IL PROCESSO

Diffamazione. Causa D'Alfonso-Pettinari, il presidente: «distorsione della verità»

Pettinari non ha accettato la mediazione

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PESCARA. Ammesse le prove e i testimoni nell'ambito della causa civile intentata dal presidente della Regione Abruzzo, Luciano D'Alfonso, nei confronti del consigliere regionale del Movimento 5 stelle Domenico Pettinari.

Il governatore ha chiesto a Pettinari un risarcimento danni da 200 mila euro per diffamazione a mezzo stampa. I due erano entrambi presenti in aula.

A supporto del consigliere pentastellato hanno partecipato all'udienza alcuni simpatizzanti del Movimento chiamati a raccolta da Pettinari con un appello pubblicato su Facebook («vi aspetto in tribunale»). C’erano anche la consigliera regionale Sara Marcozzi, la consigliera comunale Enrica Sabatini, e i candidati a sindaco del M5S alle elezioni amministrative dei Comuni di San Giovanni Teatino e Francavilla al Mare.

Il procedimento ha preso il via da un'interpellanza presentata da Pettinari in Consiglio regionale, relativamente all'acquisto da parte della Asl di Pescara di una palazzina per uffici amministrativi e di staff, in seguito alla quale sono volate lettere, diffide ed esposti all'autorita' giudiziaria.

La difesa di D'Alfonso, rappresentata dall'avvocato Carla Tiboni, sostiene che Pettinari avrebbe rilasciato dichiarazioni diffamatorie alla stampa a margine della seduta del Consiglio regionale.

Il consigliere del M5S, difeso dall'avvocato Donatella Rossi, sostiene invece che le dichiarazioni riportate dai mezzi di informazione sono attinte dalla sua interpellanza.

«E' stata messa in evidenza una distorsione della verita' – ha detto D'Alfonso al giudice - Io non ero neanche eletto nel momento della decisione, mentre Pettinari ha parlato di gravi responsabilità».

Per dimostrare l'estraneità ai fatti risalenti al 2007, l’avvocato di D’Alfonso ha prodotto la delibera di Giunta regionale n. 342/P, del 2007, appunto, di ripartizione dei finanziamenti tra cui quello per la Ausl di Pescara.

Il giudice Camilla De Simone ha respinto due eccezioni sollevate della difesa di Pettinari. Nello specifico, una riguardava la improcedibilita' per mancanza di avviamento della mediazione conciliativa.

Spiega l’avvocato Tiboni che difende D’Alfonso: «D'Alfonso ha avviato nel rispetto delle regole processuali, il procedimento di mediazione. Il consigliere Pettinari, all'incontro fissato per il tentativo di conciliazione, ha dichiarato a verbale di non voler procedere mentre il difensore del presidente ha dichiarato a verbale di voler procedere nel tentativo di mediazione. Il giudice ha ritenuto corretto il comportamento di D’Alfonso secondo legge, rigettando l'eccezione di improcedibilita' sollevata da Pettinari».

L’altra eccezione rigettata è stata quella della carenza di legittimazione attiva.

Il giudice ha rigettato tale eccezione ritenendo che la legittimazione ad agire in giudizio da parte di D'Alfonso sia valida, essendo stato diffamato personalmente ed essendo titolare del danno.

Il giudice ha poi ammesso le prove documentali e la lista di otto testimoni prodotta dalla difesa di D'Alfonso per ricostruire la reputazione e la storia politica e personale del governatore. Le prossime udienza si terranno l'8 novembre e il 6 dicembre.

In quell'occasione saranno ascoltati, in qualita' di testimoni, l'assessore regionale Silvio Paolucci, il deputato Gianni Melilla, l'ex sindaco di Chieti Francesco Ricci, l'ex parlamentare Tommaso Coletti, il giornalista di Rete8 Pasquale Pacilio, il presidente della Saga Nicola Mattoscio, e due dirigenti della Regione.

Pettinari ha voluto precisare che «il Presidente ha visto passare come prove testimoniali solo 4 capitoli di prova sugli 11 richiesti, ovvero la difesa del Presidente si è vista rifiutare 7 domande su 11 da sottoporre ai testi mentre è stata ammessa contraria sui testimoni di D’Alfonso. Sono state poi ammesse le produzioni documentali di entrambe le parti. Inoltre i fatti si riferiscono al 15.12.2014 data in cui D’Amario deliberava l’acquisto della famigerata Palazzina di Via Rigopiano, ovvero quando il dott. D’Alfonso era già stato nominato presidente della Regione nonché commissario ad acta con il potere di bloccare l’acquisto».