IL DRAMMA

Un mese dal terremoto di Amatrice. Il Vescovo: «gli interessi non intralcino ripresa»

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AMATRICE (RIETI). Ad Amatrice, a un mese dal sisma, è stato il giorno del ricordo, del bisogno di rinascita e, soprattutto, della speranza che ha il nome di Alessia, una bimba di quasi dieci mesi, uscita miracolosamente indenne, insieme ai suoi genitori, Claudia e Gaetano Galli, da un condominio di piazza Sagnotti, l'angolo della città dove si è registrato il più alto numero di vittime, ventidue, in due soli edifici.

Alessia è stata battezzata dal Vescovo di Rieti nel giorno in cui Amatrice ha voluto ricordare le sue vittime, con una messa celebrata in una tenda, a due passi dalla più grande delle 11 tendopoli allestite dopo il sisma, ora in lento smantellamento.

Un rito analogo a quello del pomeriggio ad Arquata del Tronto, dove, presente il presidente della Camera Laura Boldrini, è stata celebrata una messa di suffragio per le 51 vittime marchigiane del terremoto.

Ad un rito e all'altro ha partecipato il commissario per la ricostruzione Vasco Errani: "Ricostruiremo al cento per cento", ha assicurato. Parole che si saldano idealmente a quelle pronunciate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che da Casale Monferrato ha chiesto massimo impegno per "la ricostruzione in modo che le comunità tornino come prima"; e a quelle del premier Renzi, che a Prato ha ricordato le vittime del terremoto, invitando a "pensare alle prossime generazioni" attraverso la prevenzione, anziché "piangere il giorno dopo". E' stato proprio il Vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili, nella sua omelia, a ricordare quanto la comunità più colpita dal terremoto, che un mese fa ha sconvolto il centro Italia, senta il bisogno di rinascere.

"Ce la faremo? Questa è la domanda che serpeggia nell'animo di tutti i sopravvissuti", ha detto mons. Pompili. "In questo interminabile mese che ci lasciamo alle spalle - ha aggiunto - mi sono chiesto spesso che cosa ci direbbero quelli che non sono più tra noi. Non ho trovato una risposta puntuale, se non immaginaria. Ho percepito, però, un grido che sale dalle tante, troppe, vittime di questo evento catastrofico: non siate superficiali! E oggi ce lo ripetono sommessamente: non commettere l'errore di riprendere tutto come se nulla fosse accaduto! Qualcosa è cambiato e definitivamente. Ma non è l'ultima parola", ha aggiunto il Vescovo.


La saggezza, ha detto, "invita a camminare rasoterra senza smettere di guardare in alto": "Dobbiamo riprendere a camminare così. Lo dobbiamo, anzitutto, a questa bambina che sta per essere battezzata, ma anche a questi luoghi che già hanno conosciuto l'abbandono e non meritano il deserto". Poi Pompili si è rivolto alle istituzioni. "Anche noi stiamo per essere consegnati nelle mani degli uomini. Più concretamente, nelle mani delle istituzioni che ci hanno assicurato che questi luoghi torneranno a vivere come e meglio di prima", ha detto ancora il Vescovo di Rieti. "Siamo anche nelle mani - ha aggiunto - di chi dovrà tradurre questo impegno senza lasciarsi fuorviare da altri interessi. E soprattutto nelle nostre mani che non possono restare inerti o nostalgiche, ma debbono ritrovare l'energia e la voglia di ricostruire insieme". Ad ascoltare le parole di Pompili c'erano il sottosegretario Claudio De Vincenti, il capo della protezione civile, Fabrizio Curcio, il commissario del governo per la ricostruzione, Vasco Errani, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e i sindaci. "Condivido le parole del Vescovo. Un'omelia perfetta", ha detto Errani lasciando Amatrice. "Ricostruire - ha aggiunto il commissario - vuol dire programmare, ed è quello che stiamo facendo. Dobbiamo uscire dall'emergenza - ha concluso - e ricostruire il cento per cento. Ce la faremo tutti insieme, ognuno per la sua parte".