TRAGEDIA ANNUNCIATA

Omicidio Ortona, Letizia aveva paura del marito

«Non è stato un raptus ma un tragico epilogo di uno schema che si ripete sempre più spesso»

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ORTONA. Letizia Primiterra aveva paura del marito e aveva chiesto aiuto.

Lei voleva lasciarlo, aveva paura di lui, si era anche rivolta

ad un centro antiviolenza per chiedere aiuto. Ma Letizia non ce l'ha fatta però a difendersi da quel marito che ieri pomeriggio, a Ortona, ha ucciso a coltellate prima lei, poi la sua più cara amica, Laura Pezzella, 33 anni.

Poco dopo i Carabinieri lo hanno fermato poco distante dal luogo del primo omicidio. Francesco Marfisi, 60 anni, aveva ancora in mano i due coltelli da cucina usati nei due delitti, consumati in luoghi distinti ora presidiati dai militari dell'Arma. Moglie e marito si stavano separando. Sarebbe proprio questa la causa che ha scatenato la furia dell'uomo.

«C'erano dei segnali gravi. La signora si era rivolta a un servizio sul territorio per segnalare di essere vittima di maltrattamenti. Ora ci sentiamo di esprimere un grande sgomento e dobbiamo capire dove non è stata compresa», racconta adesso l'avvocato Francesca Di Muzio, presidente di "Donn.è", Centro antiviolenza di Ortona.

Al servizio delle vittime di abusi e violenze, l'associazione "Donn.è" ha una sede nel centro di Ortona e dal 2013 uno sportello nell'ospedale "Bernabeo" grazie a un accordo con la Asl. Ma Letizia Primiterra si era rivolta a un altro dei tanti servizi attivi in città.

«Non l'abbiamo presa in carico direttamente noi, quindi conosco la vicenda per quanto mi è stato riferito - spiega Di Muzio - ma esiste una rete fra le associazioni ed evidentemente in questo caso qualcosa non ha funzionato, specialmente a livello di valutazione del rischio. Dobbiamo ripensare il modo di lavorare, di fare formazione dei nostri operatori. Gli strumenti per prevenire ci sono, ma dobbiamo evidentemente pensare a un'attenzione maggiore. I casi di violenza non sono semplici. E comunque non esiste il raptus; questo è l'epilogo tragico di uno schema che si ripete in molti casi di femminicidio».



I DUE VIVEVANO GIA’ SEPARATI

I due vivevano già in abitazioni diverse, lei era ospite in casa di un'amica, lui era tornato a vivere con la madre. Marfisi ha raggiunto il condominio dove si trovava la moglie e si è accanito su di lei con ferocia quando è arrivata nell'androne.

La figlia 25enne della coppia era lì, ha provato a opporsi alla furia omicida del padre, ma senza riuscirvi. Non è stata ferita, ma è stata comunque portata in ospedale per accertamenti.

Della vicenda si sta occupando il sostituto procuratore della Repubblica di Chieti Giancarlo Ciani, che è stato nei luoghi dei delitti insieme alla Squadra rilievi tecnici del reparto operativo del Comando provinciale dei carabinieri di Chieti.

Ad Ortona, Laura Pezzella era molto conosciuta negli ambienti della marineria; la sua famiglia è infatti proprietaria di un peschereccio.

Letizia, che aveva festeggiato il compleanno pochi giorni fa, ieri mattina aveva condiviso sul suo profilo Facebook un video per dare il buongiorno ai suoi amici. Ora sotto quel post si susseguono i commenti affranti di quanti la conoscevano.

Marfisi, in stato confusionale, è stato portato nella caserma dei Carabinieri di Ortona in stato di arresto, in attesa del possibile interrogatorio da parte del pubblico ministero. Suo difensore di fiducia è stato nominato l'avvocato Rocco Giancristofaro. Le salme delle due donne, intanto, sono state trasportate all'obitorio dell'ospedale di Chieti, in attesa che il magistrato disponga l'autopsia.


LA STRAGE DELLE DONNE


Solo nella giornata di ieri sono state tre le donne uccise per mano di un uomo, una nel vicentino e due a Ortona in Abruzzo, tre femminicidi in un giorno.

I numeri del fenomeno non sono certi e variano di qualche unità, ma sicuramente le donne uccise per mano di un uomo, con cui hanno o hanno avuto un rapporto affettivo o familiare, non sono in diminuzione. Nel 2016 se ne sono contate 120.

E dal primo gennaio 2017 ad oggi sarebbero almeno oltre 20 le donne uccise per mano maschile: una media di una vittima ogni tre giorni.

Negli ultimi dieci anni le donne uccise in Italia sono state 1.740, di cui 1.251 (il 71,9%) in famiglia.

Ad accumunare i tanti casi spesso ci sono incomprensioni e tensioni familiari, il desiderio di separarsi, l'affidamento dei figli.

Dall'inizio di aprile, oltre alle tre vittime di ieri, c'è stato il caso della ragazza ventunenne uccisa a coltellate per gelosia dal fidanzato a Pietra Ligure, e quello della donna di 47 anni ammazzata nel sonno dal compagno nel catanese.

L'uomo si era stancato della loro relazione e per liberarsene l'ha accoltellata mentre dormiva accanto a lui. La sensibilità nei confronti di questo fenomeno sta crescendo tanto che l'8 marzo scorso, nel mondo, invece di festeggiare le donne hanno scioperato.

Ci sono stati cortei, veglie, assemblee, flash mob per dire no alla violenza di genere e alle discriminazioni. Sempre a marzo la Camera ha approvato il provvedimento che tutela i figli delle donne uccise dai propri compagni, la legge attende ora di essere approvata dal Senato.


SABATO L’INTERROGATORIO DI GARANZIA

Si terrà domani mattina, sabato 15 aprile,  alle 10:30 nel carcere di Chieti l'interrogatorio di convalida dell'arresto di Francesco Marfisi.

L'autopsia con tutta probabilità verrà effettuata nella giornata di martedì dal dottor Pietro Falco, che subito dopo il duplice delitto aveva effettuato una prima ricognizione cadaverica.