SOTTO IL TAPPETO

Ue:«le banche hanno venduto prodotti spazzatura». Renzi difende decreto

Verso commissione inchiesta. Salvini in piazza con i «truffati»

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BRUXELLES.  Prodotti finanziari 'spazzatura' venduti ai clienti da banche sull'orlo del fallimento le cui modalità di salvataggio sono state decise in piena autonomia dal governo italiano.

E' la dura replica di Bruxelles, per voce del commissario ai servizi finanziari Jonathan Hill, alle altrettanto dure accuse arrivate da Bankitalia, in un rimpallo delle responsabilità che si è acceso ancor più dopo il suicidio del pensionato di Civitavecchia.

 A cercare di calmare le acque è intervenuto il premier Matteo Renzi in persona, assicurando di aver fatto di tutto nell'ambito delle regole Ue e di lavorare ora a una «soluzione» per le vittime del decreto, aprendo a una commissione d'inchiesta per fare luce sulle responsabilità. CariChieti, CariFerrara, Cassa Marche e Banca Etruria, ha attaccato senza mezzi termini il commissario Ue, «vendevano alla gente prodotti inadatti» e questo ha avuto «conseguenze personali per alcune persone in Italia».

 Respinto anche lo scaricabarile delle responsabilità: «E' il governo italiano a essere alla guida» del processo di salvataggio delle 4 banche italiane. Anzi, ha sottolineato Lord Hill, il governo «ha discusso a lungo con la Commissione, in particolare con la direzione generale concorrenza».

«Le regole sulle banche le ha fatte l'Europa» e «dentro quelle regole l'Italia ha fatto di tutto» per salvare «i soldi delle famiglie», si è difeso Renzi, che ha assicurato di cercare «una soluzione nei limiti delle regole» anche per gli obbligazionisti.

 Le vittime del decreto salva-banche, che stanno organizzando una manifestazione a Firenze in coincidenza con i lavori della Leopolda, gli hanno infatti chiesto con «cortese veemenza» misure per «l'immediata correzione del decreto» e «la riammissione di tutti i titoli coinvolti alla libera negoziazione sui mercati».

«CORREGGERE IMMEDIATAMENTE IL DECRETO»

 L'immediata correzione del decreto (183/2015) per il salvataggio delle quattro banche commissariate e la riammissione di tutti i titoli coinvolti alla libera negoziazione sui mercati. Lo chiedono al presidente del consiglio Matteo Renzi le 'vittime del salva-Banche' alla luce delle informazioni rese note ieri da Banca D'Italia e da Abi sull'intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi.

«Invitiamo con cortese veemenza il presidente del Consiglio ad esperire con decorrenza immediata provvedimenti normativi volti alla correzione del dl», scrivono le vittime del salva-banche in una nota.

«Nello specifico invitiamo il premier Renzi (a cui spesso piace dichiarare che l'Europa non deve essere il nostro mantra) a garantire la tutela ed il risparmio dei cittadini coinvolti nella vicenda, che hanno visto depauperare i propri patrimoni sia per negligenze squisitamente italiane (mancata vigilanza, false comunicazioni al mercato) sia per i soprusi di un'ottusa Commissione Europea, che bastona il nostro Paese e permette agli altri di salvare chiunque in qualsiasi condizione senza oneri per i risparmiatori (non ultimi HSH e banche greche). Qualora il provvedimento di risoluzione non possa essere passibile di modifiche o rivisitazioni (ma sappiamo che non è così) - concludono - chiediamo la riammissione di tutti i titoli coinvolti alla libera negoziazione sui mercati e ad onorare le rispettive scadenze. Nessuna elemosina».

SALVINI CONTRO RENZI

 Matteo Salvini sfida Renzi, da Arezzo dove la sofferenza e la rabbia dei piccoli risparmiatori di Banca Etruria che hanno perso tutto è carne viva. Il leader della Lega Nord ha invitato il presidente del Consiglio a ingaggiare una battaglia insieme a Bruxelles, contro la rigidità della Ue, per far riavere tutto il 'maltolto', e non solo una parte, agli ex obbligazionisti delle quattro banche salvate. «Sarei contento di ricevere una telefonata di Renzi - dice -. Lo dico senza ironia né polemica. non mi interessa il colore politico. Sono a disposizione. Se hai voglia di fare una battaglia insieme a Bruxelles, invece di parlare della circonferenza delle arance, parliamo di questi 150 mila rovinati». In piazza, davanti alla sede dell'Etruria, tra le bandiere leghiste, c'erano decine di ex obbligazionisti. Tutti indignati per «il tentativo di farci passare per speculatori», arrabbiati con il governo, con la Banca d'Italia, con funzionari e dirigenti delle banche. Tutti si sentono truffati.

