MISTERI INDUSTRIALI

Crisi Intecs, realtà o forzatura? Risponderà il Ministero

Pezzopane e Melilla hanno presentato interrogazione

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L’AQUILA. Sta destando sconcerto e preoccupazione la vicenda della Intecs, azienda che opera nel settore della progettazione e sviluppo di sistemi elettronici high-tech nei mercati Aerospazio, Difesa, Trasporti, che vedrebbe i lavoratori utilizzati quasi come un’arma di ricatto da parte dell’impresa nei confronti della Regione.

La notizia è emersa nei giorni scorsi da un articolo di News Town che ha ricevuto in anonimo un file audio dell'amministratore delegato e direttore generale di Intecs Solutions con delega in Intecs, Marco Casucci.

Secondo la ricostruzione del giornale aquilano, in questo audio Casucci, parlando con alcuni ricercatori di Pisa, farebbe capire che l’Intecs non vivrebbe una crisi tale da giustificare la chiusura del centro di ricerca dell'Aquila ma si starebbe facendo pressione du Regione Abruzzo affinchè finanzi con i fondi Por Fesr i progetti presentati a febbraio.

La società ha smentito categoricamente questa ricostruzione spiegando che l'avvio della procedura di licenziamento collettivo presso la sede de L’Aquila «è un passo doloroso che l’azienda ha fatto a valle di numerosi tentativi infruttuosi per evitarlo. Confermiamo che la posizione della Intecs è quella indicata nella procedura in essere e rimandiamo alle sedi competenti il confronto con le organizzazioni sindacali».

La smentita non tranquillizza però la Coalizione Sociale L'Aquila che parla di «una storia vista già troppe volte» per il polo elettronico: «quella di aziende che in cambio di finanziamenti pubblici hanno di fatto solo alimentato la lenta agonia di laboratori di eccellenza, depauperandoli via via di risorse umane e strumentali. Del caso più clamoroso abbiamo parlato tante volte negli ultimi anni: milioni di euro regalati ad Accord Phoenix hanno prodotto finora pochissimi posti di lavoro, in una vicenda che ad oggi è tutt’altro che chiarita».
«La Intecs - ricostruisce invece la senatrice Stefania Pezzopane che sul caso ha presentato una interrogazione- ha comunicato all'assessore regionale Giovanni Lolli la volontà di dismettere il laboratorio dell'Aquila e, senza neppure avvisare le RSU, ha avviato la chiusura del sito. Anche secondo la Cgil, il management della società non ha utilizzato le effettive potenzialità del laboratorio di ricerca, sfruttando solo il mercato e gli ammortizzatori sociali, senza innovazione di sorta, fino al momento attuale».

 Considerando che l'azienda partecipa al tavolo di confronto e di programmazione della Regione Abruzzo sui percorsi d'innovazione tecnologica e che in associazione temporanea d’impresa con altre aziende ha presentato progetti con richieste di finanziamento che attengono ai bandi per l'assegnazione dei fondi Por Fesr 2014-2020, le dichiarazioni dell'ad rese note dai media «meritano un chiarimento istituzionale urgente», sottolinea la senatrice che al governo chiede «un intervento perché convochino l’azienda per capire le intenzioni e le ragioni della chiusura del sito aquilano e per capire come stanno operando i vertici di quest'azienda, visto che in gioco c'è il destino di oltre 60 ricercatori e di altri lavoratori e delle loro famiglie e anche di un pezzo di industria innovativa della regione e del Paese».

Anche il deputato Gianni Melilla ha presentato una interrogazione chiedendo l’apertura di un tavolo ministeriale.