LE MOTIVAZIONI

Ecco perchè non c’è “Mafia Capitale”: le motivazioni della sentenza “Mondo di mezzo”

«Nè minacce, nè omertà, nuova formulazione spetta al legislatore»

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ROMA. Niente mafia, nè metodo mafioso: a Roma c'erano “solo” criminali che hanno corrotto e infiltrato amministrazione e politica.

E' questo in sostanza il giudizio sull'inchiesta monstre 'Mondo di mezzo' conclusa nel luglio scorso con condanne per circa 250 anni di carcere.

«Fatti gravi» per i giudici della X sezione penale del Tribunale di Roma, ma nessuna organizzazione mafiosa «derivata o autonoma» e nessun collegamento con la Banda della Magliana.

I giudici motivano così la decisione di non riconoscere l'aggravante mafiosa al gruppo guidato da Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, condannati a 20 e 19 anni di reclusione in una sentenza che ha riguardato altre 44 persone, tra cui politici e uomini dell'amministrazione.

Una sentenza storica in cui sono state inflitte pene pesanti proprio per gli episodi di corruzione con condanne, in alcuni casi, superiori alle richieste della Procura che ora dovrà decidere su una eventuale impugnazione.

«Il Tribunale non ha individuato, per i due gruppi criminali, quello costituito presso il distributore di Corso Francia e quello riguardante gli appalti pubblici, alcuna mafiosità», si legge nelle oltre 3000 pagine delle motivazioni.

 

PERCHE’ NIENTE MAFIA

E questo perchè per la corte presieduta da Rosaria Ianniello mancano i tre punti cardine «necessari ed essenziali» nel definire il metodo mafioso: «la forza d'intimidazione, intesa come capacità dell'organizzazione di incutere paura in virtù della sua stabile predisposizione ad esercitare la coazione; l'assoggettamento, inteso come stato di sottomissione delle potenziali vittime; l'omertà, intesa come presenza, sul territorio dominato, di un rifiuto generalizzato e non occasionale di collaborare con la giustizia».

L'organizzazione invece, riconosce la corte, ha avuto la capacità «di inquinare pesantemente, con metodi corruttivi diffusi, le scelte politiche e l'azione della pubblica amministrazione».

In questo la figura-chiave è Buzzi. I suoi «contatti, con politici ed amministrativi, sono stati sapientemente utilizzati e sfruttati».

Ma, nonostante ciò, il collegio non sposa la tesi estensiva della Procura di Roma di considerare mafiosa una organizzazione che non spara ma corrompe e imbriglia la vita politica e amministra della Capitale, pena «la violazione del principio di legalità» perchè, annotano i giudici, le «innovazioni legislative rimangono riservate al legislatore».

Cancellata anche l'altra tesi suggestiva, quella di una eredità della banda della Magliana.

«Non è possibile stabilire una derivazione» per il solo punto di collegamento «costituito da Carminati, destinatario di una duratura fama mediatica» e «assolto da alcune gravi imputazioni».

 

IL GRUPPO DI CARMINATI

Mafia Capitale: solo corruzione, niente mafia. Motivazioni sentenza Mondo di Mezzo

«Dunque non può affermarsi che Carminati ed il gruppo da lui comandato (inteso, secondo l’accusa, come associazione unica) affondino le loro radici nel sostrato criminale romano degli anni 80, per avere mutuato dalla ‘banda della Magliana’ alcune delle sue principali caratteristiche organizzative: sembra evidente la profonda diversità tra gli affari criminali dell’epoca e quelli accertati nel corso del presente processo, i quali attengono – quelli relativi agli appalti pubblici – ad una particolare forma di rapporti tra mondo politico ed imprenditoria organizzati in funzione, specialmente, di assicurare ai partiti politici il finanziamento necessario alla loro sopravvivenza e di spartire tra le varie componenti politiche (e tra gli imprenditori a ciascuna riferibili) il provento dei lucrosi affari connessi alla gestione della cosa pubblica».

 

DUE ASSOCIAZIONI A DELINQUERE

 

Una operatività interrotta dalle indagini e dal processo. Come si legge ancora nelle motivazioni della sentenza: «Tralasciando il clamore mediatico, non vi è dubbio che i fatti accertati siano di estrema gravità, intanto per il loro stesso numero, poi per essere stati i reati-fine realizzati in forma associata, con la costituzione delle due associazioni delle quali si è detto, ed infine per la durata stessa della condotta antigiuridica, che è proseguita nel tempo e che, con l’affinamento dei metodi di azione, ha creato le premesse per una permanente operatività, interrotta soltanto dalle indagini prima e dal processo poi».

 

LA POLITICA INQUINATA

Per quanto concerne i metodi corruttivi diffusi a Roma: «nel settore degli appalti pubblici, l’associazione ha avuto la capacità di inquinare durevolmente e pesantemente, con metodi corruttivi diffusi, le scelte politiche e l’azione della pubblica amministrazione: ciò dimostra la pericolosità dell’associazione nel suo complesso ed anche quella dei singoli partecipi i quali, dotati di diversificate qualità professionali, le hanno fatte consapevolmente convergere verso la realizzazione dei loro propositi criminali».

 

LE COOPERATIVE SOCIALI DI BUZZI

I giudici della X sezione penale del tribunale di Roma in merito al cosiddetto ‘ras delle cooperative’ condannato a 19 anni di reclusione, scrivono ancora: «La lunga esperienza maturata da Buzzi nel settore della cooperazione sociale e gli stessi contatti, con politici ed amministrativi costruiti nel tempo in relazione all’attività delle cooperative, sono stati da lui sapientemente utilizzati e sfruttati per la commissione di reati finalizzati – consentendo una innaturale espansione sul mercato – a potenziare i profitti delle cooperative e dei soggetti che di esse avevano la direzione e la gestione».

Insomma «il dato appare ancor più grave ove si tenga conto del percorso di Buzzi, che pure aveva tentato di recuperare il suo passato criminale, e della conoscenza di tale percorso che avevano i suoi collaboratori e sodali, conoscenza che avrebbe dovuto indurrre a salvaguardare l’esperienza della creazione di cooperative sociali finalizzate al recupero di ex detenuti e non ad orientarle verso la commissione di reati gravi, e commessi in forma associata».