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Elettrodotto, Terna rinuncia alle 24 citazioni contro Silvia Ferrante

Società aveva chiesto 16 mln a donna Lanciano per sue battaglie

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LANCIANO. Alla fine è stata ufficializzata oggi la volontà di ritirare le citazioni in giudizio e le richieste di danni. La storia era cominciata male ma il passo indietro non fa che peggiorare le cose in una storia che rimarrà come una cicatrice.

La società Terna Group ha rinunciato oggi, dinanzi al giudice civile di Lanciano, Cleonice Cordisco, a proseguire con le citazioni contro Silvia Ferrante per il suo attivismo per la lotta a salvaguardia dell'ambiente e tutela della salute contro l'elettrodotto Villanova-Gissi.

La Ferrante, 38 anni, di Paglieta (Chieti), aveva ricevuto da Terna 24 citazioni per danni complessivi pari a 16 milioni di euro.

Oggi erano in discussione i primi 12 procedimenti.


A sostenere oggi in Tribunale Silvia Ferrante sono giunti anche il presidente della provincia di Chieti, Mario Pupillo, e i sindaci di Castel Frentano, Gabriele D'Angelo, già ricorrente al Tar contro l'elettrodotto, unitamente a Lanciano e Paglieta, e quello di Frisa, Rocco Di Battista, comune il cui consiglio comunali, unitamente a quello di Civitaluparella, ha votato all'unanimità un ordine del giorno con il quale si aderisce all'iniziativa di solidarietà #IostoconSilvia, del Coordinamento comitati No elettrodotto 380kv Villanova-Gissi.

«In qualità di presidente della Provincia», dice Pupillo, «sono contento che altri comuni hanno aderito all'iniziativa in favore di Silvia. E' un segnale di maturità e vicinanza dei cittadini per avere un ambiente ecosostenibile. Spero prevalga sempre buon senso per ottenere confronto e non scontro. I cittadini hanno il diritto di vedersi tutelate le proprietà. Staremo sempre con Silvia perchè è una donna coraggiosa».

A fine udienza il Coordinamento No Elettrodotto, presente Silvia Ferrante, ha tenuto una conferenza stampa durante la quale è stato affermato «il gigante si inchina alla formica. Doveva essere lungo questo viaggio per sventare l'attacco subito da Terna con 24 citazioni in giudizio civile e circa 30 denunce penali, con l'accusa di interruzione di pubblico servizio e violenza privata, fatte dalla grande multinazionale a una mamma attivista che ha pacificamente contestato l'elettrodotto Villanova-Gissi».

La Ferrante ha poi parlato delle archiviazioni firmate dal gip in merito agli stessi procedimenti penali.

«Terna Spa - aggiunge il Coordinamento - pur continuando a credere nella giustezza delle motivazioni che hanno portato alle citazioni, ha chiesto il ritiro di quelle in discussione odierna, dicendo di voler rilassare le tensioni. Siamo convinti che la campagna IostoconSilvia con le sue azioni di sostegno, sensibilizzazione e denuncia costante della prepotenza di Terna abbiano avuto un ruolo fondamentale in questa svolta processuale. Non si può dimenticare il lavoro svolto dai comitati territoriali e dalle amministrazioni comunali da sempre contrarie alla realizzazione dell'opera. Se è vero che Terna vuole rilassare le tensioni dovrebbe rendersi conto della gravità di quanto fatto sinora, non solo nei confronti di Silvia, ma anche di chi sta ancora affrontando questo ingiusto calvario per non aver sottoscritto un accordo o per aver difeso i diritti dei proprietari».

In verità si è trattato di una azione aggressiva e sconsiderata della società che a tutti gli effetti si è comportata come colonizzatrice del territorio e solo apparentemente disposta al dialogo (peraltro tardivo e a cose fatte). Come è stato dimostrato la procedura amministrativa, partita da molto in alto, nascondeva e nasconde ancora moltissime falle scoperte solo grazie al lavoro attento di un manipolo di ambientalisti.

Resta l’amaro in bocca per l’incapacità a tutti i livelli delle istituzioni locali e la magistratura di riuscire a verificare e sanzionare quelli che appaiono opere incredibilmente pericolose se non «abusive» come pure è stato affermato (si pensi ai piloni in piena zona franosa). Decine di esposti infatti non hanno portato a nulla...


Le citazioni di Terna sarebbero state un suicidio dal punto di vista dell'immagine in qualunque Paese civile, non in Italia dove solo una sparuta parte dell’opinione pubblica e della politica ha osato alzare la voce contro il colosso dell’energia.

In Abruzzo anche a livelli alti si è lavorato in silenzio e dietro le quinte per raggiungere il risultato di oggi ma la verità è che persino dentro Terna c’era chi ha valutato questa azione molto pericolosa per la società stessa e la sua immagine ma ha prevalso la linea dura insieme alla paura di essere realmente fermati.

Con il ritiro delle richieste di danni, tuttavia, si aggrava il sospetto che tutta l’operazione era volta esclusivamente ad intimorire gente comune che protestava e cercava di difendere i propri diritti e magari avvertire anche eventuali altre “teste calde” ma, giuridicamente, quelle richieste, oltre che essere chiaramente spropositate, non potevano avere vita più lunga. Di fatto la stessa base dell’accusa era crollata davanti ai fatti: si contestava l’ostacolo alla realizzazione di un’opera pubblica che di fatto è stata completata.


In questo caso gli attivisti hanno dimostrato enorme senso civico e civiltà oltre che preparazione e coraggio. Tutto il contrario per Terna che, almeno in questo lontano angolo della provincia italiana, sarà per molto tempo sinonimo di oppressione, sopruso, violenza psicologica e causa di un pericoloso cortocircuito nelle istituzioni e di fatto una enorme e prolungata sospensione di democrazia.