L'INCOMPIUTA

Mare-Monti processo lento: appena iniziato, già tutti prescritti

Forse contestati fatti tra i più importanti e vecchi ma non si è andati spediti come altri procedimenti

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PESCARA. Fatti che risalgono alla fine degli anni ‘90 ma di capitale importanza sia per il merito che per i personaggi coinvolti. Appalti truccati, conti all’estero, pubblici ufficiali corrotti e infedeli, una strada con pesanti irregolarità tecniche di cui nessuno si è mai accorto. C’è tutto questo e molto altro dentro il processo Mare-Monti, dal nome della strada che da Penne doveva arrivare a Pescara e che ha lambito personaggi che nel frattempo hanno fatto la storia di questa regione.

Tra le varie particolarità del processo Mare-Monti -oltre ad essere diverso per velocità   rispetto ai “grandi processi” (Housework e Sanitopoli)- c’è quella che già alla prima udienza i reati erano già quasi tutti prescritti. Ma, forse, non sarà un processo inutile perchè tra gli imputati figurano anche le imprese, cioè persone giuridiche, per cui la legge non prevede prescrizione.  Si tratta della Toto spa, la Cra spa e Rl srl di Carlo Strassil.

Ieri è ripreso il processo con l’ascolto dei primi testimoni dell’accusa, udienza durata quattro ore e poi rinviata ad aprile 2017.

L’inchiesta risale al 2008 e gli arresti al 2010.

In totale sono undici gli imputati, tra i quali l'attuale presidente della Regione Abruzzo, Luciano D'Alfonso - per fatti che risalgono a quando era presidente della Provincia di Pescara -, e gli imprenditori Carlo, Alfonso e Paolo Toto.

L'inchiesta riguarda principalmente la mancata realizzazione della Strada Statale 81, la cosiddetta Mare-Monti, nell'area Vestina, e la perizia di variante approvata dalla Provincia di Pescara, allora presieduta da D'Alfonso, che per l'accusa avrebbe permesso al gruppo Toto di realizzare la strada, senza autorizzazioni, all'interno della riserva naturale del lago di Penne.

Il tutto partì perchè il tracciato della strada invadeva la riserva di Penne, una cosa che fu possibile accertare solo sul campo e in sede di indagine perchè le carte progettuali non erano in realtà corrispondenti al vero (in pratica i confini della riserva erano stati taroccati).

Davanti al collegio presieduto dal giudice Rossana Villani, sono sfilati quattro testimoni dell'accusa, rappresentata dal pm Gennaro Varone. Sono stati ascoltati prima Fernando Di Fabrizio e Claudio Giancaterino, in qualità di direttore e tecnico della riserva naturale, che hanno ripercorso i passaggi legati alla perizia di variante al centro del procedimento.

Subito dopo è stata la volta di Antonio Margiotti, consulente della Forestale nell'ambito dell'indagine che ha affermato come la strada invadesse la riserva e che non vi fossero autorizzazioni a riguardo.

Infine ha preso la parola Michele Brunozzi, assistente capo del Corpo Forestale di Pescara, che ha risposto alle domande di Varone, ripercorrendo le varie fasi dell'indagine.

Per circa un’ora e mezza Brunozzi ha ricostruito la vicenda dell’appalto aggiudicato alla Toto spa e la perizia di variante redatta dalla stessa impresa (le bozze degli elaborati sono stati trovati sui computer della ditta).

L'investigatore, incalzato da Varone, ha dichiarato che la variante che «ha invaso e deturpato la Riserva Naturale Lago di Penne»  è stata «voluta e redatta dalla Toto già dall’anno 2001 per consentire all’impresa di incassare somme per il fermo lavori».

Le prove sono poi state trovate in un portatile che doveva sparire, come emergerebbe da una intercettazione, tra il Presidente della Toto spa, Cesare Ramadori, e l’ingegnere della Toto, Vincenzo Consalvo.

Cesare Ramadori: Vincè puoi parlare? Io c’ho visite sia a casa che in ufficio… Sempre per il fatto solito di Penne lì…  Tu mi avevi dato copia di lettere, di cose, ultimatum che ricostruivano un pò la storia...
Vincenzo Consalvo: Mmh...
Cesare Ramadori: Non c’è niente di strano?
Vincenzo Consalvo: Sì, Sì sì mail e cose così… è vero… Solo che io sono a Villa Vomano ora.
(...)
Cesare Ramadori: Mmh comunque ripassatelo, vedi se dentro ci sono cose strane, fallo sparire il computer...
Vincenzo Consalvo: va bene
Cesare Ramadori: okay?
Vincenzo Consalvo: Sì sì non ti preoccupare...
Cesare Ramadori: Ciao




Proprio grazie a questa conversazione la Forestale recuperò il portatile e poi lì dentro scovò i files della variante redatti da Toto.

La deposizione di Brunozzi, data la corposità della materia, è stata interrotta e riprenderà nel corso della prossima udienza, fissata dal giudice al prossimo 23 aprile.

In quell'occasione sarà ascoltato anche un consulente del pm.

Assente per motivi di salute il geometra Cantagallo, grande accusatore e testimone oculare di una riunione tra i vari indagati dove si pianificava l’azione ed il da farsi su appalto e progetto alla presenza di Toto.

La riunione si tenne nell’estate del 2001 e vi parteciparono Luciano D’Alfonso, organizzatore, insieme a Carlo Toto, Rapposelli, due ingegneri della Toto, Rocco Petrucci, Fornarola, per discutere proprio della variante al progetto

Giuseppe Cantagallo geometra incaricato proprio per la redazione della Mare-Monti doveva essere già ascoltato nell’ambito del processo Housework ma il pm Varone vi rinunciò per le condizioni di salute del testimone che evidentemente non sono migliorate.

D'Alfonso è imputato per falso e truffa, per responsabilità risalenti al suo incarico di presidente della Provincia ricoperto tra il 1995 e il 1999. In base all'impianto accusatorio, l'appalto per la realizzazione della strada Mare-Monti sarebbe stato stravolto con l'obiettivo di renderlo vantaggioso per l'impresa Toto Costruzioni Spa.

Gli altri imputati, che con D'Alfonso e gli esponenti della famiglia Toto devono rispondere, a vario titolo, di corruzione, truffa aggravata, falso ideologico e concussione, sono il progettista della strada, Carlo Strassil, il responsabile del procedimento ed ex provveditore alle opere pubbliche della Regione Toscana, Fabio De Santis, il commissario straordinario Valeria Olivieri, il membro del Cda della Toto Costruzioni Cesare Ramadori, il direttore dei lavori, Paolo Lalli, il dirigente dell'Anas Michele Minenna e Angelo Di Ninno, funzionario incaricato dalla Provincia di Pescara di valutare l'incidenza ambientale della variante.