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Popolare di Vicenza, la Procura indaga per associazione a delinquere

Banca presenta domanda Borsa. Magistrati, almeno 500 i truffati

Redazione Pdn

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VICENZA.  Si fa sempre più rovente il clima in vista dell'assemblea della Popolare di Vicenza, che sabato 5 marzo dovrà tirare i conti con i soci sulla quotazione in Borsa. Soci imbufaliti non solo per il crollo del valore delle azioni, e i capitali andati in fumo, ma anche per ciò che i pm stanno scoprendo sulla passata gestione dell'istituto. Associazione a delinquere e falso in bilancio: sono i due nuovi filoni su quali sta lavorando la Procura vicentina, come si apprende da fonti vicine al dossier. Non più solo aggiotaggio e ostacolo agli organi di vigilanza, ipotesi per le quali sono stati indagati l'ex presidente Gianni Zonin e altri 5 manager.

«Ci troviamo di fronte ad una organizzazione strutturata, la banca, all'interno della quale alcune persone avrebbero operato, con una struttura gerarchica e ben organizzata, per mettere a segno un numero indefinito di reati», ha spiegato poi il Procuratore capo di Vicenza, Antonino Cappelleri.

Tutto questo mentre la Popolare di Vicenza ha depositato presso Borsa Italiana la domanda di ammissione alla quotazione delle proprie azioni sul Mercato telematico azionario, e alla Consob la richiesta di approvazione del prospetto relativo all'offerta pubblica di sottoscrizione e quotazione. Il fascicolo giudiziario sulla Popolare è affidato ai sostituti procuratori Luigi Salvadori e Gianni Pipeschi.

La vicenda era venuta alla luce lo scorso settembre con perquisizioni che avevano riguardato gli uffici della banca a Vicenza, ma anche a Milano, Roma e Palermo. Le iniziali contestazioni di aggiotaggio e ostacolo agli organi di vigilanza - Banca d'Italia e Bce - erano state rivolte nei confronti di 6 persone: l'ex presidente Gianni Zonin, l'ex dg Samuele Sorato, Emanuele Giustini e Andrea Piazzetta entrambi ex vicepresidenti e i due consiglieri di amministrazione Giovanna Dossena e Giuseppe Zigliotto, presidente di Confindustria Vicenza.

«Già oggi - ha detto Cappelleri - ci troviamo con almeno 500 casi di azionisti che lamentano di essere stati truffati, e a questi numeri bisognerà quasi certamente aggiungere gli altri 100 depositati alla procura di Udine».

 Diverso il caso dell'indagine parallela aperta a Prato, che ha portato ad indagare 7 persone per ipotesi di reato, dalla truffa all'estorsione.

«Con Prato - ha osservato Cappelleri - è in atto un coordinamento molto stretto. Alcune querele sarebbero state presentate e iscritte prima dell'apertura della nostra indagine, radicando quindi la competenza a Prato. Credo che alla fine saremo costretti a tenere separati i due filoni di inchiesta».

 Sono destinati a fare scalpore anche altri particolari emersi sulla gestione dell'istituto. Mentre i 119 mila soci aspettano di conoscere quanto scenderà il valore dei loro titoli con la quotazione a Piazza Affari, nel 2015 i per i vertici della Popolare sono cresciuti del 9%. Nel corso dello scorso esercizio, emerge dal bilancio, la Bpvi ha pagato ai propri dirigenti strategici (consiglieri, sindaci e componenti della direzione generale) 16,7 milioni di euro a fronte degli 11 milioni corrisposti nel 2014 (+52%).

A spingere i compensi sono stati i 4,8 milioni di indennità corrisposte per fine del rapporto di lavoro, costi legati alle buonuscite riservate ai manager che hanno lasciato la banca, a partire dall'ex a.d Samuele Sorato. Anche al netto di questi costi i compensi per il vertice sono saliti da 10,65 a 11,62 milioni (+9,1%).

Tornando al piano giudiziario della vicenda, Cappelleri ha confermato che in questo momento i reati principali rimangono l'aggiotaggio e l'ostacolo alla vigilanza, «ma è logico pensare - ha detto - che si dovrà estendere il campo d'azione anche alla valutazione di altre fattispecie, come il falso in bilancio e il vincolo associativo. I reati, per così dire 'satellite', sono quelli di truffa o, a seconda delle interpretazioni e delle valutazioni che potremo fare, di estorsione».

 Così anche il conto degli indagati appare destinato ad aumentare.