L'INTERVISTA

Rigopiano, lanciò allarme e non venne creduto: «attendiamo verità»  

Marcella: «ho la testa dura ma sento il senso di impotenza»  

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SILVI.  «Ting la cocc' tost», ho la testa dura, dice ironicamente in dialetto abruzzese sottolineando che «forse se non avessi insistito così tanto ci si sarebbe accorti dell'accaduto solo 24 ore dopo».

Parla Quintino Marcella, il docente dell'Istituto alberghiero De Cecco di Pescara, che, per primo, senza essere creduto, lanciò l'allarme per la valanga che travolse l'hotel Rigopiano, provocando 29 vittime.

Ricorda bene come, in quegli istanti concitati, all'inizio nessuno credette ai suoi allarmi.

Come nel caso della funzionaria della Prefettura di Pescara che lo liquidò con la frase «la mamma degli imbecilli è sempre incinta».

«Mi rendevo conto che non mi stavano credendo - dice in un'intervista all'ANSA - ma in quegli istanti la mia mente era troppo impegnata, non mi sono soffermato a giudicare ogni singola telefonata. Se oggi riascolto quelle chiamate avverto nuovamente quel senso di impotenza».

E, alla luce degli sviluppi dell'inchiesta con 23 nuovi avvisi di garanzia, dice: «Sono contento per i superstiti ed ho la coscienza a posto, ma fa male che gli altri non ce l'abbiano fatta».

E prosegue: «È giusto che venga fuori la verità, non potevano essere solo poche persone e delle colpe sicuramente ci sono, ma non spetta a me dire di chi siano, per questo c'è la Giustizia».

Dal suo ristorante di Silvi, Marcella, conosciuto da tutti in città come 'il professore', ricorda quel drammatico 18 gennaio.

Il suo cuoco, Giampiero Parete, in vacanza a Rigopiano insieme alla moglie e ai due figli piccoli - la famiglia fu poi tratta in salvo al completo - era uscito dall'hotel per prendere delle medicine in macchina, quando la valanga spazzò via la struttura.

È proprio al suo datore di lavoro, viste le difficoltà nell' utilizzare i cellulari, che Parete lanciò l'allarme via WhatsApp.

«Sono contento che Giampiero, la sua famiglia e altre persone siano vive, ma fa male che gli altri non ce l'abbiano fatta. Non è una gioia che mi riempie, perché ci sono 29 morti. La mia coscienza, però, è a posto: ho fatto il possibile e sono stati salvati tutti quelli che si potevano salvare».

Proprio la famiglia Parete, nei giorni scorsi, ha donato a Marcella una targa con la scritta 'Si dice che nulla è per sempre, ma se anche un piccolo gesto riesce a toccare il cuore, rimane per sempre custodito nell'anima...' con la foto di Giampiero, sua moglie e i due figli sani e salvi all'ospedale di Pescara due giorni dopo la valanga. Undici i sopravvissuti alla tragedia.

«In questi mesi - conclude Marcella - ricevo testimonianze di affetto da parte di persone che non ho mai conosciuto. Mi definiscono un eroe, ma non mi sento un eroe. Faccio il volontario da una vita. Quel giorno non ho fatto nulla di diverso da ciò che andava fatto».