FUGGI DALLA BANCA

Banca Etruria, scatta la protesta: 50 risparmiatori ritirano tutti i soldi

A Pizzoli sono circa 1500 i danneggiati dal decreto Salva banche

Redazione Pdn

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PIZZOLI. Le centinaia di correntisti della Banca Etruria che a Pizzoli hanno perso tutti i risparmi dopo il cosiddetto 'decreto salva banche' emanato dal Governo hanno dato il via a quella che chiamano operazione "Bank run", ritirando tutti i soldi depositati presso l'istituto di credito.

«Via dalla banca», la protesta del comitato Difesa risparmiatori Banca Etruria, il primo costituitosi in Italia, è iniziata con circa 50 correntisti che si sono dati appuntamento davanti alla filiale del paese poco distante dall'Aquila.

Poi sono entrati in banca, inscenando una simbolica occupazione con un cartello al collo per annunciare il loro intento di chiudere i conti e trasferire i residui risparmi all'estero.

«Avendo perso fiducia nel sistema - hanno fatto sapere - ritireremo i risparmi anche dalle altre banche».

 Il comitato conta oltre 1.500 obbligazionisti e azionisti beffati dal decreto del Governo che ha salvato, oltre all'istituto di credito toscano, anche Banca Marche, Carichieti e CariFerrara.

Sono oltre 5 mila invece, secondo alcune stime, i risparmiatori abruzzesi che hanno perso tutto.

La "bank run" arriva dopo la mancata approvazione del decreto che avrebbe consentito un rimborso, annunciato come certo, nei giorni scorsi all'Aquila dal viceministro all'Economia Enrico Zanetti.

«Ci stanno prendendo in giro - attacca il comitato - meglio che non vengano più politici a fare penose passerelle per dirci che il governo ha cambiato filosofia, basta menzogne!»

«Dopo cinque mesi - lamentano componenti del comitato - non si trovano 300 milioni di euro, una miseria per il sistema bancario, per risarcire chi ha perso tutto e ricostruire un rapporto di fiducia. Il sistema bancario è così povero e non ci dà nessuna garanzia sulla sicurezza dei depositi, per questo prendiamo tutti i soldi e chiudiamo i conti».

 Per il presidente del comitato, Domenico Ioannucci, «se un sistema bancario non trova 300 milioni per rimborsare 10.500 piccoli risparmiatori truffati c'è da preoccuparsi».

 In banca gli impiegati hanno continuato a lavorare, senza rilasciare dichiarazioni.