LA PROTESTA

Piattaforma rifiuti di Sant’Omero: conferenza di servizi rinviata

Assente Arta, enti chiedono altro tempo per approfondimenti

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ABRUZZO. Alla fine è stata rinviata la conferenza dei servizi che si è tenuta ieri  mattina, in via Passolanciano a Pescara, sul progetto relativo alla realizzazione di una piattaforma per il trattamento dei rifiuti differenziati nella frazione di Poggio Morello, a Sant'Omero (Teramo).

I rappresentanti degli enti interessati, alcuni dei quali non avevano neanche ricevuto la documentazione sul caso, hanno chiesto altro tempo per studiare le carte e compiere approfondimenti.

Il rinvio - non è stata ancora stabilita la data- si è reso necessario anche alla luce dell'assenza di esponenti dell'Arta, che rivestono un ruolo di primo piano nella valutazione dell'impatto ambientale.

Presenti, invece, il dirigente regionale del settore Rifiuti Franco Gerardini, l'esponente della Provincia di Teramo Luigi Guerrini, il responsabile provinciale del Servizio territoriale per l'agricoltura Oreste De Sanctis e l'assessore del Comune di Sant'Omero Carla Gatti, accompagnata dal responsabile dell'ufficio tecnico Gabriele Di Felice.

Hanno preso parte all'incontro anche Maurizio Minichilli, per conto della Magis Energreen srl, che ha presentato il progetto per la realizzazione dell'opera e Erica Celestini, presidente del comitato 'Punto e accapo' di Poggio Morello, che si oppone alla realizzazione della piattaforma.

Alla rappresentante dei cittadini, presente in qualità di auditore, è stata data la possibilità di esporre le sue ragioni all'inizio della seduta, nell'ambito di un intervento che è stato regolarmente verbalizzato.

 Inoltre Celestini ha consegnato una relazione tecnica, su aspetti di natura urbanistica e legale, redatta da un pool di esperti che collabora con il comitato.

«Noi avevamo la speranza che la partita si chiudesse oggi con un no - ha spiegato la presidente del comitato 'Punto e accapo' - ma consideriamo comunque positivo il rinvio, perchè significa che c'è la volontà di approfondire e affrontare seriamente il problema».

 Per tutta la mattinata un centinaio di esponenti del comitato e alcuni rappresentanti della Coldiretti di Nereto (Teramo) hanno dato vita ad un sit-in per esprimere la propria contrarietà al progetto, esponendo striscioni di protesta e materiale fotografico relativo alle recenti esondazioni del fiume Salinello, che si trova a pochi metri dal terreno sul quale dovrebbe sorgere l'impianto. La manifestazione si è svolta con la massima compostezza ed è terminata alla fine della riunione.

 

 

«Se questo progetto passerà, arriveranno da tutta Italia 105 mila tonnellate di rifiuti speciali l'anno - dice Mauro Di Addezio, vice presidente del comitato - in una zona che si trova ad un chilometro da un asilo, in mezzo alle case della frazione, a ridosso del letto del fiume che ha già subito varie esondazioni e a pochi metri dal nucleo del paese e da alberghi e agriturismi».

 Di Addezio, che oggi gestisce un'azienda di allevamento ma che in passato ha lavorato a lungo nel settore, denuncia gravi rischi ambientali e per la salute: "Le polveri pesanti rilasciate dai metalli triturati sono gas più leggeri dell'aria e restano in sospensione. Inoltre nella zona non ci sono fognature né depuratori, queste attività portano topi e non è stato fatto alcuno studio sull'impatto a livello sanitario né

sul rischio di incendi».

 Il vicepresidente del comitato, inoltre, avanza ombre sulla società Magis Energreen srl, che ha presentato il progetto per realizzare la piattaforma su un'area ampia 16 mila metri quadrati.

«Non è stato presentato un business plan e non riusciamo a comprendere quali garanzie possa offrire una società composta da due persone, con un capitale sociale di 20 mila euro, nella gestione di un affare da diversi milioni di euro - punta il dito Di Addezio -. Senza contare che uno dei personaggi coinvolti in questa vicenda, Maurizio Minichilli, è già stato condannato a 5 anni e mezzo, in primo grado, per traffico illecito di rifiuti».

   Nel mirino del comitato anche l'amministrazione comunale di Sant'Omero: «Questo progetto è del 2014, la prima pubblicazione della Regione risale al 2015, ma noi ne siamo venuti a conoscenza soltanto un mese fa. Solo in seguito al nostro intervento e alle nostre pressioni il Comune si è allineato alle nostre posizioni, ma adesso rischia di essere troppo tardi».