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E’ morto Tonino Valerii dagli spaghetti western a Sergio Leone

Era di Montorio al Vomano

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ROMA. E’ morto in una clinica romana Tonino Valerii, uno dei maestri del cinema italiano; uno dei padri del western europeo. Aveva 82 anni.

Tonino Valerii era nato il 20 maggio 1934 a Montorio al Vomano. Nel 1955 si è trasferito a Roma per frequentare il Centro sperimentale di cinematografia, dove fu allievo tra gli altri di Alessandro Blasetti e dove si diplomò in regia e sceneggiatura.

Valerii iniziò a farsi notare nel panorama del cinema italiano con il film “Tutto è musica” di Domenico Modugno, del quale scrisse il soggetto. Subito dopo il regista venne pagato per scrivere la storia di “La cripta e l’incubo di Camillo Mastrocinque”. Solo pochi mesi dopo, nel ’64, il regista si fece notare dall’icona nascente dello spaghetti-western del tempo, Sergio Leone. Leone gli chiese infatti di fare da assistente regia sia per il suo ‘Per un pugno di dollari’ che per ‘Per qualche dollaro in più’ (anche se in realtà in Per un pugno di dollari Valerii non è accreditato).

Nel ’66, Valerii iniziò la sua vera carriera da regista. In quell’anno, infatti, ha firmato il soggetto, la sceneggiatura e la regia di ‘Per il gusto di uccidere’, con Craig Hill e George Martin.

Due anni dopo ‘Per il gusto di uccidere’, Valerii si è dedicato alla realizzazione su grande schermo del romanzo di Ron Barker, Der Tod ritt dienstags (I giorni dell’ira), sceneggiato da Ernesto Gastaldi, con due star dello spaghetti-western del tempo: Giuliano Gemma e Lee Van Cleef, quest’ultimo reduce dai successi ottenuti con Il buono, il brutto, il cattivo e Per qualche dollaro in più.

Il film di Valerii si presenta psicologico e violento, com’era già stato Per il gusto di uccidere. Inoltre è rimasta celebre del film la colonna sonora realizzata da Riz Ortolani, recentemente utilizzata anche in Kill Bill vol. 2 da Tarantino, grande appassionato del genere. A lui si deve l’innovativa (per quel tempo) tecnica cinematografica di seguire il nemico da lontano in “I giorni dell’ira”.

Nel 1973 ha diretto Henry Fonda e Terence Hill in “Il mio nome è Nessuno”, film nato da un’idea di Sergio Leone ancora con la sceneggiatura di Ernesto Gastaldi, che risulta essere un vero e proprio omaggio al cinema leoniano e al western in generale. Un film, venduto ai produttori, come più volte affermò Leone, raccontando i primi 3 minuti, senza sapere come il film sarebbe proseguito. La pellicola fu un grandissimo successo di pubblico, tra i primi tre incassi del 1973.

Nel 1986 ha scritto e diretto “Senza scrupoli”, film erotico interpretato da Marzio Honorato e Sandra Wey (lanciata come protagonista nel sequel di Histoire d’O). Il film si avvale della colonna sonora scritta da James Senese e Joe Amoruso oltre che della fotografia a opera di Giulio Albonico.

Negli ultimi anni Valerii si è occupato soprattutto di sceneggiati TV e altri prodotti per la Rai.

Nel 1996 è stato l’ideatore della rassegna cinematografica Roseto Opera Prima, dedicata ai registi italiani esordienti, che si svolge ogni estate a Roseto degli Abruzzi, giunta alla XXI Edizione.

Tonino Valerii lascia la moglie Rita, i figli Francesca, Andrea, Luca, e la sorella Rosella. I funerali si svolgeranno a Roma.

Cordoglio è stato espresso dalla amministrazione comunale di Teramo dal sindaco Maurizio Brucchi e l’assessore alla Cultura Marco Chiarini.

«Il mio cordoglio oggi è doppio, non solo per il mio ruolo istituzionale come assessore alla Cultura, ma anche e soprattutto come regista, per il mestiere che ci univa. Tonino Valerii è stato non solo un protagonista del cinema italiano ma soprattutto, per me,  un esempio per il suo magistero che ha unito con grandissima sapienza l’arte alla concretezza artigianale, propria anche di un altro grande protagonista come Gianni Di Venanzo. Non a caso aveva scritto un ‘Manuale dell’aiuto regista’, libro prezioso fortemente legato alla perfetta conoscenza del set e delle sue complesse dinamiche, che lo avevano visto accanto a grandi come Alessandro Blasetti, Camillo Mastroncinque e Sergio Leone. E proprio dal confronto con quest’ultimo era nata la sua passione per il genere western a cui lascia due capolavori come ‘Il mio nome è nessuno’ e ‘I giorni dell’ira’. Ma Tonino ha anche dato molto al nostro territorio a cui si è dedicato prima contribuendo alla nascita del ‘Premio per la fotografia Di Venanzo’ e poi con ‘Roseto opera prima’, la bella rassegna dedicata ai registi esordienti di cui è stato ideatore e curatore per molti anni».