RIVOLTATI

Sanità, la furbata del Pd non passa: il Consiglio sconfessa Paolucci e D’Alfonso

Presa di posizione di alcuni pezzi della maggioranza. Molte le assenze «giustificate»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3488

ABRUZZO. D’Alfonso «gioca a fare il capo di Stato»  e mentre lui è in compagnia dell’ambasciatore Usa a Roma il Consiglio regionale a briglie sciolte gli fa crollare la terra sotto i piedi.

L’assemblea, ieri, ha infatti approvato  il documento delle minoranze che di fatto obbliga il commissario alla sanità, Luciano D’Alfonso, a rivedere la rete ospedaliera ed il piano di riordino della sanità. Sarebbe bastato questo per rovinare la giornata al presidente e all'assessore alla Sanità Silvio Paolucci ma c’è stato di più e, vista la mala parata, il Pd ha poi ritirato il documento che avrebbe di fatto scaricato le responsabilità del riordino sanitario sui vari consiglieri.

Alla fine i documenti che dovevano essere votati erano tre: il primo del centrodestra, il secondo del M5s ed il terzo del Pd.

Quello proposto dal centrodestra  è risultato approvato con 14 voti favorevoli e 13 contrari. Il documento presentato dal Movimento Cinque Stelle non è stato, invece, approvato in quanto la votazione si è conclusa con 13 voti favorevoli e 13 contrari.

La maggioranza di centrosinistra, come detto, ha ritirato il proprio provvedimento per non vederlo bocciato.

A poche ore dal tavolo di monitoraggio -che secondo l’assessore Paolucci avrebbe sancito «l'uscita dell'Abruzzo dal commissariamento della Sanità»   dopo nove anni-  la maggioranza di centrosinistra va sotto nel Consiglio regionale straordinario frantumandosi e dissolvendosi: di certo hanno pesato le assenze  («giustificate» dice il vice presidente Giovanni Lolli, «sospette», dice la minoranza).

Con il documento approvato si impegna «il Consiglio Regionale, il Presidente della Giunta Regionale, nonché Commissario ad Acta per l’attuazione del Piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario: a ritirare il Decreto n. 55 del 10 giugno 2016  recante “Piano di riqualificazione del servizio sanitario regionale 2016 – 2018”; a far conoscere all’Assise regionale la definitiva articolazione della rete ospedaliera abruzzese;a spiegare le ragioni  reali che hanno indotto a compiere scelte che penalizzeranno inevitabilmente il sistema sanitario abruzzese; a dettagliare  il “modello di collaborazione pubblico-privato in cui sia definito il contributo in termini di volumi e tipologia di prestazioni” di cui alla pagina 24 del documento».


L'INTERVENTO DI SOSPIRI


«Il Decreto commissariale n.55 con cui il Governatore D’Alfonso ha ghigliottinato la rete ospedaliera abruzzese, smantellando interi nosocomi, va ritirato, ve lo dovete rimangiare», ha commentato Lorenzo Sospiri (Fi), «il presidente, abbandonato anche da una parte della sua maggioranza, deve riscrivere il Piano, aprendo il confronto con i Comuni, e lo deve riportare in aula per renderlo noto ai consiglieri regionali eletti dai cittadini abruzzesi. Inoltre deve venire a chiarire qual è il modello di collaborazione pubblico-privato previsto nel Piano, definendo il contributo in termini di costi, volumi e tipologia di prestazioni».

Il piano che opera tagli riorganizzando reparti, specialità, pronto soccorsi, assistenza domiciliare e altro ha scontentato moltissime zone della regione innescando una lotta campanilistica, a volte pretestuosa, a volte supportata da dati oggettivi.

Di fatto tutti lamentano la diminuzione dell’assistenza sanitaria in nome di una razionalizzazione che dovrebbe garantire la sostenibilità finanziaria.

L’errore di impostazione contestato dalle opposizioni, però, è stato quello di tagliare i servizi e non gli sprechi (che permangono), tagliare la spesa che finisce nelle casse dei privati.

