DOPO LA TRAGEDIA

Rigopiano, il sindaco di Farindola si difende con i soldi del Comune e spara sulla Regione

Costituito un pool per affettuare indagini difensive parallele a quelle della procura

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FARINDOLA. La valanga del 18 gennaio scorso che ha travolto l'hotel Rigopiano, uccidendo 29 persone, «era scientificamente prevedibile e i suoi disastrosi effetti erano totalmente evitabili, solo se la Regione Abruzzo avesse fatto la Carta di Localizzazione dei Pericoli da Valanga (Clpv) che era obbligatoria dal 1992» in base alla legge regionale n.47.

A questa conclusione è arrivato anche il pool di tecnici e legali incaricati dal Comune di Farindola «all'accertamento della verità», nell'ambito di una indagine difensiva preventiva che non si ferma qui e che va avanti per definire «precise responsabilità non solo giuridiche, ma anche politiche».

L'indagine, una volta terminata, sarà consegnata alla procura di Pescara titolare dell'inchiesta sulla tragedia - al momento senza indagati - per disastro colposo e omicidio plurimo colposo.

I primi risultati sono stati diffusi ieri in una conferenza stampa appositamente convocata dal sindaco  Ilario Lacchetta per mettere sul tavolo le strategie che il piccolo comune attuerà nell’ambito della complicata e spinosa indagine della procura sulla tragedia di Rigopiano.

Il pool è composto da un gruppo di difesa - i legali Goffredo Tatozzi e Cristiana Valentini, in rappresentanza del sindaco Ilario Lacchetta, e l'avvocato Massimo Manieri, in rappresentanza del Comune di Farindola - e da un gruppo di esperti nello studio del fenomeno valanghe, tra i quali il climatologo e docente universitario Massimiliano Fazzini, il già responsabile MeteoMont Abruzzo, Giorgio Morelli, ex forestale, la Guida Alpina, Maurizio Felici e l'esperto d'Ingegneria della Montagna, Marco Cordeschi.

Secondo quanto è stato riferito ieri il pool è stato incaricato dal Comune ma il sito istituzionale di Farindola non brilla per trasparenza e non è presente alcun atto di giunta che incarichi i professionisti per cui è impossibile apprendere dettagli e costi dell’operazione che sarà anche mediatica e pronta a contrastare ogni argomentazione anche nelle sedi meno deputate, come gli show televisivi.

Sta di fatto che il Comune- come è stato anticipato- pagherà le spese per un pool che svolgerà indagini difensive (che per definizioni vengono compiute da chi è accusato) e forse il sindaco dà per certo un suo coinvolgimento nella inchiesta penale in corso ma se così fosse la sua personale difesa sarebbe assicurata dal legale incaricato dal Comune. Se non dovesse essere indagato allora le indagini difensive a cosa potranno servire? Magari per una propedeutica costituzione di parte civile per richiedere i danni alla Regione?   

Tutto da vedere: per ora ci sono troppe incognite ma l’operazione è singolare anche per un altro verso e cioè le tesi che si supportano: la mancata applicazione della legge regionale del 1992 è cosa ormai nota (ma solo dopo la tragedia). Se infatti la legge prevede che la Regione avrebbe dovuto realizzare una carta del pericolo valanghe, dall’altra, prevede che il Comune debba convocare una commissione valanghe che si è squagliata nel 2005 a Farindola e non si è più vista. Quella commissione avrebbe potuto lanciare allarmi di pericolo utili al sindaco per emanare ordinanze.  

Il Comune, dunque, a tutti gli effetti scarica sulla Regione tutte le responsabilità, non quella del Pd di D’Alfonso di cui il sindaco Lacchetta è grande estimatore e seguace ma quella di Chiodi, di Del Turco, di Pace ecc, cioè amministratori ormai svincolati dal trascorrere del tempo.  

Secondo il pool «con uno studio cartografico prima e, poi, con un iniziale approfondimento sul posto, era prevedibile localizzare nel sito della valanga di Rigopiano un'attività valanghiva anche di una certa importanza, sia per considerazioni di carattere morfologico, per pendenze molto accentuate, sia per considerazioni di carattere valanghivo che un esperto ha relativa facilità a fare».

Inoltre, in base ai dati scientifici raccolti, le nevicate tra il 17 e il 18 gennaio scorso non rappresentano, secondo il climatologo Fazzini, «un evento eccezionale, ma ricorrente: ci sono stati eventi simili nel 2005, 2009, 2011, 2015. Sono una cosa normale».

Tra i dati raccolti per conto del Comune anche il sopralluogo effettuato lo scorso 5 febbraio dalla guida alpina Maurizio Felici sul luogo della valanga che serviranno agli esperti per studiare quanto accaduto. Morelli, già responsabile della Meteomont Abruzzo, invece ha illustrato i vari passaggi che hanno caratterizzato, dal 1992 in poi l'iter della Carta Storica della Valanghe, pubblicata nel 2014, seguita nel 2016 da una Clpv riferita a un area campione.

«In assenza della Clpv - ha chiarito Morelli - il Comune era impossibilitato a far scattare le misure di salvaguardia previste dalla legge regionale n.47/92. La Commissione comunale per le Valanghe non poteva agire, non avendo a disposizione un documento fondamentale quale la Clpv, perché quella di Rigopiano non era un'area censita».

Resta da capire allora perchè la commissione è stata convocata -anche se poche volte- fino al 2005.

«Noi abbiamo provato a realizzare una carta del rischio - ha aggiunto l'avvocato Valentini - così in poco tempo, e i risultati sono quelli che sono sotto gli occhi di tutti: cioè che la valanga era scientificamente prevedibile. Risultati chiaramente non presi dalla persona che va su Google Earth - ha proseguito il legale - ma da chi ha accesso, in modo professionale, ai satelliti».

Se la valanga era così prevedibile come si dice ora (ma non come si è detto nell’immediatezza della tragedia) per quale ragione si è consentito di ampliare l’albergo nel 2007 e per i successivi 10 anni si è consentita la sua apertura anche nel periodo invernale?