INSOLVENTE DI DIRITTO

L’onorevole è impignorabile: lo stabilisce la legge e la Casta non si smentisce

Il caso di Roberto Formigoni che pur essendo senatore non è titolare di conto corrente

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ITALIA. Se fossimo in un Paese serio ci sarebbe da riflettere a fondo. Se fossimo in un Paese normale non ci sarebbe una legge così. Roberto Formigoni, oggi senatore della Repubblica ed ex presidente della Regione Lombardia, attualmente sotto processo per corruzione, risulta nullatenente a tutti gli effetti (pur avendo le indagini accertato entrate anomale negli anni).

L’unico reddito certo è proprio quello da parlamentare, stipendio da oltre 14mila euro al mese che però secondo quanto emerso da Report non gli viene versato su un conto corrente (intestato a lui) e non viene dunque nemmeno accantonato in banca presumendo che venga speso integralmente ogni mese. Possibile che gli emolumenti gli vengano versati in contanti o su un conto intestato a terzi?

Se lo è domandato anche Milena Gabanelli che nell’ultima puntata di Report ha reso noto come Formigoni, che aveva denunciato la trasmissione di Rai tre per diffamazione, non solo avesse perso la causa ma sia stato condannato anche 5mila euro di danni da pagare per causa temeraria. L’avvocato di Report, Caterina Malavenda, ha però fatto sapere che da una verifica effettuata non risulta che Formigoni sia titolare di beni né di conti correnti a suo nome e dunque il credito non potrà essere riscosso. Nemmeno il quinto dello stipendio (pignorabile a tutti gli altri comuni mortali) può essere eventualmente aggredito per effetto di una legge del 1964 che secondo un esperto interpellato non ha alcuna ragione di essere e potrebbe essere incostituzionale in quanto violerebbe il principio di uguaglianza.

Insomma la Casta non si smentisce mai e l’esempio di Formigoni fa emergere tutte le incongruenze e le disparità tra chi lavora e rischia potendo benissimo essere oggetto di querela e richiesta di danni ingenti (come i giornalisti di Report) e chi può permettersi l’impudenza di avviare azioni giudiziarie invasive senza pagarne le conseguenze.

Che questo avvenga da parte di un onorevole è poi deplorevole anche perché il caso di Formigoni non è isolato ed altri parlamentari si sono trincerati dietro l’impignorabilità lasciando con le pive nel sacco i loro creditori.

Se poi si aggiunge che Formigoni è sotto processo per reati gravissimi ed il pm ha chiesto 9 anni per aver intascato tangenti il quadro è completo.

I pm Laura Pedio e Antonio Pastore nella loro requisitoria hanno detto che «per dieci anni il conto bancario di Roberto Formigoni, è stato silente nonostante avesse a disposizione banconote da 500 euro in contanti, usufruisse di vacanze di lusso ai Caraibi, avesse a disposizione tre imbarcazioni, una villa da mille e una notte in Sardegna e un conto aperto dal Ristorante stellato Sadler, con tanto di cantina con bottiglie per un ammontare da 300mila euro. Eppure, l’attuale presidente della Commissione Agricoltura dell’Ncd, non ha mai intaccato il suo stipendio, fatto un prelievo, staccato un assegno. Perché?».

Nel 2016 che ragione c’è di mantenere in vita questa legge così anomala e contraria al buon senso? Che ragione c’è oggi per non cambiarla?