«Il Piano», ha detto Sospiri, «non è stato mai  presentato e discusso nei luoghi istituzionali deputati,  e l’azione fin qui intrapresa dal Commissario ad Acta ha portato alla chiusura di punti nascita, al declassamento di di alcuni ospedali, a presidi ridotti a Punti di Primo Soccorso, ovvero postazioni medicalizzate del 118, al  depotenziamento delle strutture delle aree interne, alla chiusura di molte guardie mediche e al sovraffollamento delle strutture  esistenti. In particolare la riorganizzazione prevista dal Piano prevede solo  un presidio di secondo livello ‘con la connessione funzionale’ degli ospedali di Chieti e Pescara; di due presidi di primo livello ad alta specializzazione, L’Aquila e Teramo; e tre presidi di primo livello standard, non HUB, ossia Lanciano, Vasto e Avezzano;  di due  ospedali di area disagiata senza un vero  Pronto Soccorso, Penne e Castel di Sangro; mentre vengono declassati a ospedali  di  base  Sulmona,  Atri,  Giulianova  e  Sant’Omero.  Il  Presidio  Ospedaliero  di  Ortona   diventerà una dépendance del Presidio di Chieti, senza Pronto Soccorso,con la previsione di  un Punto di Primo Intervento;  quello di Popoli un centro di riabilitazione post­acuto senza  Pronto soccorso, ma solo con un  Punto di Primo Intervento; quello di Atessa diventerà un  Ospedale  di  Comunità  anch’esso  senza  Pronto  soccorso,  ma  con  un  Punto  di  Primo  Intervento. Per quanto riguarda le strutture di Tagliacozzo, Casoli, Pescina, Gissi e Guardiagrele, molti servizi  sono stati tagliati, rendendo difficile l’accesso alle cure sanitarie nelle aree interne  della nostra Regione. Il territorio interno abruzzese non ha avuto alcun “ristoro” a seguito di  questo  depauperamento:  non  in  termini  di  diminuzione  dell’imposizione  fiscale  (meno  servizi­meno tasse), non in termini di potenziamento della rete infrastrutturale stradale che  permetta in casi di emergenza di garantire alla popolazione di quelle aree l’uniformità delle  cure e dei trattamenti di urgenza riferiti in particolare alle patologie  tempo­dipendenti  “trauma­cuore.ictus”. Tale riorganizzazione della rete porterà ad un netto peggioramento dei servizi sanitari, e oggi non appare corretto nei confronti dei cittadini abruzzesi far passare delle scelte arbitrarie come  imposizioni del decreto Ministeriale 70/2015 o del Tavolo di Monitoraggio, perché margini per una ridistribuzione dei servizi sanitari c’erano e ci sono ancora».


L'INTERVENTO DI CHIODI

ESITO DELLA VOTAZIONE

PRIMO DOCUMENTO SANITÀ FORZA ITALIA
Favorevoli:
Marcozzi, Mercante, Smargiassi, Ranieri, Pettinari, Bracco, Febbo, Sospiri, Chiodi, Iampieri, Gatti, D'ignazio, Di Dalmazio, (Di Nicola)

Contrari:
Paolucci, Sclocco, Pepe, Di Matteo, Di Pangrazio, Pietrucci, Balducci, Mariani, Monticelli, Berardinetti, Paolini, Monaco, Mazzocca

Assenti:
D'Alfonso, Di Camillo, Gerosolimo, Olivieri

LA MAGGIORANZA NON C’E’ PIU’

«Oggi il Governo D'Alfonso ha dimostrato di non avere più i numeri per governare. Il Consiglio regionale, infatti, approva un documento dell'opposizione perché mancano i voti della maggioranza. Una pessima figura - commenta il Movimento 5 Stelle - già annunciata dall'assenza in aula del presidente D'Alfonso che ha preferito stare nelle stanze romane piuttosto che venire in Abruzzo a presiedere un Consiglio straordinario sulla Sanità. Una mancanza di rispetto gravissima per il territorio di cui, evidentemente, non hanno più il polso e i numeri. L’Abruzzo - continuano i 5 Stelle - non merita di essere trasformato in una macelleria sociale da una politica sanitaria cieca che non guarda alle esigenze dei cittadini e che vede i pazienti abruzzesi come meri numeri».

