TERREMOTO

Ingv, a fine anno chiude la sede aquilana

La Regione non ha chiuso l’accordo

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L’AQUILA. L’Ingv pronta a chiudere la sede aquilana? La smobilitazione dovrebbe avvenire alla fine dell’anno.

La motivazione? Mancano i fondi. Dopo il terremoto la sede aquilana è stata inaugurata grazie ad un accordo tra il Miur e l’Ingv: un’autonomia quinquennale, con scadenza al 31 dicembre 2015, poi prorogata di un anno.

Adesso il tempo stringe.

Come ricostruisce oggi in un articolo Il Sole 24 ore dopo la partnership con il Ministero della Ricerca scientifica, servirebbe una convenzione tra Ingv e Regione Abruzzo. «A parole tutti d’accordo», si legge sul giornale di Confindustria, il sismologo «Galadini (coordinatore della struttura) tra una ricognizione e l’altra sul campo per studiare le faglie abruzzesi (quella di Amatrice nasce nella frazione di Preda e arriva fino alla valle del Vomano, 20 chilometri più a nord, a cavallo tra Lazio e Abruzzo) cerca di sensibilizzare uno a uno tutti i big regionali, dal presidente Luciano D’Alfonso al suo vice aquilano Giovanni Lolli, ex deputato del Pd nonché sodale della triade politica (la senatrice Stefania Pezzopane e il sindaco Massimo Cialente) che da oltre una decina di anni tiene in pugno le sorti dell’Aquila. Niente da fare. A parole dicono che la struttura sia fondamentale, ma poi nessuno, tantomeno l’assessore regionale al Bilancio, Silvio Paolucci, s’impegna per tradurre in denari sonanti l’impegno sottoscritto».

Il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle Riccardo Mercante, ha presentato una interrogazione al presidente D’Alfonso. «A distanza di pochissime settimane dal terribile terremoto che ha devastato Amatrice ed ha colpito duramente anche il nostro territorio sta per scomparire una struttura che ha, tra le sue finalità, proprio quella di studiare le dodici faglie che attraversano il sottosuolo abruzzese e che sono state causa, fino ad oggi, di fenomeni sismici di spaventosa intensità come quello de l’Aquila del 2009», sottolinea Mercante.

Anche perché uno dei compiti principali dell’istituto è il controllo della sismicità della faglia di Campotosto, sotto l’omonimo lago che, in caso di rottura delle dighe, riverserebbe le sue acque sull’intera valle del Vomano.

Un ruolo strategico che, a quanto pare, la struttura aquilana non potrà più svolgere per mancanza dei fondi necessari.

«Una lacuna gravissima – ha spiegato Mercante – soprattutto ove si consideri che attraverso una opportuna attività di studio e prevenzione, così come accade in altri paesi come la California od il Giappone, sarebbe possibile ridurre al minimo, se non azzerare, gli effetti devastanti dei terremoti, sia in termini di vite umane che di danneggiamenti al patrimonio artistico ed edilizio. Prevenzione che da noi è fortemente deficitaria e che, con la chiusura della sede aquilana dell’INGV rischia di scomparire completamente, nonostante l’Abruzzo sia la Regione a più elevato rischio sismico non solo d’Italia ma di tutta l’Europa»

Mercante ha chiesto un intervento da parte della Regione su tale questione così come sulla predisposizione di un sistema di allarme presso la diga di Campotosto.