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Don Gatto, «I Casalesi volevano lavori nella ricostruzione aquilana»

Il prelato minacciato dalla mafia: «non ho paura»

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L’AQUILA. «I Casalesi volevano ottenere, tramite me, lavori nella ricostruzione privata».

E’ il racconto shock di don Giovanni Gatto, il parroco di Tempera che, nei giorni scorsi, su Facebook ha raccontato la sua storia.

Il prelato ha scritto sulla sua pagina: «a seguito di nuove minacce, mi affido solo a Dio e chiedo a Gesù di aiutarmi ancora di più a perdonare e a pregare per certe persone» riferendosi proprio ad intimidazioni da individui appartenenti al clan camorristico dei Casalesi.

«Forse speravano che, usando un sacerdote, avrebbero guadagnato più velocemente la fiducia delle persone», ha raccontato il prelato in una intervista a News Town. «Non erano interessati alla ricostruzione pubblica né espressero la volontà di parlare con qualche politico. So che anche altri sacerdoti, subito dopo il terremoto, ricevettero richieste simili».

La vicenda è iniziata 5 anni fa: «era venerdì santo, ad un certo punto due persone entrano e chiedono di vedermi. Uno dei due chiede di potersi confessare. All'inizio lo ascolto poi inizia a parlare d'altro, inizia a chiedermi se posso aiutarlo a fare dei lavori, non solo per la chiesa ma in generale, per le case. Dice che ha bisogno di lavorare perché ha famiglia. A quel punto capisco chi ho di fronte e, poco dopo, è lui stesso a dirmelo. A quel punto mi arrabbio, interrompo il colloquio e mando via il mio interlocutore, accompagnandolo fuori. Lì noto anche il secondo individuo in attesa ma non faccio in tempo a visualizzarlo bene. Non posso parlare delle minacce e di altre cose perché i carabinieri stanno indagando ma posso raccontare che, prima di andare via, questa persona mi disse, in malo modo: “Ci rivedremo”. Qualche giorno fa l'ho rivista davvero, accompagnata sempre da un compagno, penso lo stesso di cinque anni fa».

«In questo lasso di tempo non si era fatto vivo nessuno. Per questo l'altro giorno, quando ho rivisto la persona che venne da me nel 2011, mi sono preoccupato. Ho ripensato istintivamente a quella frase: “Tanto ci rivedremo”».

Furono loro a dirgli che erano Casalesi: «non posso rivelare in che modo me lo fecero capire ma l'ho detto in maniera chiara e precisa ai carabinieri. So che anche altri sacerdoti vennero avvicinati ma è un fatto risalente all'immediato post terremoto, quando era ancora possibile fare l'assegnazione diretta dei lavori. Perché proprio io? Non lo capisco, dal momento che non ho nessun potere. Quello che sospetto è che mi abbiano avvicinato su indicazione di alcune persone che millantavano di essere mie amiche e che avevano fatto il mio nome. Forse speravano di usare la mia figura per presentarsi ai privati. Non mi parlarono di politici. Volevano usare la mia immagine, quella di un sacerdote, di un parroco, per ottenere fiducia dagli abitanti».

Per il momento le forze dell'ordine non hanno ravvisato le condizioni per l'assegnazione della scorta: «saranno loro a decidere, in base al rischio, se ho bisogno o meno della scorta. Io non ho paura», ha chiuso don Giovanni.