L'INCHIESTA

Inchiesta Earthquake. La procura: «siamo solo a metà. Controlleremo esiti accordi»

Già due richieste di patteggiamenti. Si verificheranno anche gli “avvisi” alla politica

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PESCARA. «L'indagine può essere considerata a metà, perchè i soggetti coinvolti hanno manifestato, come appurato attraverso le intercettazioni, la volontà di estendere il proprio schema criminale ad altre zone dell'area del Cratere e in particolare alla città dell'Aquila. Dunque occorrerà verificare, coordinandoci con le altre procure, se questa volontà di penetrazione si sia effettivamente concretizzata».

Lo ha detto ieri, il procuratore capo facente funzioni della Procura di Pescara, Cristina Tedeschini, nella sua prima e forse ultima conferenza stampa da quando è a Pescara insieme ai sostituti procuratori, Anna Rita Mantini e Mirvana Di Serio, che coordinano le indagini sulle tangenti per gli appalti legati alla ricostruzione post-sisma in Abruzzo, culminate con i sette provvedimenti di custodia cautelare emessi questa mattina.

L'indagine, condotta dal Corpo Forestale di Pescara, è partita da un esposto anonimo e si è concentrata sui lavori effettuati nei Comuni di Bussi sul Tirino (Pescara) e Bugnara (L'Aquila), ed ha portato agli arresti pubblici ufficiali, tecnici progettisti ed imprenditori, coinvolgendo anche esponenti dei Comuni di Pescara, Popoli, Perugia, Gubbio ed Assisi.

 

La conferenza stampa è un “sintomo” importante di come questa inchiesta complessa sia sostanzialmente diversa dalle altre, per molti aspetti.

La schiva Tedeschini, in attesa della prossima promozione, infati preferisce mostrarsi quando ritiene di avere in mano punti molto alti e quando può vincere facile.

Come nel caso di questa inchiesta “Earthquake” dove figurano un paio di confidenti importanti che hanno permesso di svelare il meccanismo di corruzione e tangenti (e questo accadeva a fine 2014) e persino due richieste di patteggiamenti che giungono ancor prima degli arresti quando le indagini sono ancora nella prima fase.

Una cosa del genere era accaduta solo per un’altra inchiesta, quella delle tangenti all’Aca, pure condotta dalla Forestale, dove gli imprenditori che pagavano (D’Alessandro) avanzarono richiesta di patteggiamento quasi subito, avviando la loro collaborazione con la procura.

Sull’inchiesta Earthquake gli inquirenti sono indubbiamente in una posizione di sicurezza per la quantità e qualità delle prove (solo per un pelo alla Tedeschini non è sfuggita la frase «una montagna di prove» che nella vita giudiziaria pescarese ha significati profondi e precisi…) ma per assurdo proprio questi elementi evidenziano anche -una volta di più- come sia pericolosamente lenta la macchina della giustizia che, infatti, nel 2017 sarà costretta a fare le pulci a fatti che risalgono anche al 2010 per una indagine partita alla fine del 2014.

E se arrivano richieste di patteggiamento prima ancora che la giustizia riesca a “partorire” gli arresti, forse, una riflessione si potrebbe anche fare.


Gli indagati erano a conoscenza delle indagini perchè sono state effettuate numerose perquisizioni negli anni scorsi che hanno messo sull’avviso tutti gli autori del sistema. Una inchiesta che si è fermata a cristallizzare eventi già datati nel 2015 e che per ora non si è occupata degli sviluppi di quegli stessi eventi.

Se la giustizia fosse stata maggiormente celere e tempestiva avrebbe magari permesso di ottenere numerosi altri benefici pubblici come quello di capire come avviene la ricostruzione privata e spingere gli altri controllori a verificare nei vari comuni del cratere se non fossero successe le stesse cose.

Solo ora la procura di Pescara dice di voler verificare gli esiti e farlo a distanza di anni non è mai cosa semplice.

  Al vaglio degli inquirenti anche le responsabilità di alcuni esponenti politici.

«Nel corso delle indagini è emerso qualche accenno ad esponenti politici ed in particolare ad un determinato soggetto - hanno spiegato Tedeschini e Mantini - ma sono solo riferimenti per appunti, ancora tutti da verificare».

Anche se il sistema che è emerso è esclusivamente basato sul business della ricostruzione e l’acquisto di commesse attraverso tecnici pubblici compiacenti è difficile che nessun politico attento e presente sul territorio non si sia mai accorto della presenza ossessiva di sempre gli stessi personaggi o come le varie ditte che si occupavano della ricostruzione degli aggregati  fossero legate tra loro e facessero capo a soggetti in Umbria.

