IL PUNTO

Accordo sul piano triennale per abbattere il 75% dei cinghiali in 2 anni

Presentato ieri in Prefettura il programma di azione della Regione

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CHIETI. Un piano triennale che ha lo scopo di eliminare gli ungulati nelle aree antropizzate collinari e pianeggianti dove l’utilizzo agricolo è intensivo e dove si snodano le più rilevanti vie di comunicazione stradali abruzzesi ed anche in alcune zone di ripopolamento e cattura.

Questa è la priorità, in seconda battuta si penserà alle zone montane e pedemontane boscose, con gli stessi strumenti per arrivare a ridurre la popolazione ad «una densità agroforestale più adeguata».

C’è l’intesa anche della prefettura di Chieti sul piano presentato dalla Regione ieri mattina nella Sala del Consiglio provinciale di Chieti, presenti l’Assessore Regionale alla Caccia, Dino Pepe, il Prefetto, Antonio Corona, e il Presidente della Provincia, Mario Pupillo, i quali hanno incontrato numerosi sindaci sulla questione della presenza di cinghiali sul territorio.

La Regione prevede una riduzione del 75% del danno nel triennio 2017-2019, grazie agli interventi del Piano, con un risparmio di circa 2 milioni di euro e la riduzione drastica degli incidenti stradali provocati dall’attraversamento di cinghiali che avvengono nelle aree non vocate. Queste risorse permetteranno l’aumento della quota di rimborso per i danni da cinghiali agli agricoltori (attualmente liquidati al 35% del danno stimato)

Gli interventi predisposti dall’ente saranno attuati grazie a strumenti già a disposizione e contenuti nel regolamento regionale della caccia al cinghiale ovvero caccia e controllo.


L’assessore Pepe ha annunciato anche novità nelle attività di caccia al cinghiale alla braccata con le squadre.

Nel Piano d’azione infatti, tale tecnica di caccia «sarà possibile anche nelle aree non vocate» (tecnica attualmente vietata dal regolamento in tali zone).

«E’ noto che i serbatoi naturali della riproduzione della specie sono parchi e riserve della nostra regione – ha proseguito Pepe – Organizzeremo quindi una serie di incontri con le Prefetture, gli Enti Parco ed i rappresentanti del Corpo Forestale dello Stato e della Polizia Provinciale per proporre l’avvio delle operazioni di controllo e contenimento all’interno delle aree protette».


Il Prefetto si è quindi soffermato sui motivi giuridici che ostano alla legittima adozione, in materia, di ordinanze contingibili e urgenti ex art. 54/c.4, TUEL.

In particolare, al di là di ogni possibile considerazione sulla potestà astratta del Sindaco di agire nella circostanza, come anche su aspetti specifici della questione, le disposizioni contenute negli schemi di provvedimento proposti dai Sindaci collidono con situazioni disciplinate da norme di natura penale e, per ciò stesso, coperte da riserva assoluta di legge.

«La ‘strada maestra’ è e rimane la via ordinaria», ha aggiunto il Prefetto, «occorre un percorso che conduca a una soluzione duratura e condivisa che tenga conto di tutti gli interessi in campo, per primo la sicurezza delle persone. Ognuno deve fare la propria parte», ha continuato Corona.

«L’incontro di oggi, per la cui convocazione ho ricevuto la immediata adesione dell’Assessore Pepe, che ringrazio a nome di tutti e mio personale» ha concluso il Prefetto, «è un primo, importante passo nella giusta direzione».