VIOLENZA CIECA

Omicidio Montesilvano, indagini ancora in alto mare

Per i carabinieri pochi i dati accertati anche dopo l’arresto di Fantauzzi

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PESCARA. Una indagine ancora da puntellare, nessun “super testimone” , diverse imprecisioni, movente ancora sconosciuto. Di certo c’è che Massimiliano Fantauzzi, ufficialmente ricercato (ma non formalmente “latitante”) è stato arrestato e avrebbe anche ammesso le sue responsabilità e contribuito a far ritrovare l’arma del delitto.

Il tutto però dovrà confluire “ufficialmente” nel fascicolo di indagine, cosa che avverrà con l’interrogatorio di garanzia che sarà fissato domani o dopo domani e dove Fantauzzi, per la prima volta, potrà spiegare la sua versione dei fatti.  

Per il resto i carabinieri in una lunga conferenza stampa non sono riusciti a fornire ulteriori particolari oltre a quelli già emersi nei giorni scorsi, nonostante le 48 ore trascorse dall’arresto.

Il fucile utilizzato per ammazzare Antonio Bevilacqua il 16 settembre scorso era sotterrato nelle campagne di Ortona dei Marsi, non lontano dall'autostrada A25.

E' stato lo stesso Fantauzzi, arrestato dopo otto giorni di ricerche, ad indicare ai carabinieri il luogo dove aveva nascosto l'arma, rinvenuta sabato scorso.

Si tratta di un fucile Beretta calibro 12 sovrapposto, modificato e con matricola abrasa. Il fucile, ritrovato smontato, sara' inviato ai carabinieri del Ris di Roma per gli accertamenti del caso.

Dopo il delitto, Fantauzzi, 46 anni e residente a Montesilvano, si sarebbe diretto ad Ortona dei Marsi (L'Aquila) per sbarazzarsi del fucile, poi nella zona del parco fluviale nei pressi del centro commerciale Megalò nella zona di Chieti Scalo avrebbe abbandonato la moto utilizzata per la fuga. Il mezzo e' stato rinvenuto nel fiume Pescara, su indicazione del 46enne.

Poco o nulla i carabinieri hanno detto circa la fuga del ricercato.

Il 46enne avrebbe vagato per le campagne, spostandosi a piedi e riparandosi in luoghi di fortuna.

Il killer, sabato scorso, tra Montesilvano Colle e le colline di Pescara, zona presidiata dai carabinieri, sfiancato dalla latitanza, ha incontrato una pattuglia e si e' consegnato ai militari, dicendo «sono qui, sono io».

Ai carabinieri ha anche ammesso le proprie responsabilità.

Durante la fuga, hanno spiegato in conferenza stampa, il killer «non ha avuto un supporto logistico, ma ha agito in maniera improvvisata e senza punti di riferimento».

Il movente dell'omicidio sarebbe «l'acceso diverbio» avvenuto all'interno del locale, le cui ragioni sono oggetto di approfondimento anche se al momento «non c'e' certezza investigativa».

In pratica non sono chiari i rapporti tra vittima e omicida nè quale possa essere la ragione scatenante per una reazione così violenta e definitiva.

Al vaglio degli inquirenti, anche la posizione di alcuni testimoni presenti nel locale durante la lite e al momento dell'omicidio. Nell'abitazione di Fantauzzi, durante le perquisizioni, i militari hanno trovato 100 grammi di marijuana e una pistola scacciacani.

Ad occuparsi delle ricerche e delle indagini sono stati i carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto operativo del comando provinciale di Pescara e quelli della Compagnia di Montesilvano, coordinati dalla procura del capoluogo adriatico.

 


MAGGIORI DETTAGLI NELL’ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE

«Vattene infame non sei buono».

Cosi' Antonio Bevilacqua, si era rivolto a Massimo Fantauzzi.

Bevilacqua, con l'amico che era in compagnia del killer, aveva «commentato negativamente la presenza del Fantauzzi - si legge nell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Pescara, Gianluca Sarandrea - accompagnando tali considerazioni con gesti significativi di un atteggiamento di disprezzo che nutriva nei suoi riguardi».

Per risalire al killer, sono state determinanti le testimonianze delle persone presenti nel locale la notte della tragedia.

In particolare, un conoscente di Fantauzzi, che aveva trascorso la giornata con lui e che era andato con lui nel locale, oltre a quelle dell'ex compagna e della figlia dell'arrestato.

Quella notte un'altra persona aveva espresso risentimento nei confronti di Fantauzzi in particolare per «il mancato rispetto di un non precisato impegno che aveva assunto nei propri riguardi»  e «Bevilacqua - scrive il gip - si era offerto di 'risolvere' la questione», ma l'amico di Fantauzzi «era riuscito a riportarlo alla calma, premurandosi di invitare il Fantauzzi, che era sempre rimasto all'esterno del ristorante, ad abbandonare il locale vista l'atmosfera tesa nei suoi riguardi: tale invito non era stato tuttavia raccolto».

Quando Fantauzzi e' entrato nel locale, ha «ostentato disprezzo invitandolo ad allontanarsi ed apostrofandolo con frasi offensive».

Per evitare il peggio l'amico ha accompagnato a casa il 46enne che in macchina, durante il tragitto, ha pronunciato queste parole «ma ti rendi conto, come mi ha trattato? Con un paio di cazzotti lo sfracchio».

Il teste si e' trattenuto in casa di Fantauzzi per qualche minuto e poi e' tornato al ristorante. Mentre si dirigeva in auto verso il locale e' stato «superato da una moto di colore rosso che, al momento dell'affiancamento aveva avuto un momento di esitazione nel portare a termine il sorpasso».

Secondo il gip, «decisivo elemento per la ricostruzione dei fatti e per l'individuazione del responsabile dei fatti» veniva poi fornito dal testimone «il quale, alla vista del filmato tratto dal sistema di telecamere posizionate all'interno ed all'esterno del locale, riconosceva questi nel proprio amico Fantauzzi Massimo».

Il giudice sottolinea poi «altri significativi elementi che corroborano il quadro accusatorio» e che l'ex compagna e la figlia di Fantauzzi «hanno fornito importanti elementi ai fini della richiesta cautelare».

Sarandrea, infine, reputa rilevante «il quadro indiziario a carico dell'indagato, posto che le riprese video in atti nonche' le dichiarazioni rese dai soggetti sopraindicati, consentono di ricondurre la responsabilita' del grave delitto in esame proprio a Fantauzzi Massimo».