L'EMERGENZA

Terremoto, subito via dalle tendopoli, poi 7 mesi per sistemazioni provvisorie nelle casette

In attesa della ricostruzione delle case due sistemazioni provvisorie

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ARQUATA DEL TRONTO.   Le previsioni parlano di freddo e pioggia in arrivo e per le zone del terremoto vuol dire che arriva l'inverno, o quasi: dunque è urgente chiudere le tendopoli. L'ordine è partito oggi da Arquata del Tronto targato protezione civile e commissario alla ricostruzione. Lo hanno detto a chiare note Curcio ed Errani ai sette sindaci del cratere marchigiano, che proprio questo volevano sentirsi dire. Il tempo cambia, il sole lascia il posto all'acqua e al freddo e si rischia la salute e l'umore degli sfollati, arrivati a 4.695 persone assistite nei campi allestiti dalla Protezione civile. E svuotare le tendopoli si può grazie ai sindaci che si sono fatti i conti e hanno visto che tra hotel e case agibili, prima o seconda non conta, c'è la possibilità concreta di mettere la maggior parte degli sfollati marchigiani al riparo sotto ad un tetto sicuro, almeno per la gran parte di loro vicino ai centri storici. L' ok all'operazione lo ha dato lo stesso presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli: «gli sfollati possiamo governarli».

Ossia, abbiamo i posti qui, non li deporteremo in massa sulla costa. E mentre si va definendo la fine della prima emergenza «La prossima settimana vi comunicheremo il d-day per la chiusura delle tendopoli», ha detto Vasco Errani, nei campi di Amatrice e Norcia si prova a vivere una domenica come le altre e si celebrano messe tra le tende.

Ma il lavoro dei soccorritori non si ferma e il bilancio di ieri parla di un corpo individuato: quello del rifugiato afghano rimasto sepolto sotto le macerie della sua casa ad Amatrice e della fine delle ricerche nell'hotel Roma, dove non c'è più nessuno da cercare. Intanto chi deve lavora al decreto per la ricostruzione, quello che dovrebbe definire il quadro del futuro.

A chi chiede deroghe al patto di stabilità dei Comuni, o revisioni delle Imu sulle seconde case in affitto ai senzatetto, il presidente delle Marche Ceriscioli dice: «c'è tempo per raccogliere tutte le istanze, ma è bene che nel decreto del governo ci sia tutto il necessario, anche se ci si mette qualche tempo in più per stirarlo. Si può anche prevedere delle compensazioni per le mancate entrate dei Comuni, ma quello che conta è che sia impostato bene».

Per ora, lo dice il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio, le cose su cui insistere sono: i contributi per l'autonoma sistemazione, la verifica delle condizioni delle abitazioni, l'assistenza eventuale negli hotel, e le operazioni di puntellamento anche per recuperare l'agilità delle zone a rischio nei centri storici. Ma a ben vedere la scelta di chiudere il prima possibile le tendopoli e insistere sulla autonoma sistemazione nelle case agibili, anche le seconde nel cratere, è una vittoria della linea compatta dei sindaci del cratere marchigiano: «siamo soddisfatti perché è passata la linea che lo Stato si fida dei suoi cittadini, e dà fiducia ai suoi sindaci», ha concluso il sindaco di Amandola Alfonso Marinangeli.



LE CASETTE SUL MODELLO ONNA

Poi verrà la sistemazione provvisoria in attesa di rientrare nelle case dunque per un periodo medio lungo considerando che dopo sette anni a L’Aquila in molti non sono rientrati ancora.

Ma questa sistemazione non saranno necessariamente le “casette di legno” viste a L’Aquila, perché non è detto che siano di legno ed è sbagliato collegare il tutto ad un senso di precarietà ma semmai di temporaneità e di alloggio provvisorio in attesa dei tempi lunghi della ricostruzione.

Quindi, si sono affannati oggi a chiarire sia Errani che Curcio: queste casette serviranno per affrontare il passaggio dall'emergenza alla normalità nel nome di una qualità abitativa con strutture di conseguente qualità.

La coppia d'attacco Fabrizio Curcio-Vasco Errani, Protezione Civile e Commissario alla ricostruzione, hanno dovuto spiegare una volta per tutte, oggi a margine dell'incontro, con i sindaci del cratere marchigiano ad Arquata che «i sette mesi necessari per realizzare queste case temporanee su tutto il vasto territorio servono appunto per mettere queste vere case nelle condizioni di resistere per gli anni necessari alla ricostruzione. Non sono container- ha ribadito il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio- ma alloggi coibentati, con allacci luce, gas, fogne ed acqua. Quindi servono progetti, appalti, con divisioni con i comuni per individuare le aree da urbanizzare. Ci vogliono tempi amministrativi conseguenti».

Sette mesi come minimo: «perché è una scelta di qualità abitativa e strategica. Ci saranno servizi, negozi, e luoghi per la comunità - ha insistito Errani - e quando abbiamo indicato la data di 7 mesi è perché ne siamo certi, perché siamo convinti di questi tempi. Poi proveremo anche a ridurli. Ma siamo certi delle nostre decisioni».

Che poi alla fine si tratta del modello Onna, la frazione martire delle terremoto dell'Aquila. Certo non è una paradiso ma un luogo vivibile e dignitoso, che si coniuga con i tempi della ricostruzione. «Qui è una situazione particolare - ha chiarito Errani - la gente vuole restare più vicino alle proprie abitazioni in questo luogo di grande qualità ambientale».

Che poi è la stessa cosa che affermano i sindaci di 7 comuni terremotati, «da qui non ce ne andiamo qui vogliamo ricostruire».