SALVATI A TRADIMENTO

Banche salvate, prove tecniche di dialogo e soluzioni. Ancora in alto mare

Si lavora su più froti ma sarà difficile trovare soluzioni che accontentino tutti

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ROMA. Il futuro delle quattro banche salvate e la necessità di trovare una soluzione all'emergenza risparmiatori scaturita dal decreto del governo tornano in primo piano. Dal premier Matteo Renzi, ai sindacati con i vertici delle good bank, fino ai risparmiatori e alla Consob, il dossier Banca Marche, Banca Etruria, Cariferrara e Carichieti è stato ieri al centro di una serie di incontri, di scambi di opinioni e di manifestazioni. E l'intenzione sembra quella di voler stringere il più possibile sui tempi, per arrivare alla cessione degli istituti nati dalle ceneri delle quattro in fallimento già prima dell'inizio dell'estate.

Mentre alcune centinaia di risparmiatori manifestavano questa mattina a Roma davanti alla Consob insieme ad Adusbef e Federconsumatori, per protestare contro il decreto Salva banche e la mancata vigilanza esercitata dall' Autorità di controllo dei mercati, poco distante, presso la sede di Banca Marche, le principali sigle sindacali del credito hanno tenuto il loro primo incontro con il presidente della Good Bank Roberto Nicastro.

Un appuntamento che è servito ai rappresentanti dei lavoratori per avanzare le proprie richieste in termini di garanzie occupazionali e di tutela legale dei dipendenti degli istituti di credito coinvolti, ma anche per chiedere che a pagare per il crac delle 4 banche e delle conseguenze per i risparmiatori vittime dell'acquisto di obbligazioni subordinate non siano i bancari allo sportello, ma piuttosto i «veri responsabili, ovvero i manager che hanno pensato esclusivamente al proprio interesse».

«Voglio che chi ha sbagliato paghi», ha detto peraltro il premier Matteo Renzi, aprendo alla possibilità di istituire una commissione di inchiesta sul sistema bancario, grazie alla quale garantire la «massima trasparenza e discussione nel merito», ma senza dare adito a «processi show».

 Per quanto riguarda invece Monte dei Paschi e Banca Carige, Renzi ha tenuto a precisare che in questo caso «non sia compito del governo» occuparsene: «Avranno - ha tuttavia aggiunto - un futuro molto importante».

 Prima di recarsi al ministero dell'Economia per un incontro a livello tecnico, al tavolo con i sindacati Nicastro ha fornito rassicurazioni sul mantenimento delle tutele occupazionali, legate peraltro al fatto che grazie al decreto del governo resta in vigore il contratto di lavoro nazionale.

E ha dato un'indicazione sui tempi: la sua intenzione, secondo quanto riferito dai sindacati, sarebbe quella di vendere le banche - in blocco o sotto forma di spezzatino a seconda delle manifestazioni di interesse che arriveranno nelle prossime settimane - già prima dell'inizio dell'estate.

Ancora nessuna indicazione sui possibili pretendenti per rilevare i 4 istituti, ma Claudio Costamagna, presidente di Cdp, ha fatto sapere che non pensa ci siano investitori americani interessati ed ha escluso anche un interessamento diretto.

«Il nostro ruolo non è quello di salvare il sistema bancario italiano», ha detto parlando a New York. «Per noi il sistema bancario è un partner - ha sostenuto parlando ai microfoni di America 24 - Noi le cose dobbiamo farle assieme al sistema bancario, ma non siamo una controparte del sistema bancario, per cui, per quanto ci riguarda, come Cassa oggi non abbiamo nessun ruolo nel salvare il sistema bancario italiano, se deve essere salvato».

 E sempre ieri in Consob sono stati invece ricevuti i rappresentanti del Codacons alle quali il presidente Giuseppe Vegas ha garantito l'impegno della commissione a eseguire ispezioni presso Banca Marche, Banca Etruria, Carichieti e Carife, anche procedendo all'esito, per quanto riguarda Banca Etruria, di un'azione di nullità dei bilanci dal 2010 al 2014.

Intanto ieri a Jesi, nella sede della Uil, si è tenuta la prima delle assemblee dell'Adoc Marche per illustrare le iniziative a tutela dei risparmiatori coinvolti dal crac delle 4 banche e in particolare dei titoli detenuti in Banca Marche.

 L'associazione, che il 13 sarà a Macerata e il 14 ad Ancona, ha incontrato piccoli azionisti e titolari di obbligazioni subordinate che hanno visto i loro risparmi «trasformarsi in carta straccia per un investimento di cui on conoscevano il livello di rischio».

 

E torneranno a riunirsi venerdì 15 gennaio ad Arezzo gli obbligazionisti e gli azionisti di Banca Etruria delle province di Arezzo e Siena. Alcuni di loro, sulla carta dovrebbero essere un migliaio, hanno partecipato oggi al presidio davanti alla sede Consob a Roma. Al di là della protesta questi sembrano intenzionati a cercare soluzioni. L'incontro, fissato per le 17.00 di ieri alla Borsa Merci di Arezzo, e al quale sono stati invitati i parlamentari aretini e senesi, è stato promosso da alcune associazioni dei consumatori. L'idea è quella di individuare una linea comune, cosa che fino a oggi è un po' mancata. Certo le posizioni sono diverse tra loro: alcuni risparmiatori, come più volte è stato ricordato, hanno acquistato le obbligazioni subordinate di Etruria direttamente sul mercato ed è quindi plausibile che fossero a conoscenza dei rischi. Posizione diversa, quindi, da chi quelle stesse obbligazioni le ha acquistate agli sportelli, magari spinto da qualche impiegato dell'istituto. Da qui la difficoltà di una posizione unitaria.

Sempre ieri intanto l'Associazione vittime del Salva-banche, presente anche al sit-in a Roma, ha scritto una lettera all'Unione europea chiedendo spiegazioni sulla decisione del governo italiano di «regalare» al 'Fondo di Risoluzione' e, «indirettamente, alle grandi banche che lo finanziano, piuttosto che proteggere i risparmiatori truffati da tutta questa vicenda?», l'eventuale plusvalenza che dovesse esserci dalla vendita del pacchetto di sofferenze dei 4 istituti (Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara).

Perchè questa non andrà «a implementare» il fondo destinato al rimborso dei risparmiatori, chiede l'Associazione. Alla procura di Arezzo Roberto Rossi, il procuratore titolare dell'inchiesta su Etruria, aspetta a breve la relazione della guardia di finanza dopo i sequestri di venerdì scorso in 14 società che avevano avuto finanziamenti dall'istituto. Un'operazione legata al filone sul presunto conflitto di interesse per il quale sono indagati l'ex presidente Lorenzo Rosi e l'ex consigliere Luciano Nataloni. E a breve Rossi dovrebbe invece presentare le richieste di eventuali rinvii a giudizio sui primi due filoni dell'inchiesta, quelli relativi alle false fatturazioni e l'ostacolo alla vigilanza. Resterà poi tutto da valutare l'ultimo fascicolo aperto, quello sull'ipotesi di truffa, per il quale alla procura sono già arrivati moltissimi esposti delle associazioni dei consumatori e, a quanto risulta, anche di qualche singolo risparmiatore.