurimo e lesioni, in particolare per aver organizzato una «operazione mediatica perché vogliamo rassicurare la gente», come disse in un'intercettazione, convocando la riunione di esperti del 31 marzo 2009, a cinque giorni dalla scossa sismica distruttrice.

Per il giudice Grieco «soltanto una lettura preconcetta e non serena delle parole pronunciate da Bertolaso può condurre a una diversa interpretazione di quel colloquio» con l'assessore Stati.

«Soltanto partendo dal pregiudizio dell'esistenza di un suo retropensiero - insiste la sentenza - può ritenersi che l'imputato, al di là del significato letterale delle espressioni usate, abbia inteso indurre la sua interlocutrice a riportare alla popolazione notizie tranquillizzanti in ordine al rischio di una scossa sismica di forte intensità».

Nel procedimento principale i sette esperti della Commissione grandi rischi sono stati a loro volta processati per aver rassicurato la gente e sottovalutato il rischio sismico che c'era, condannati in primo grado, ma poi assolti in Appello e Cassazione, tranne l'ex numero 2 di Bertolaso, Bernardo De Bernardinis, condannato in via definitiva a due anni di carcere.


Un processo impostato male e portato avanti per una strada che sembrava di capire monca e sbagliata che di fatto ha permesso a Bertolso di essere prosciolto ma soprattutto di non chiarire con certezza cosa accadde realmente quei giorni e se c’era o meno una visione preconcetta e dun messaggio precostituito di rassicurazione a prescindere per la popolazione.


E qui il giudice scrive a proposito delle responsabilità di Bertolaso capo capace di “imporre” ordini al suo vice: «tutto ciò appare totalmente privo di fondamento, anzitutto perché non vi è il benché minimo riscontro probatorio e in secondo luogo perché risulta inaccettabile e anche offensivo ridurre il ruolo di De Bernardinis, professionista qualificato e figura di primissimo piano nell’ambito della Protezione civile nazionale, al rango di acritico esecutore di decisioni altrui».


Resta il dubbio sul perchè lo stesso Bertolaso non si sia dissociato ufficialmente dal messaggio di De Bernardinis o non abbia corretto il tiro del messaggio errato.

Del resto proprio il processo Bertolaso non si doveva fare così come già sancito dalla procura che aveva chiesto più volte l’archiviazione e che solo dopo le pressioni del “territorio” e l’avocazione presso la procura generale si è potuto procedere con la richiesta di processo e rinvio a giudizio.