RISPARMIATORI AZZERATI

Protestano vittime salva-banche. Esposto dei consumatori

Azionisti, non siamo speculatori. Botta e risposta comitato-Abi

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JESI (ANCONA). Ancora una giornata di passione per le banche 'salvate' dal Governo (Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Carife), le 'nuove banche', gli azionisti, le 'vittime' dell'intervento e i consumatori.

Il tutto in attesa che il Governo metta nero su bianco in un decreto quali saranno le modalità dell'intervento 'umanitario' per rifondere almeno in parte i risparmiatori danneggiati. Risparmiatori che, una volta individuati i criteri dell'intervento, saranno 'affidati' all'Anac guidata da Raffaele Cantone che dovrà gestire gli arbitrati.

Ci sono tre mesi di tempo per il decreto ma il Tesoro, avendo già bocciato un anticipo 'selettivo' degli interventi, ha ribadito per bocca del viceministro Enrico Morando che «bisogna fare presto». Ma fonti vicine al 'dossier' fanno notare che prima di lunedì 11 gennaio, data in cui tutte le istituzioni torneranno all'attività dopo la pausa di fine anno, sarà difficile qualunque decisione. Ieri intanto mentre a Jesi si è svolto il presidio del 'comitato vittime' e degli azionisti di Banca Marche i consumatori hanno dato seguito a quanto già annunciato: il Codacons annuncia una «marcia dei risparmiatori» sulla Consob, per il mancato controllo. L'associazione sta anche ultimando l'annunciato ricorso collettivo al Tar del Lazio per annullare i decreti attuativi del bail-in e far dichiarare incostituzionale la legge salva-banche, ricorso che «sarà depositato nei prossimi giorni». Intanto Adusbef e Federconsumatori hanno inviato nove esposti denunce ad altrettante Procure, contro il presidente della Consob Giuseppe Vegas ed alti dirigenti Consob.

Da Jesi nel frattempo emerge che due sarebbero le strade da percorrere: quella giudiziaria, per perseguire i responsabili del crack di Banca Marche, e quella politica, per fare pressione sulle istituzioni affinché agli azionisti e ai risparmiatori vengano restituiti integralmente i soldi persi.

La strategia è stata ribadita dall'Associazione azionisti privati di Banca Marche che ieri, nonostante la pioggia battente e il freddo, con l'associazione Vittime del salva-banche ha fatto un sit-in di protesta fronte alla sede dell'istituto di credito.

«Una strategia - ha spiegato il presidente degli azionisti privati Bruno Stronati, che annovera 1.300 iscritti sui 43 mila possessori di azioni in Italia delle 300 filiali del gruppo, pari al 32,12% del capitale sociale di Banca Marche - messa in atto per sbloccare la situazione di stallo dopo la promulgazione da parte del Governo del decreto 'salva banche'».

 Siamo «alla disperazione - ha aggiunto Stronati - e non si contano le testimonianze raccolte di coloro che hanno perso tutto. Basti ricordare che l'80-90% degli azionisti privati ha più di 65 anni. Si tratta in gran parte di pensionati e risparmiatori, assieme a un gruppo di artigiani e a un piccolo numero di industriali. I soldi ci sono, ma il Governo invece di restituirli agli azionisti vuole darli alle banche».

«Siamo stati truffati - ha rincarato Gianni Grati, azionista privato - e ci danno anche degli speculatori, così all'inganno si aggiunge la beffa. Non si può speculare su titoli non quotati in Borsa. Siamo solo risparmiatori i cui investimenti sono andati a beneficio del nostro territorio».

 La prossima mossa - ha annunciato Stronati - sarà un incontro con l'ad Luciano Goffi da lui stesso sollecitato. Si registra poi un botta e risposta tra il comitato vittime e l'Abi: «Dove erano Abi, Banca d'Italia e Consob - scrive il Comitato - quando i bilanci di queste banche venivano alterati, quando venivano fornite ai mercati informazioni false o parziali?».

 L'associazione replica:«Abi non svolge alcuna funzione di indirizzo o controllo sull'operato dei propri Associati, che agiscono in completa autonomia e in concorrenza fra loro».

 Infine i giudici di Milano nelle motivazioni di una sentenza spiegano come con «una pluralità di truffe, integrate con il depauperamento delle disponibilità finanziarie di Carife», già tra il 2006 e il 2008 sarebbe stata messa «addirittura a repentaglio la stabilità della banca» romagnola.