CRISI PERENNE

L’Abruzzo non recupera i posti di lavoro persi con la crisi e con il sisma

Resta fermo lavoro delle donne

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L’AQUILA.  Negli ultimi 10 anni i livelli di occupazione del 2008 non sono stati più raggiunti.

L’Abruzzo ha conosciuto 2 periodi di grave depressione: nel 2009-2010 e nel 2012-2015. La disoccupazione è salita costantemente, con brevi pause, toccando la vetta nel 2015 con 74 mila persone in cerca di lavoro.

 A preoccupare maggiormente è il lavoro delle donne, che nella nostra Regione resta fermo, non decolla, mentre si muove in Italia, anno dopo anno, una crescita costante fino a valori superiori anche al periodo pre-crisi.

 

Questo è il quadro che emerge dall’analisi elaborata dall’Aps “M.Ciancaglini” presentata ieri mattina a Pescara dal Segretario generale della CISL AbruzzoMolise, Leo Malandra, e dal Professore Giuseppe Mauro.

 

«Secondo gli ultimi dati ISTAT, l’occupazione complessiva nei primi 6 mesi del 2017 resta ancora indietro ai valori dello scorso anno e molto lontana da quelli del 2008. La disoccupazione è stabile, rallenta il tasso di attività. Eppure il mercato dà segnali di dinamicità: sale l’occupazione nell’industria, che sembra guidare la ripresa, anche se tutti gli altri settori produttivi restano indietro», commenta Leo Malandra.

 

Soffre in particolare il lavoro autonomo, indipendente, mentre va meglio il lavoro dipendente. Lo dice l’Osservatorio INPS: tra gennaio e agosto hanno preso il via quasi 120 mila nuovi rapporti di lavoro, 21 mila in più rispetto allo stesso periodo del 2016. E’ il contratto a termine e stagionale che cresce in modo straordinario e trascina con sé tutte le altre tipologie contrattuali.

 

Una tendenza confermata dai dati del Sistema delle comunicazioni Obbligatorie, rilevate dal Ministero del Lavoro.

«Il periodo 2012 – 2014 è stato drammatico per l’occupazione, segnato dalla perdita di moltissimi posti di lavoro. Il 2017 si apre con un buon saldo positivo: 95 mila le persone assunte, 70 mila quelle che hanno perso o lasciato il lavoro. Ma i nuovi contratti sono nella stragrande maggioranza a tempo determinato/stagionali, non generano lavoro stabile», continua il sindacalista della CISL. «Anche per i prossimi 2 mesi le nuove assunzioni saranno soprattutto a termine (lo rileva il Rapporto Excelsior) e solo un contratto su 4 verrà stipulato a tempo indeterminato».

«Il sistema economico purtroppo continua a rallentare. Le stime elaborate dallo Svimez indicano, nel 2016, un indebolimento del PIL dello 0,2%. Il sistema produttivo è in ripresa, con qualche contraddizione», sottolinea il Professore Giuseppe Mauro nel suo intervento.

 


SI FERMANO LE IMPRESE ARTIGIANE

Crescono poco le imprese, si fermano quelle artigiane. Sale la sofferenza, testimoniata dalle crisi congiunturali in aumento (cassa integrazione ordinaria) e da quelle strutturali (straordinaria) che non si attenuano. Insomma, se da una parte il sistema produttivo abruzzese riesce ad agganciare la ripresa con le medie e grandi imprese, dall’altra ha forti difficoltà con le piccole aziende, soprattutto artigianali, che, a causa della bassa domanda interna, non sono capaci di rispondere ai colpi della crisi.

«I dati sull'export migliorano, molto lentamente. In realtà, - evidenzia il Professore dell’Università G.D’Annunzio -, crescono sensibilmente dappertutto, tranne che a Chieti, che però da sola movimenta oltre il 70% di tutte le merci nella Regione».

 

«Devono essere intraprese azioni di contrasto all’economia sommersa e al lavoro precario e avviate azioni coordinate di politica attiva. Bisogna costituire un tavolo permanente di confronto Regione, Istituzioni, Parti Sociali per valutare i provvedimenti e gli interventi, a favore dei lavoratori e dell’imprese e per monitorarne gli effetti reali sull’occupazione. I progetti Garanzia Giovani e Garanzia Over devono diventare strutturali, ne deve essere verificata l’efficacia», propone Malandra.

 

Secondo la CISL ogni singolo progetto va necessariamente finalizzato alla creazione del maggior numero di posti di lavoro, riservando sistematicamente una quota ai soggetti deboli, in modo particolare ai giovani che vivono condizioni di grave ritardo rispetto ai coetanei europei.