CRISI E CENTRO DEMOCRATICO


Ormai è crisi sulla maggioranza di centrosinistra che governa la Regione Abruzzo, dopo che la coalizione è andata sotto grazie al voto del consigliere regionale di Centro Democratico Maurizio Di Nicola e alle assenze di sette dei 18 componenti del centrosinistra, un documento del centrodestra.

Durante la discussione il capogruppo di Sel, Mario Mazzocca, sottosegretario alla presidenza della Giunta, ha annunciato l'esigenza di «una verifica, alla luce dell'assenza della maggioranza».

«Non è la prima volta che accade, è l'ultima volta che mi sento vincolato, o si ricostituisce oppure si va alle elezioni», ha detto ancora l'ex assessore il quale ha sottolineato che la sua critica non riguarda la sanità, ma la generale attività del centrosinistra.
Sulla votazione del secondo documento (Quello del M5s) Di Nicola esce e garantisce la parità (13 a 13). Stessa votazione anche per il documento sul project financing di Maltauro.

Secondo Mazzocca avrebbero pesato le assenze non annunciate di membri di Abruzzo Civico Mario Olivieri ed Andrea Gerosolimo.

«Queste ultime, unite al voto contrario del consigliere Maurizio Di Nicola, con cui Abruzzo Civico ha recentemente stretto un patto federativo di collaborazione politica, hanno determinato la soccombenza della maggioranza sul punto all'OdG inerente il tema sanitario.

Devo, inoltre, precisare che», ha aggiunto Mazzocca, «da parte nostra, non vi è richiesta di verifica alcuna, per il semplice fatto che una attività di verifica risulta essere ancora in atto dall'ottobre scorso; il suo epilogo è stato semplicemente differito per la concomitanza delle amministrative di maggio ma la stiamo avviando coinvolgendo le nostre realtà territoriali, le organizzazioni sociali e le associazioni ambientaliste, il cui esito contribuirà non poco a chiarire i contorni del quadro politico complessivo. Nutro, tuttavia, un profondo sentimento personale circa la necessità di avviare una seria riflessione sul ruolo mio e di SEL nell'ambito del gruppo di maggioranza».

PAOLUCCI DIFENDE IL PIANO

Secondo l’assessore Paolucci la «nuova rete ospedaliera non taglia nulla in quanto il numero dei posti letto rimarrà invariato.  La riorganizzazione della rete è stata razionalizzata secondo un modello che ha previsto due momenti: in primo luogo il potenziamento della rete emergenza-urgenza per garantire al cittadino un percorso capace di minimizzare i tempi di percorrenza rispetto alla soluzione di problematiche tempo/dipendenti (ictus, trauma e infarto) e in secondo luogo la valorizzazione dei know-how degli operatori in modo da concentrare l'esperienza e aumentare il numero degli interventi nei presidi sanitari vocati».

Quanto cucinato da D’Alfonso e Paolucci però non piace al Consiglio regionale e nemmeno a tutta la maggioranza di centrosinistra.

La manovra orchestrata da D’Alfonso per distribuire le responsabilità dei tagli ai presidi sanitari su tutti i consiglieri (che però non hanno partecipato alle scelte) non  è riuscita e ieri qualcuno ha avuto il coraggio persino di dissentire anche se non in maniera chiara ed aperta.

Il ritiro del documento del Pd sarà annoverato tra le sveltine volute e non riuscite di una maggioranza che dà sempre per scontato che i consiglieri votino seguendo gli ordini di scuderia anche quando sono personalmente contrari e non secondo coscienza come ha dichiarato apertamente ieri l’assessore Donato Di Matteo ( «ho votato favorevolmente anche quando ero contrario») .

Tutto per amor di squadra, che si chiami partito o lobby.

Molto meno per l’interesse comune.