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Sindaco Casacanditella torna libero e attacca procura e «giornalai»

Dopo 23 giorni revocati i domiciliari

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CASACANDITELLA. Il Tribunale del Riesame de L’Aquila ha revocato la misura cautelare degli arresti domiciliari al sindaco di Casacanditella, Giuseppe D’Angelo, che torna così libero dopo 23 giorni ai domiciliari.

D’Angelo a fine settembre era stato arrestato con l’accusa di corruzione nell’ambito dell’operazione ‘Master list’ della procura di Avezzano, insieme ad altre 7 persone tra amministratori locali, pubblici funzionari e imprenditori abruzzesi. Il Comune era coinvolto per delle aste pubbliche bandite dall’Unione dei Comuni delle Colline teatine.

D’Angelo, adesso, resta però interdetto dalla carica di sindaco e da altre funzioni pubbliche per un anno e lui in una lunga lettera aperta si sfoga sostenendo anche che è legittimato a restare al suo posto: «in questi 23 giorni di ingiusta detenzione ho perso mia moglie dopo una lunga malattia, ho perso o meglio è stata limitata la mia libertà senza un vero e reale motivo. Qualcuno già mi vedeva “a sfogliare i tramonti in prigione”, come il protagonista di una canzone di De Andrè».

               

«Torno libero, ma mi è stata applicata la misura dell'interdizione per un anno dallo svolgimento di qualsiasi pubblica funzione o servizio, il che mi precluderebbe l'esercizio della carica di Sindaco. Dico mi precluderebbe in quanto l'art. 289 cpp vieta l'applicazione della predetta misura “agli uffici elettivi ricoperti per diretta investitura popolare”, quale appunto quello di primo cittadino. Si chiama divisione dei poteri, per cui il potere giudiziario non può vietare l'esercizio del potere esecutivo a chi è stato democraticamente eletto dal popolo. Tale fondamentale principio dello Stato di diritto risale al 1600, a Montesquieu ed è rimasto immutato nel corso dei secoli. Evidentemente qualcuno lo ha dimenticato o, peggio ancora, finge di dimenticarlo».

                «La Procura della Repubblica di Avezzano mirava e mira alle mie dimissioni», continua D’Angelo.

                «In sede di interrogatorio, quando i miei legali hanno fatto notare al GIP che la Procura avrebbe fatto meglio ad interrogarmi prima di richiedere gli arresti domiciliari, mancava poco che il pm abbandonasse l'aula; ha asserito che era offeso che qualcuno avesse fatto osservazioni sul suo operato in pubblico, che i miei legali erano riusciti a metterlo di traverso fino al giorno della morte, che non vi era un obbligo giuridico di disporre l'interrogatorio ma che vi erano dei doveri morali e deontologici per gli avvocati di fare una buona difesa per i propri assistiti».

                «Intanto sono stato recluso», continua il sindaco, «con l'infamante accusa di aver percepito circa 10.000 euro di tangenti, accusa da subito sgretolatasi avendo dimostrato che il danaro non l'ho né percepito né mai è transitato per le mie mani: era stato direttamente consegnato a diversi Comitati di Casancanditella per opere in favore della collettività o per il tendone per la serata di beneficenza per la piccola Noemi.        Le accuse addebitatemi erano e restano illazioni, i veri fatti sono stati ampiamente dimostrati con prove reali dai miei legali, Antonio Luciani e Marco De Merolis, che pubblicamente ringrazio per il lavoro meticoloso che hanno svolto e per aver dimostrato da quale parte stia la verità».



ACCUSE ANCHE CONTRO I GIORNALISTI

Ma il sindaco si scaglia anche contro i giornalisti colpevoli, dal suo punto di vista, di averlo messo alla gogna: «ora resta la “edificante immagine” che ho ereditato dalla vicenda; sono stato 23 giorni ai domiciliari perché avrei potuto reiterare il reato e aumentare la mia popolarità.    Ad accrescere la mia popolarità sono stati invece i giornalisti o meglio i “giornalai”, che mi hanno sbattuto per 5 giorni sulla prima pagina dei giornali descrivendomi come il “deus ex machina” che gestiva e pilotava gli appalti».