SCIENZA E COSCIENZA

Esperimento Gran Sasso, Movimento Acqua: «un incubo». Appello a mobilitazione

De Sanctis, 'in caso di incidente c'è rischio effetto domino'

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PESCARA. Un appello alla mobilitazione generale e alla trasparenza in merito all'esperimento Sox, in fase di allestimento nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell'Infn.

 

 

Lo lancia il Movimento 'Mobilitazione acqua Gran Sasso' che, dopo avere scoperto che l'esperimento comporterebbe l' installazione, in galleria, di materiale radioattivo in ambiente già a rischio di incidente rilevante, vuole sapere dalle istituzioni chi abbia rilasciato le autorizzazioni necessarie.

 

«Siamo pronti ad andare in Procura, lo abbiamo già fatto in altre situazioni in cui ambiente e popolazione sono minacciati - ha detto, in conferenza stampa, Augusto De Sanctis del Movimento - e ora vogliamo conoscere le carte».

Mercoledì 18, quindi, assemblea del Movimento a Teramo per decidere le prossime azioni.

«Facciamo appello al buon senso e a un'opposizione dura e compatta di cittadini e istituzioni. C'è il rischio - dice De Sanctis - di effetto domino in caso di incidente. La sorgente radioattiva - aggiunge - sarà collocata entro aprile 2018».

 

RISCHIO EFFETTO DOMINO?

La sorgente radioattiva entro aprile 2018 sarà posta sotto centinaia di tonnellate di idrocarburi con rischio di "effetto domino".

 Il tutto in sotterraneo e in una zona fortemente sismica piena d'acqua.

 

«Gli effetti di un eventuale incidente nucleare nei Laboratori del Gran Sasso rischiano di avere conseguenze catastrofiche su quasi tutto l'Abruzzo, parte delle Marche e sull'Adriatico», ha spiegato De Sanctis.

 

La quantità di emissioni della sorgente di Cerio144 in arrivo entro Aprile 2018 dalla Russia, da Mayak dove si sta manipolando il combustibile nucleare proveniente dal reattore della Centrale nucleare di Kola, è dell'ordine di grandezza del rilascio in mare a Fukushima di Cesio137 (che è stato responsabile di una parte considerevole delle emissioni).

 

La sorgente radioattiva in questione, secondo i documenti redatti dagli stessi scienziati («ma non abbiamo per ora accesso a documenti di enti pubblici», ha sottolineato De Sanctis) è tra 100.000 e 150.000 curie, cioè tra 3,7 e 5,55 Petabecquerel (PBq). A Fukushima secondo l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica per il Cesio137 finito in mare vi sono diverse stime che oscillano tra 2,7 e 5,7 Petabecquerel. Il valore di 1/4 uscito in questi giorni era riferito alla stima peggiore contenuta in una delle numerose ricerche che si sono occupate dell'incidente giapponese citate dall'IAEA, giusto per usare il valore più conservativo.

 

«Lì parliamo di emissioni in un oceano», ha spiegato De Sanctis, «qui di un rilascio che potrebbe avvenire dentro una montagna piena d'acqua e da qui interessare diversi corsi d'acqua dal Pescara al Tronto fino ad arrivare all'Adriatico che in confronto al Pacifico è una vaschetta. Un rilascio massivo di quella sostanza dal contenitore renderebbe immediatamente radioattiva l'acqua usata negli acquedotti di L'Aquila e Teramo. Idem quella dei fiumi sui due lati della montagna, dal Pescara al Vomano fino al Tronto (per le varie captazioni Enel che rimandano alla fine parte dell'acqua anche in quel fiume). Si perderebbe l'acqua per l'irrigazione. Difficilmente un territorio simile avrebbe un futuro, tenendo anche conto della necessità di evitare la contaminazione per esposizione diretta della popolazione. Per non parlare dell'Adriatico, che sarebbe raggiunto e contaminato in poco tempo».

 

Quello che aggrava, se possibile, la situazione è che già ora i Laboratori sono classificati come Impianto a Rischio di Incidente Rilevante sulla base della Direttiva Seveso Ter a causa dello stoccaggio in due esperimenti di 2.300 tonnellate di sostanze pericolose e infiammabili, 1.000 tonnellate di acqua ragia in LVD e 1.292 tonnellate di trimetilbenzene in Borexino.

 

«Già questo dovrebbe far tremare le vene ai polsi», ha detto ancora De Sanctis, «visto che, tra l'altro, i laboratori non possono neanche vantare un passato cristallino in considerazione dei diversi incidenti che si sono verificati, con risvolti tragicomici se non stessimo parlando della contaminazione dell'acqua potabile e di quella di un parco nazionale».

 

«E’ UN INCUBO»

Ebbene, la potente sorgente radioattiva di Cerio sarebbe piazzata proprio al di sotto del contenitore di Borexino con centinaia di tonnellate di un idrocarburo. Il tutto in sotterraneo.

 

«Un incubo dal punto di vista dei rischi, in considerazione del possibile effetto domino (un'avaria in un impianto che causa incidenti in altri impianti vicini) e anche dal punto di vista degli interventi in caso di incendio grave o terremoto», ha spiegato ancora De Sanctis. «La Regione Abruzzo, le province e i comuni assicurino da subito la pubblicazione e divulgazione di tutta la documentazione autorizzativa varata finora sull'esperimento SOX. Si valuti la legittimità di eventuali atti e comunque ci si schieri a difesa del territorio e della popolazione senza "per ora", senza "se" e senza "ma"».