Secondo il procuratore capo e il sostituto, «ciò che colpisce è la sicumera dei protagonisti della vicenda, che hanno messo nero su bianco gli accordi di spartizione dei lavori tra le ditte e approntato un vero e proprio piano Abruzzo, che connota la regione come un luogo di affari e come un piatto ricco alla loro mercè».

Tedeschini e Mantini, inoltre, hanno posto in evidenza i limiti della normativa vigente.

«La normativa sulla ricostruzione privata ha evidenziato delle smagliature - hanno affermato - dando vita a fenomeni corruttivi come quello di cui parliamo, che purtroppo rischiano di ripetersi».

 

LAGATTA: «SONO ALLUCINATO»

 Il sindaco di Bussi, Salvatore Lagatta, conosceva l’indagine perchè la forestale aveva già fatto visita a prelevare documenti e si dice «allucinato. Ma anche dispiaciuto, sapevo dell'indagine ma la davo per conclusa, e invece... non ho i termini per dire altro».

Il sindaco spiega anche che il capo dell'ufficio tecnico di Bussi, Angelo Melchiorre, è un uomo chiave per il Comune «perchè oltre al terremoto, il Comune di Bussi ha in ballo cose importanti e decisive che passano dentro l'ufficio tecnico e questa vicenda ci mette in difficoltà. Stiamo alle battute finali per l'acquisto del terreno 'pulito' della Solvay per reindustrializzazione dell'area, quello estrapolato dal Sin, abbiamo già gli atti dal notaio e questi documenti deve firmarli l'ufficio tecnico, ossia Melchiorre, e non sappiamo cosa fare».

 

LA CASA DI SILONE

E nel business della ricostruzione finisce anche la casa natale dello scrittore Ignazio Silone a Pescina (L'Aquila) tra gli edifici finiti nel mirino degli inquirenti nell'inchiesta del Corpo Forestale dello stato che ha portato ai sette arresti tra Umbria e Abruzzo.

Casa Silone entra nell' indagine in relazione a due indagati, Giampiero Piccotti, 80 anni, e Angelo Riccardini, 55, entrambi originari di Gubbio.

I due, secondo quanto si legge nell'ordinanza del Gip Sarandrea, erano al centro, con altri, di un sistema consortile che distribuiva le opere di ricostruzione e «la progettazione direzione e realizzazione delle opere ammesse a finanziamento pubblico a cui partecipavano le ditte poi divenuta appaltatrici che per il solo fatto dell'adesione venivano indotte a pagare l'importo pari al 17% 20% del valore delle commesse, somma che in parte andava destinata al pagamento corruttivo di altri».

Nel caso della casa di Silone, importo 700 mila euro, l'accusa è quella di aver agito «in concorso tra loro» per porre «in essere atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere legali rappresentanti di altre società a cedere il proprio credito verso i committenti», come si legge nell' ordinanza.

 

Nel mirino era finita anche la scuola elementare V. Clemente di Bugnara (L'Aquila), importo circa 1,7 mln di euro, e chiama in causa due funzionari pubblici, Antonio D'Angelo del Comune di Bugnara nonchè rup e ufficio tecnico del comune di Bussi, e Angelo Melchiorre, in questo caso membro della commissione di gara, ma a sua volta responsabile dell'ufficio tecnico a Bussi.

Un imprenditore ha confessato di aver pagato una tangente di 10 mila euro «al fine di ricevere copia del bando di gara prima della pubblicazione ufficiale nonché il progetto preliminare dei lavori al fine di elaborare preventivamente le proposte migliorative e aggiudicarsi la gara per la ristrutturazione della scuola».

L'imprenditore non verrà avvertito del bando e perderà la possibilità di parteciparvi.

 

 

L’EX COLONNELLO DELL’ESERCITO

 «Gli indagati hanno elaborato e realizzato un programma teso a conseguire un illecito profitto, mediante la preventiva assunzione di numerosissimi incarichi per la progettazione degli aggregati edilizi», sottolinea il gip, «in maniera da assumere nel settore specifico una posizione di sostanziale monopolio che ha consentito di imporre condizioni capestro alle ditte costruttrici, costrette ad erogare rilevanti somme di denaro per poter ottenere gli incarichi per la ricostruzione. Il sistema  non presenterebbe di per se' elementi di rilevanza penale - osserva il gip - se non fosse per il coinvolgimento di un appartenente all'amministrazione che ha piegato la propria funzione per il soddisfacimento di fini privatistici in tutte le fasi del procedimento sfociato nella concessione dei contributi pubblici, risulta essere stata elaborata dall'ex colonnello dell'Esercito italiano, Giampiero Piccotti, il quale ha predisposti un piano finalizzato a gestire in modo unitario l'attivita' della ricostruzione degli edifici interessati dal sisma (cosiddetto Piano Abruzzo) ».

 

Gli interrogatori di garanzia degli arrestati, probabilmente, si terranno la prossima settimana.