OLTRE LE MODIFICHE

Referendum costituzionale, la Jp Morgan dietro le modifiche volute da Renzi?

Il 4 dicembre si vota

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ROMA. La banca Jp Morgan dietro le riforme della Costituzione volute da Matteo Renzi?

A leggere i documenti ufficiali firmati dalla finanziaria con sede a New York, leader nei servizi finanziari globali, a qualcuno è venuto il dubbio.

Il referendum è alle porte, si vota il 4 dicembre. La riforma del premier Renzi fa discutere anche perché alcune delle modifiche sono proprio quelle auspicate e, in qualche modo suggerite, dalla banca d'affari formalmente denunciata dalla Casa Bianca come «responsabile della crisi dei subprime».

Jp Morgan che negli anni scorsi ha ammesso la responsabilità per gli errori che provocarono la più grande crisi finanziaria del XXI secolo in seguito alla bolla immobiliare del 2008.

Secondo le accuse Bear Sterns e la Emc Mortgage, cioè il braccio della banca che si occupava dei mutui, truffarono consapevolmente gli investitori che comprarono i pacchetti azionari - che in realtà erano "pacchi" veri e propri.


Le vendite avvennero dal 2005 al 2007: fino insomma alla vigilia della crisi poi esplosa nel 2008. La banca, dissero i magistrati newyorchesi, mentì sulla qualità dei titoli ignorando consapevolmente i difetti pur di vendere le azioni.

Problemi che non hanno però fermato la banca dal dettare la linea politica d’Europa. C’e una ‘linea’ in particolare che ha creato scalpore ed è datata 28 maggio 2013.

In pratica Jp Morgan indirizzò i governi nazionali d’Europa per sopravvivere alla crisi del debito: «liberatevi al più presto delle vostre costituzioni antifasciste».

Il documento di sedici pagine dal titolo “Aggiustamenti nell’area euro” è diventato virale sul web, la superpotenza finanziaria sostiene che dietro la crisi europea ci sono «limiti di natura politica», perché «i sistemi politici dei paesi del Sud, e in particolare le loro Costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea».

«Le costituzioni», aveva scritto il colosso finanziario, «mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo».

Quindi, per colpa delle idee socialiste inserite nelle nostre costituzioni, secondo Jp Morgan, non si riescono ad applicare le necessarie misure di austerity. Da qui la necessità di cambiare la costituzione.

«I sistemi politici e costituzionali presentano le seguenti caratteristiche», analizza ancora il colosso finanziario: «esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo; e la licenza di protestare se sono proposte modifiche sgradite dello status quo. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche».


Tra i principi messi sotto accusa soprattutto le varie tutele e libertà democratiche tra cui i diritti dei lavoratori e lo sciopero che creerebbe molti problemi ai capitalisti che investono in Italia.

Sarà un caso ma proprio qualche giorno fa è emersa la notizia che in una pubblicazione ufficiale del Ministero dell’Economia e sul sito che dovrebbe vantare i pregi del nostro Paese per possibili investitori esteri, tra i punti da rilevare proprio la scarsa tutela dei lavoratori, il bassissimo salario e dunque il costo del lavoro.

Un fatto che dovrebbe far impallidire un governo mentre viene trasformato in vanto. Si tratta i quelle tutele notevolmente affievolito dopo le modifiche apportate all’art. 18 dello statuto dei lavoratori.

 


 
Il 7 ottobre 2010, Jp Morgan Chase è stata coinvolta nello scandalo che riguarda le operazioni di compra-vendita di titoli derivati e che hanno causato un ammanco di circa 6 miliardi di dollari. Martin-Artajo, lo spagnolo che guidava la squadra di Londra, è accusato di frode per aver nascosto l'ingente ammontare dell'ammanco, insieme a Julien Grout, un francese che si era occupato di falsificare le registrazioni dei valori giornalieri sulle posizioni di JP Morgan.

Il 13 settembre 2013 la Securities and Exchange Commission, d'accordo con l'Office of Comptroller of the Currency, l'ente che regola le banche americane, la Federal Reserve e la Financial Conduct Authority, autorità di vigilanza finanziaria nel Regno Unito, hanno multato per 920 milioni di dollari la JP Morgan Chase, per la cosiddetta truffa della Balena di Londra (London Whale),che comportò perdite di trading per circa 6 miliardi di dollari e uno scandalo che assieme agli altri, ha messo in negativo la reputazione dell'amministratore delegato Jamie Dimon, che tardivamente ha avviato un'indagine interna sulla catena dei controlli.


Sono molteplici i ruoli rivestiti da Jp Morgan anche nel nostro paese come advisor di molti enti pubblici e banche tra le quali spicca il Monte dei Paschi di Siena, banca che notoriamente sta attraversando un momento molto difficile per una serie di operazioni pericolose di cui oggi si pagano le conseguenze.


Un rapporto però antico e prestigioso: negli anni ‘90 J.P. Morgan & Co. diventa il primo distributore straniero per il programma di emissione di bond della Repubblica italiana ed è advisor del governo in molte privatizzazioni; nel 1999 Olivetti lancia un'offerta pubblica d'acquisto per Telecom Italia. Jp Morgan è advisor dell'operazione; nel 2009 nel maxi-aumento di capitale di Enel Jp Morgan è tra i Joint global Coordinators e Joint bookrunners; nel 2011 per la quotazione in Borsa Salvatore Ferragamo è assistita da Jp Morgan;  nel 2012  è nel consorzio di garanzia tra banche per l'aumento di capitale da 7,5 miliardi di Unicredit; nel 2015 nell'accordo per l'acquisizione di Pirelli da parte di ChemChina, il gruppo cinese sceglie come advisor JP Morgan (oltre a Rothschild e ChemChina Finance). La banca americana fa parte del consorzio di collocamento per lo sbarco in Borsa di Ferrari.


TONY BLAIR

Ma che legame c’è tra il Governo italiano e la Jp Morgan? Un legame noto, sotto gli occhi di tutti, che si chiama Tony Blair, ex primo ministro inglese da diversi anni consulente di Jp Morgan.

Le cronache anche recenti hanno tirato fuori dalle memorie digitali una data, quella del primo giugno 2012: la banca statunitense organizzò una cena a palazzo Corsini a Firenze. Il padrone di casa Jamie Dimon (amministratore delegato della JpMorgan) invitò l'allora sindaco della città, Matteo Renzi e il già ex primo ministro, e da quattro anni consulente speciale della banca, Blair. Il primo aprile 2014 un altro incontro. Stessi protagonisti, ma ruolo diverso per Renzi che da sindaco è diventato presidente del consiglio.

Il giorno successivo Blair rilascia un'intervista a "La Repubblica" in cui afferma che Renzi è il suo erede e dice: «c'è una coerenza tra il suo programma di riforme costituzionali e le riforme strutturali per rilanciare l'economia. E la crisi può dargli l'opportunità per compiere quei cambiamenti che sono necessari al Paese, ma che finora non sono mai stati fatti per le resistenze di lobby e interessi speciali».

In un'altra intervista, rilasciata al quotidiano britannico "The Times", sempre Blair disse: «Il mutamento cruciale, delle istituzioni politiche, neanche è cominciato. Il test chiave sarà l'Italia: il governo ha l'opportunità concreta di iniziare riforme significative».


Una riforma il governo l’ha già promossa. Bisognerà vedere l’esito del referendum.

Passerà o no?

JP MORGAN E LE COSTITUZIONI EUROPEE by PrimaDaNoi.it on Scribd