«Vai tranquillo, mi dicevano in banca - racconta Silvano Stoppacci -, i tuoi soldi sono al sicuro, alla scadenza li riavrai tutti».

 Salvini sente l'umore nero delle persone che ha intorno e affonda.

«E' un dovere essere qua. Su questo camioncino ci dovrebbe essere il ministro Boschi - urla nel microfono mentre alcuni leghisti sventolano un lenzuolone bianco con su scritto 'Renzi Boschi - Etruria a pezzi' -. Non abbiamo la bacchetta magica, lo dico subito. Non me ne frega nulla se è colpa di Bruxelles o del Governo, il punto è che non ci dovete rimettere voi, voi obbligazionisti, azionisti, contocorrentisti che avete salvato con 60 miliardi le banche tedesche e francesi. Qui si parla di meno un miliardo. Se Renzi ha le palle, vada a richiedere quel miliardo all'Europa».

«Dove sono finiti quei quattrini - si chiede ancora Salvini rivolgendosi alla folla che applaude -. Voglio i nomi delle aziende a cui sono stati prestati. Se sono finiti ad associazioni o imprese vicino a qualche partito, quel partito deve rendere quei soldi. Domani comincia la Leopolda a Firenze. Chi la paga? Non vorrei che l'avesse pagata qualcuno di voi. Voglio i nomi delle persone cui sono arrivati i soldi».

 Le domande che, con toni più o meno aspri, si pongono in tanti qui ad Arezzo le rilancia Salvini dal camioncino che funge da palco.

«Dove è la Banca d'Italia, su cosa vigilava, cosa controllava? Dove era la Banca Europea, dove erano i controllori».

MISSION IMPOSSIBLE

 La strada però sarà tutt'altro che facile: «è impossibile per le regole Ue salvare in modo definitivo gli azionisti e obbligazionisti subordinati», ha ammesso il premier, «ma stiamo cercando di avere una forma di ristoro». «Stiamo approfondendo un intervento ulteriore nella legge di stabilità per andare incontro» agli obbligazionisti straordinari, ha detto il ministro Maria Elena Boschi.

«Ci sono varie ipotesi di interventi di carattere di solidarietà: dobbiamo capire quanto intervenire a livello pubblico e quanto con soluzioni alternative». Bruxelles, però, è rigorosa nell'assicurare il rispetto delle regole sull'Unione bancaria: proprio ieri sono finiti nel suo mirino l'Italia e altri 9 paesi per non aver ancora applicato integralmente la direttiva sui sistemi di garanzia dei depositi bancari.

LA COMMISSIONE D’INCHIESTA

 La richiesta 'bipartisan' che emerge in Italia, però, è quella di una commissione d'inchiesta per far luce su quanto accaduto nel sistema bancario, un'idea sposata in primis dallo stesso presidente del Consiglio.

«C'è pieno interesse del governo a che tutte le autorità preposte facciano tutti gli sforzi per chiarire le responsabilità del passato», ha detto Renzi, per questo «vediamo di buon occhio che il Parlamento apra commissioni di indagine».

 Plauso immediato dal capogruppo di Fi alla Camera Renato Brunetta, che chiede indagini sugli ultimi 15 anni, mentre il ministro Maria Elena Boschi spinge perché la commissione d'inchiesta sia «vera, approfondita, per accertare le responsabilità a vari livelli».

 E intanto i senatori Pd Marcucci, Bertuzzi, Fabbri, Mattesini, Pezzopane e Puppato hanno già firmato un documento per istituirla. Per i consumatori, da Adusbef e Federconsumatori all'Unione Nazionale, una cosa è chiara: «chi ha sbagliato deve pagare», con le dimissioni dei vertici di Bankitalia, il governatore Ignazio Visco e il capo della vigilanza Carmelo Barbagallo.