LA SENTENZA

Processo Adriatico. Il giudice: «Vasto area a rischio»

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VASTO. «Un processo e un lavoro straordinari»: così il presidente del Tribunale di Vasto, Bruno Giangiacomo, commenta, a sei mesi dalla sentenza, il processo "Adriatico" per reati di associazione finalizzata all'estorsione e lo spaccio di stupefacenti. Le motivazioni sono state depositate solo pochi giorni fa. Insieme ai giudici a latere Fabrizio Pasquale e Stefania Izzi, Giangiacomo ha voluto ricordare in conferenza stampa i numeri della vicenda che ha fatto scoprire il territorio del Vastese come «permeabile all'attecchimento di clan malavitosi di un certo livello».

Dopo 38 udienze e con la sentenza giunta dopo 12 giorni di Camera di Consiglio, sono state 25 le condanne, cinque delle quali per associazione per delinquere di stampo mafioso (ex art. 416 bis del codice penale, per la prima volta contestato in Abruzzo), due per concorso esterno in associazione mafiosa, le altre per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti - un totale di quasi 300 anni di carcere - e 37 le assoluzioni. Nel corso dell'incontro con la stampa, nel palazzo di giustizia di via Bachelet a Vasto, Giangiacomo ha parlato delle organizzazioni malavitose di altri territori che hanno delocalizzato le loro attività; è il caso della ricostruzione giudiziaria fatta da due collaboratori di giustizia il cui ruolo è stato essenziale per le risultanze del processo "Adriatico".